Nasce, così, “Diario precario”, la raccolta di liriche scritta da Giuseppe Luongo e pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti editore. «Precario perché non voglio smarrire il filo del pensiero – spiega l’autore, nato a Napoli che, da 34 anni, vive a Quercianella, una frazione di Livorno – e perché precaria è la vita e la condizione umana, individuale e collettiva».
La raccolta è composta da una settantina di poesie scelte tra oltre seicento, suddivise in dieci paragrafi a cui si è aggrappato il filo del tempo, e che compongono, approssimativamente, il mosaico di un racconto certamente personale ma anche collettivo. La Prefazione è a firma di Alessandro Quasimodo, autore, poeta e critico letterario, figlio del celebre Premio Nobel per la Letteratura, Salvatore Quasimodo, il quale sottolinea gli aspetti principali dell’opera. «I testi di Luongo, pur soffermandosi su tematiche di carattere esistenziale, trattano anche aspetti di carattere sociale. L’autore non dimentica, dopo tanti anni, le stragi di Bologna e del Moby Prince: Rivendico giustizia e verità / e non si dica mai ch’è troppo tardi!».
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