Nel mondo della finanza stiamo sentendo parlare sempre più spesso di investimenti sostenibili e responsabili, noti anche con l’acronimo SRI (Sustainable and Responsible Investment). Alcuni investimenti ESG hanno dimostrato una minore volatilità nel lungo periodo o in specifici contesti di mercato e stanno richiamando l’attenzione di molti investitori da quando l’Europa ha introdotto nuovi standard a sostegno della finanza sostenibile, anche se l’interesse per la sostenibilità e gli investimenti responsabili era presente anche prima di queste normative. Come funzionano nello specifico? Quali sono gli obiettivi che intendono perseguire?
L’investimento sostenibile prevede l’analisi dei rischi ambientali, sociali e di governance (ESG) di un’azienda, infatti sono noti anche come investimenti ESG. L’Unione Europa ha ridisegnato le norme, grazie alle quali è possibile valutare da un punto di vista giuridico il livello di ecosostenibilità degli investimenti delle attività economiche. Gli investitori, a loro volta, possono decidere di destinare i loro fondi ad aziende ecosostenibili.
L’acronimo ESG, identifica le aree chiave attraverso cui la dimensione della sostenibilità viene considerata negli investimenti. La prima è l’Ambiente (E) e in questo caso si misura quanto un’azienda sia effettivamente impegnata nel rispetto ambientale, come ad esempio l’uso di energie rinnovabili, materie prime, produzione dei rifiuti, risorse idriche, emissioni di gas ed effetto serra e in generale pratiche di economia circolare.
La seconda tematica è la Società (S), e si valuta in che modo l’azienda si impegna per favorire l’integrazione sociale e la lotta contro le diseguaglianze. Infine il terzo ambito di analisi è la Governance (G), secondo la quale si valuta quali azioni l’azienda adotta per supportare i dipendenti, garantire la giusta remunerazione del personale e rispettare gli obblighi fiscali. Comprende inoltre la struttura del consiglio di amministrazione, i diritti degli azionisti, la trasparenza, l’etica aziendale, la gestione dei rischi e i sistemi di controllo interno.
Un altro punto cruciale è la tassonomia degli investimenti sostenibili ESG, introdotta dall’UE con il Regolamento 2020/85, che aiuta gli investitori a comprendere quali attività possono essere considerate effettivamente sostenibili. La tassonomia individua 6 obiettivi: mitigazione dei cambiamenti climatici; adattamento ai cambiamenti climatici; protezione delle acque e delle risorse marine; passaggio ad un’economia circolare; prevenzione e controllo dell’inquinamento; tutela della biodiversità e degli ecosistemi.
Tutti questi obiettivi rispecchiano la politica green adottata dall’Unione Europea, alla luce degli ultimi sconvolgimenti climatici che si stanno verificando a cadenza frequente e preoccupante in ogni angolo del mondo. Una conseguenza dell’inquinamento e dei cambiamenti climatici è l’alterazione della biodiversità, che ha un impatto anche sulle economie locali. Basti pensare al granchio blu, una specie aliena che sta invadendo il Mediterraneo e che sta sconvolgendo la biodiversità delle aree marittime, con conseguenze gravi su un settore pilastro in Italia come la pesca.
Le attività delle aziende, per essere considerate realmente sostenibili, devono contribuire al raggiungimento di almeno uno di questi 6 obiettivi, senza intaccare gli altri 5 e rispettando le garanzie di salvaguardia sociale per la tutela dei diritti umani e dei lavoratori. In sostanza si tratta di applicare il principio della tassonomia degli investimenti sostenibili, detto “Do No Significant Harm”, che significa “Non arrecare danno all’ambiente”.
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