Big Data, gaming, e-commerce, machine learning. Sono questi i settori del futuro, gli ambienti i cui i giovani di oggi troveranno lavoro. Una nuova epoca per quanto riguarda le competenze, le carriere, le conoscenze, in grado di aprire nuove frontiere per il mercato dell’occupazione.
Certo, nel futuro dei lavori più richiesti del domani c’è anche un pizzico di tradizione: gli infermieri e gli imprenditori della ristorazione saranno sempre tra i più richiesti, così come il criminologo o il giurista d’impresa. Ma il futuro appartiene soprattutto alla svolta digitale. Per questo le aziende avranno sempre più bisogno di manager in grado di realizzare modelli di business basati su questa applicazione strategica oppure Project Manager, una sorta di ingegnere gestionale che deve essere in grado di pianificare, avviare e guidare i progetti aziendali. Attenzione anche al Machine Learning Specialist, il creatore di algoritmi capaci di apprendere informazioni e di leggere i dati attraverso metodi matematici e computazionali, al pari del Big Data Scientist, che ha il compito di classificarli e analizzarli. Negli ultimi tempi abbiamo poi sperimentato la crescita del settore SEO, con una sempre maggiore richiesta di esperti in parole chiave, content marketing e indicizzazione, oppure dell’E-commerce.
Tra i settori più in crescita c’è anche quello del gaming. Come si legge su Corriere Nazionale, le offerte di lavoro legate al mondo del gioco sono in crescita esponenziale: oltre 300 su LinkedIn, il famoso social legato alla promozione professionale, e addirittura 400 sulla piattaforma Indeed. Programmatori, grafici, game designer, storyteller, ingegneri del suono, matematici e informatici, sono queste le figure più ricercate in un settore che dal 2014 al 2020 ha visto raddoppiare il numero di utenti.
Un lavoro del futuro sarà quello dell’addetto al Customer Care, ovvero al rapporto con il cliente, un settore in cui la tecnologia ha già iniziato a sperimentare l’Intelligenza Artificiale: “L’intelligenza artificiale, però, può dare una mano – ha spiegato Luca Maniscalco, esperto della relazione tra lavoro e social e autore del libro “Il lavoro che c’è” – mentre la professione rimane umana al 100 per cento: se dietro il bot non c’è una persona fisica con la sua empatia, il rapporto con il cliente non può funzionare. Quanto alle competenze necessarie per affrontare la rivoluzione digitale, durante la pandemia abbiamo verificato l’importanza delle soft skills, ad esempio la capacità di relazionarsi con le altre persone via web”.
Perché è il web il nuovo spazio del lavoro. Ed è qui che cercheranno occupazione i giovani d’oggi.
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