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giovedì, Ottobre 29, 2026

Milano e Lombardia: crollano i lavoratori domestici regolari

Milano e Lombardia: crollano i lavoratori domestici regolari

Il lavoro domestico in Lombardia e a Milano continua a rappresentare un pilastro del welfare familiare, ma i dati aggiornati dell’Osservatorio INPS 2025, presentati insieme a Nuova Collaborazione – Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico, evidenziano un trend in calo che merita attenzione. Dopo il boom di regolarizzazioni legato alla pandemia, si registra una progressiva contrazione dei rapporti regolari, con una flessione significativa anche a Milano.

Dati di Milano

Lavoro domestico: a Milano flessione significativa nell’ultimo decennio per un settore che mantiene una forte connotazione femminile

Negli ultimi dieci anni, il numero dei lavoratori domestici a Milano ha mostrato un andamento decisamente altalenante. E’ quanto si evidenzia dall’analisi raccolta da Nuova Collaborazione (Associazione Nazionale Datori di Lavoro Domestico) su elaborazione dati INPS che certificano un trend discontinuo per il settore domestico. Dal 2014 al 2018 i livelli sono rimasti stabili con circa 81.000 occupati  suddivisi tra colf e badanti. Tuttavia è tra il 2019 e il 2020 che si registra un forte incremento fino a superare i 93.000 lavoratori, dovuto sia alla necessità di regolarizzazione del lavoro che ad una maggiore richiesta post-Covid.

Dopo questo boom, si registra un progressivo calo con un ritorno ai livelli pre-pandemia: nel 2013 il totale dei lavoratori scende a 82.142.  Il dato sottolinea una riduzione della domanda e prospetta una nuova diffusione del lavoro informale. La composizione dei dati evidenzia anche un settore fortemente femminilizzato e sensibile alle dinamiche socio-economiche. Le donne si confermano quindi protagoniste, mentre si nota un calo più marcato tra gli uomini, che nel 2024 scendono al minimo del decennio.

Dati Lombardia

La Lombardia è la regione con il più alto numero di lavoratori domestici

Nel 2024, il numero complessivo di lavoratori domestici in Italia è stato pari a 817.403, con una netta prevalenza di donne: 726.589 lavoratrici femmine, pari all’88,9% del totale, contro 90.814 uomini (11,1%). Questa tendenza alla femminilizzazione del settore si conferma a livello nazionale, ma con alcune differenze interessanti nelle diverse regioni. La Lombardia si conferma la regione con il numero più alto di lavoratori domestici, con 158.378 unità complessive. Di queste, secondo rielaborazioni Nuova Collaborazione du dati INPS, 139.666 sono donne, pari all’88,2%, e 18.712 sono uomini, corrispondenti all’11,8%. Questi dati rispecchiano fedelmente la media nazionale.

Dati nazionali: ancora in calo i lavoratori domestici regolari

Nel 2024 i lavoratori domestici contribuenti all’INPS sono stati 817.403, con un calo del -2,7% rispetto al 2023 (-23.036 lavoratori). Questo decremento è più contenuto rispetto a quelli del 2023 e del 2022 (-7,1% e -7,2%), che seguivano gli aumenti del biennio 2020-2021 legati al lockdown e alla regolarizzazione prevista dal Decreto Rilancio (D.L. n.34/2020). Fenomeni simili di calo si erano già verificati dopo le regolarizzazioni del 2009 (L. 102/2009) e del 2012 (D. Lgs. 109/2012), che avevano incentivato l’emersione di lavoro domestico irregolare. Dal 2022, il numero dei lavoratori domestici è in diminuzione, con un trend simile per uomini e donne. Tuttavia, la presenza femminile è nettamente prevalente e in crescita: nel 2024 ha raggiunto l’88,9%, il valore più alto degli ultimi sei anni. Nel 2024 i lavoratori maschi sono scesi sotto quota 91.000, registrando un calo del -7% rispetto al 2023. Questo suggerisce che i processi di regolarizzazione abbiano avuto un impatto maggiore sulla componente maschile.

Alfredo Savia, Presidente di Nuova Collaborazione

“Abbiamo fatto tanto per provare a incrementare questo settore, ma anche l’attenzione da parte della politica è sempre stata molto scarsa. Quest’anno pensavo fosse l’anno buono per tornare almeno a 900 mila lavoratori iscritti. Nel 2012 abbiamo superato il milione. Ma anche quest’anno il numero è stato inferiore. C’è stato un decremento che ci porta a chiedere: è colpa solo nostra o c’è qualcosa che non funziona nella testa degli italiani dovuta anche allo scarso interesse politico?

Credo entrambe, la cultura in Italia non aiuta, ma non possiamo permetterci il “lusso” di avere più di 1 milione di lavoratori irregolari: è uno scandalo. Vorrei vedere per lo meno dal prossimo anno un segno “+”, ma soprattutto un maggiore impegno da parte della politica. Bisogna dare un segnale. Cercare di regolarizzare quella mano d’opera che in Italia già abbiamo. Di iniziative se ne possono fare tante, ma da soli continuiamo a decrescere come numero e avere 1 mln di lavoratori in nero (solo nel nostro settore). Alla politica, ripeto sempre lo stesso appello: affinché rifletta seriamente sui bisogni delle famiglie che sono la struttura portante di queste società, affinché consideri il lavoro svolto in ambito familiare come una risorsa strategica per il futuro del paese, capace di rafforzare l’occupazione femminile, sostenere il benessere delle famiglie e ridurre le disuguaglianze sociali. Il carico di cura è soprattutto sulle donne. Non è più sostenibile considerare l’assistenza familiare come una congenialità privata e invisibile, spero che la politica accolga tutti i nostri obiettivi”.

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Davide Falco

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