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mercoledì, Luglio 29, 2026

“Quarta Repubblica”: dialogo di Marco Mancini e Matteo Renzi

A “Quarta Repubblica” l’intervista all’ex agente segreto Mancini.

“Quarta Repubblica”: dialogo di Marco Mancini e Matteo Renzi

«Sul mio incontro con Matteo Renzi all’autogrill mi domando perché l’accertamento sui possibili legami con i servizi segreti non è stato esteso anche al compagno della testimone che l’ha contattata telefonicamente poco prima della notte dell’autogrill. Io ho la certezza che questo accertamento per addivenire alla verità non è stato fatto. La prima persona a cui dovevano chiedere ero io che il 23 dicembre 2020 ero presente all’autogrill. Dovevano chiedere: ‘scusi Mancini lei ha tratto in inganno il senatore Renzi chiamandolo all’autogrill?’ No, sono stato convocato io e non conosco nessuna delle persone. Non mi è stata data la possibilità di fare questo. Al momento, dopo due anni e mezzo, ancora non hanno fatto questo accertamento».

Queste le parole dell’ex agente segreto Marco Mancini ospite di Nicola Porro a “Quarta Repubblica” – ieri sera, lunedì 20 novembre, in prima serata su Retequattro  in merito all’incontro avvenuto nel 2020 con Matteo Renzi.

Alcuni estratti dell’intervista

«Se una persona dice ‘Io lavoro per i servizi segreti’ viceversa non è vero e questa persona ad esempio viene arrestata, l’autorità giudiziaria chiede ‘ma è vero questa persona lavorava per i servizi segreti?’. E allora tutti quanti devono rispondere con un procedimento abbastanza semplice ma molto riservato, anzi segreto, se qualcuno conosce questa persona. Questo accertamento, ad oggi, non è stato fatto e la prova sono io perché a me nessuno me l’ha chiesto. Dopo due anni e mezzo nessuno mi ha chiesto questo. Non sembra strano?».

Sulla richiesta di un accertamento afferma

«Per arrivare alla verità bisogna fare quell’accertamento. Vedere se il compagno e lei erano conosciuti dagli appartenenti ai servizi segreti. Accertamento che non è stato fatto. Io sono la prova che non è stato fatto».

Tornando alle parole di Conte

Sulle parole dell’allora premier Giuseppe Conte in merito a questo caso

 «Se pensavo che la mia carriera finisse così? Assolutamente no. Il presidente Conte mi aveva convocato quattro volte a Palazzo Chigi. L’ultima volta era il 29 luglio per dirmi di stare tranquillo e sereno perché lui stava lavorando per me. Esce il video, io leggo da un’intervista di un quotidiano che fa il presidente Conte dicendo che lui stava andando via, non si ricorda bene.(…) Ha detto che non si ricorda, ma stava andando via.».

Alla domanda se fosse sicuro di questa cosa definita un “mistero” risponde

 «No, di misteri non ce n’è neanche uno. Basta fare un accertamento».

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Chiara Trentin

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