Il documento analizza i trend demografici e i grandi cambiamenti in atto. Bertolé: “Lavoro corale che indica la direzione delle politiche sociali dei prossimi anni”
Per impostare le politiche sociali dei prossimi anni e fissare le aree strategiche di intervento, la Giunta ha approvato il Piano di sviluppo del Welfare 2025-2027, un documento programmatico frutto di un percorso condotto dall’Assessorato e dalla Direzione Welfare e Salute, con il supporto scientifico di CERGAS SDA Bocconi School of Management e di Codici Ricerche, attraverso momenti di confronto con la città e con gli attori del welfare milanese.
Il documento sarà sottoposto alle osservazioni dei Municipi e del Terzo settore. Le eventuali integrazioni necessarie dopo questa fase dovranno poi essere riapprovate dalla Giunta dopo l’estate. Il documento definitivo sarà infine adottato dal Consiglio comunale e diventerà patrimonio della città.
“Il nuovo Piano del Welfare – dichiara l’assessore al Welfare e Salute Lamberto Bertolé – è un documento corale, frutto dell’impegno congiunto che ha visto l’Assessorato a confronto con il Terzo settore e tutti gli attori che ogni giorno rappresentano il welfare cittadino nei quartieri milanesi. Un lavoro che indica la direzione delle politiche sociali dei prossimi anni, non dimenticando le solide basi impostate nel triennio precedente, ma tenendo conto dei grandi e veloci cambiamenti in atto”.
Nelle 84 pagine del Piano si parte da un’analisi dei trend demografici cittadini, per spiegare con i numeri l’evoluzione dei bisogni sociali che si è manifestata prepotentemente negli ultimi anni
In particolare, i dati fotografano una città che, in linea con il resto d’Italia, invecchia progressivamente: gli over 65 rappresentano il 20% della popolazione residente e l’età media complessiva è arrivata a 46 anni, in aumento rispetto a vent’anni fa quando si attestava sui 45,4. Questo innalzamento è dovuto sia alla diminuzione della natalità che all’invecchiamento della popolazione, che comincia a riguardare anche i residenti con cittadinanza diversa da quella italiana, che rappresentano il 21% della popolazione (un numero cresciuto di quasi tre volte in vent’anni).
Questo fenomeno pone il sistema di welfare di fronte a sfide importanti: è possibile, infatti, stimare che circa 78mila persone over 65 (di cui il 71% donne) vivano in condizioni di non autosufficienza in città. Il carico della loro cura ricade nella maggior parte dei casi sui caregiver familiari e le soluzioni residenziali, sebbene a Milano registrino un tasso di copertura del bisogno superiore alla media italiana, non sono abbastanza.
La non autosufficienza è aggravata dalla sempre più accentuata solitudine: i nuclei monocomponente sono passati dal 45% al 57% in vent’anni e le persone celibi e nubili sono passate dal 40,2% al 50% nello stesso lasso di tempo.
Alla luce dei dati demografici, si comprende come la capacità delle reti familiari di rispondere ai bisogni di cura e assistenza si sia ridotta, con ripercussioni critiche anche sui temi della salute mentale e della disabilità: si stima siano più di 48mila le persone over 15 con disturbi depressivi e circa 62mila le persone con disabilità.
A questo si aggiunge l’aumento delle disuguaglianze e l’impoverimento progressivo delle famiglie con minori.
Il quadro fa emergere l’esigenza di affrontare le questioni utilizzando i principi dell’amministrazione condivisa e della ricomposizione dell’offerta come cardine e faro di un nuovo welfare di prossimità.
Altri articoli di attualità su Dietro la Notizia



