Oltre ai batteri resistenti agli antibiotici, anche i funghi possono sviluppare resistenze. Un problema ancora poco conosciuto, che interessa sia infezioni molto diffuse, come le candidosi, sia patologie più rare ma potenzialmente gravi, soprattutto nei pazienti con difese immunitarie compromesse.
È uno dei temi affrontati al 16° Congresso Nazionale della SITA – Società Italiana di Terapia Antinfettiva, che si conclude oggi a Torino, sotto la presidenza del Prof. Matteo Bassetti, con l’organizzazione scientifica del Prof. Francesco Giuseppe De Rosa. Al centro del confronto, la necessità di migliorare la diagnosi, contrastare l’emergere delle resistenze e utilizzare in maniera appropriata le nuove opportunità terapeutiche.
CANDIDOSI, ATTENZIONE ALLE FORME RICORRENTI – La candidosi vulvovaginale rappresenta una delle infezioni fungine più frequenti nella popolazione femminile. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, circa il 75% delle donne ne lamenta almeno un episodio nel corso della vita, mentre meno del 5% soffre di forme ricorrenti, caratterizzate da almeno tre episodi sintomatici in un anno. Nella maggior parte dei casi le terapie disponibili sono efficaci, ma in presenza di sintomi persistenti o ripetute recidive è fondamentale verificare la diagnosi e, quando indicato, identificare il microrganismo responsabile.
“Le candidosi sono un esempio concreto di come anche le infezioni fungine possano porre problemi di appropriatezza terapeutica – sottolinea il Prof. Matteo Bassetti – Spesso si tende a ripetere un trattamento già utilizzato in passato, senza considerare che i sintomi possono avere cause differenti o che alcune specie di Candida possono rispondere meno ai farmaci abituali. Non tutte le candidosi ricorrenti sono resistenti, ma proprio per questo è importante evitare il fai-da-te e arrivare a una diagnosi corretta. La resistenza agli antifungini è un problema reale e richiede maggiore attenzione anche fuori dagli ospedali”.
L’ALLERTA DELL’OMS: CANDIDA E ASPERGILLO TRA I PATOGENI PRIORITARI – La questione assume un rilievo ancora maggiore quando i funghi provocano infezioni invasive, coinvolgendo il sangue, i polmoni o altri organi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito quattro patogeni fungini nella categoria di priorità critica: Candida albicans, Candida auris, Aspergillus fumigatus e Cryptococcus neoformans. La classificazione considera, tra gli altri fattori, il peso delle malattie, le resistenze ai trattamenti e la necessità di sviluppare nuove opzioni terapeutiche. Le persone più vulnerabili sono soprattutto i pazienti trapiantati, oncoematologici, immunocompromessi e quelli sottoposti a cure intensive.
Il fenomeno è in crescita, come testimoniano i dati dell’ECDC: nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo, nel solo 2023 sono stati segnalati 1.346 casi di colonizzazione o infezione da Candida auris, fungo spesso resistente ai trattamenti, per un totale di oltre 4mila segnalazioni tra il 2013 e il 2023. L’Italia figura tra i Paesi maggiormente interessati. Un recente rapporto dell’OMS, pubblicato nel giugno 2026, stima inoltre che le malattie fungine colpiscano oltre 300 milioni di persone ogni anno nel mondo.
“Le infezioni fungine invasive possono essere particolarmente pericolose nei pazienti più fragili – spiega il Prof. Francesco Giuseppe De Rosa, Malattie Infettive, Città della Salute di Torino – Il rischio aumenta in presenza di immunosoppressione, dispositivi invasivi, ospedalizzazioni prolungate e terapie antibiotiche complesse. Oggi prestiamo maggiore attenzione anche alle aspergillosi che possono complicare gravi infezioni respiratorie, come l’influenza nei pazienti ricoverati in terapia intensiva. In queste situazioni il riconoscimento tempestivo dell’infezione fungina e la scelta della terapia sono determinanti per la gestione clinica”.
NUOVI ANTIFUNGINI E TERAPIE MIRATE A LUNGA DURATA D’AZIONE – L’evoluzione delle terapie è stata uno degli argomenti approfonditi al Congresso SITA, con particolare attenzione al ruolo degli antifungini a lunga durata d’azione e al corretto impiego delle diverse opzioni farmacologiche. L’obiettivo è rendere i trattamenti sempre più appropriati rispetto al tipo di infezione, alle condizioni del paziente e alle caratteristiche del microrganismo coinvolto. “Abbiamo bisogno di strumenti diagnostici tempestivi e di terapie sempre più mirate – spiega il Prof. Bassetti – Come per gli antibiotici, anche gli antifungini devono essere utilizzati correttamente, evitando trattamenti non necessari e scegliendo il farmaco appropriato quando serve davvero. Investire nella ricerca e nella sorveglianza delle resistenze è fondamentale per proteggere soprattutto i pazienti che rischiano le conseguenze più gravi”.
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