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lunedì, Aprile 15, 2024

Intervista a Emanuele Dabbono alla vigilia del nuovo disco “Buona strada”

Il 21 ottobre esce il suo nuovo disco “BUONA STRADA”, frutto di due anni di scrittura. L’album, prodotto da Tiziano Ferro, pubblicato dalla TNZ e distribuito da Universal Music è composto da sedici brani inediti che mostrano le sfumature e la versatilità di Emanuele come cantautore, è un disco in cui l’artista esplora sé stesso, i suoni e le parole che descrivono la sua cifra stilistica.

Intervista

A cosa si riferisce la “Buona Strada”?

“Sai, essendo Born and raised in Genova, De André te lo ritrovi sui polpastrelli, nell’inflessione, persino nel modo di guardare il mare. Io poi mi sono appassionato al cantautorato americano di Dylan, Springsteen, Petty, ma non ho mai scordato la sua “Cattiva strada”. Ciò non significa che se lo amo debba ricalcarlo.

Sono fermamente convinto che se un artista voglia lasciare un seppur minimo segno tangibile di sé, debba combattere per trovare la propria voce. E spesso è un cocktail di tantissimi sapori dove non distingui più bene gli ingredienti, ma che ha un sapore unico, perché identitario. Così la mia BUONA STRADA è un segnale sul sentiero più che sull’asfalto. Quasi un incitamento a perdersi se devi, prima di riuscire a trovare la tua”

Il nuovo album è composto da 16 brani. Avevi molte cose da dire..

“Sono stato in silenzio 4 anni. Ho viaggiato parecchio. Ho visto l’Islanda. Avevo diverse piccole lettere da imbucare. Tante cose da dire alle mie figlie, a mia moglie, a mio padre, ai miei amici della band, agli sconosciuti che ho incrociato. Nodi che si sono sciolti in canzoni. Un buon album va a trovare chi deve”.

E’ per te più semplice scrivere un brano per te o per altri?

Ti sembrerà assurdo, ma ti svelo un mio segreto. Per me non c’è differenza. Ho sentito spesso utilizzare l’espressione “sarto che cuce addosso agli interpreti” riferita a noi autori. So semplicemente che quando scrivo una musica, un testo, devo avere bene in mente a chi sto parlando. Una persona. Si potrebbe dire che le mie canzoni io le scriva per vecchi amici, incontri casuali in coda in un negozio, mio fratello, la mia gente, il mio quotidiano, più che per un interprete. Ho bisogno di sentire l’odore di casa per dedicargli un pezzo di me.

Qual è stata, se c’è stata, la tua maturazione artistica in questi due anni, in cui hai preparato il tuo album?

Mi sono chiesto se ne valeva la pena. Nessun mercato chiedeva un mio disco. Poi me l’ha domandato Tiziano. La domanda è diventata maiuscola. Ma non era una sfida. Era una mano tesa che diceva: sii semplicemente te stesso. Nessuna pressione. Nessuno fa più così. Fai quello che senti di poter esprimere. Così eccomi qui. Con qualcosa di completamente mio e fuori da qualsiasi dettame.

Perché è personale e, trovo anche, coraggioso. La band che suona con me dell’album è composta da otto miei amici. Con alcuni di loro sono cresciuto. Non è una bella storia?

Intervista a cura di Davide Falco

Emanuele Dabbono

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