Nina Moric a “La Repubblica delle donne”

nina moric
nina moric

Questa sera 28 Novembre, in prima serata su Retequattro Piero Chiambretti a “#CR4 – La Repubblica delle donne”, intervista Nina Moric che, in merito alla notizia secondo cui si sarebbe rivolta alla Sacra Rota per annullare il matrimonio con Fabrizio Corona smentisce: «Non mi sono rivolta alla Sacra Rota».

E continua: «Non rinnego questa posizione che ho preso in quel momento e questo voto che ho dato davanti al Signore. È successo quello che è successo, però questo non significa che io debba essere condannata a non sposarmi più. Se un giorno dovesse accadere di risposarmi, non lo farò in Chiesa».

Sempre sull’ex marito Fabrizio Corona, che si attribuisce di avere un “diavolo in corpo”, afferma: «Credo che sia un suo modo di fare per attirare attenzione verso sé. È soltanto leggermente confuso».

Riguardo la possibilità che un magistrato possa chiedere l’arresto all’ex re dei paparazzi per la lite televisiva con Ilary Blasi, risponde: «Voglio dire soltanto una cosa: non credo che sia proprio andata così, però allo stesso tempo credo che Fabrizio questa volta non si meriti assolutamente questo».

E aggiunge «Vorrei ribadire che adesso non sono d’accordo su quello che dissi in un’altra trasmissione televisiva, ovvero che lui non è capace di amare. Invece qui, adesso, rinnego questa cosa perché ultimamente, dopo il nostro amore un po’ sbandato, abbiamo trovato un punto d’incontro che è Carlos, nostro figlio. Dopo l’ultima sentenza, ho visto in Fabrizio la capacità di amare suo figlio: ho visto una persona nuova. E questo amore incondizionato, l’ho visto anche in Carlos verso suo padre. Magari non è ancora pronto per amare una donna. Adesso è concentrato sull’amore per il proprio figlio».

Infine chiarisce il suo rapporto con Casapound: «Non sono mai stata un’esponente del Partito! Per un periodo mi volevo informare su questo movimento che ho trovato abbastanza affascinante – e con una frecciatina conclude – «Ma, visto quanto sta facendo il signor Salvini, credo che Casapound sia latte caldo in confronto a lui».

Teatro Biblioteca Quarticciolo: “Giornata contro la violenza sulle donne”

Isabella Ferrari
Isabella Ferrari

Oggi, 25 novembre all’interno della stagione Cosa può un teatro (?) del Teatro Biblioteca Quarticciolo con la direzione artistica di Veronica Cruciani ha luogo Giornata contro la violenza sulle donne, rassegna tra teatro, cinema e incontri con Michela Murgia, Saverio La Ruina, Ascanio Celestini e Isabella Ferrari.

“Reputo molto importante questa rassegna perché il femminicidio spesso è solo l’apice tragico di vite che sono mortificanti per la mancanza di diritti, per la dipendenza economica, per la violenza psicologica, per la limitazione della libertà personale. 
In Italia e nel mondo subisce violenza mediamente una donna su tre dai quindici anni in su. La violenza avviene tra le mura di casa e avviene nella società, dove gli stereotipi di genere impattano quotidianamente sulla vita delle donne fin dall’infanzia. Nel 38 per cento dei casi di omicidi di donne, il colpevole è il partner. Un dato spaventoso. Il dislivello di potere è un fatto culturale che va affrontato. Bisogna contrastare gli stereotipi di genere nella società e promuovere il diritto per le donne a una vita senza violenza.” Veronica Cruciani

Alle ore 21.00 chiude la rassegna un appuntamento cinematrografico: Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek. Precede la proiezione l’incontro con l’attrice Isabella Ferrari a cura di Ascanio Celestini.

Teatro Biblioteca Quarticciolo Via Ostuni 8 – Roma
Direzione artistica Veronica Cruciani

A Zelig Cabaret, Alessandro Fullin

Alessandro Fullin
Alessandro Fullin

Stars è dedicato alle stelle del firmamento di Zelig e vede Giancarlo Bozzo, nei panni di autore e conduttore, intervistare alcuni dei comici più famosi del nostro Paese.

Dopo Ale e Franz, Antonio Ornano, Amalgama (Federico Basso, Davide Paniate, Gianni Cinelli e Alessandro Betti), Katia Follesa e Gioele Dix, Flavio Oreglio, Raul Cremona, Marco Della Noce, Antonio Cornacchione, Max Pisu, Gabriele Cirilli, Giuseppe Giacobazzi, Sergio Sgrilli, Teresa Mannino, Paolo Migone e Leonardo Manera, lunedì 26 novembre protagonista sarà Alessandro Fullin che racconterà ai microfoni di Zelig Tv le tappe fondamentali della sua carriera e come sono nati i suoi personaggi.

Le serate di intervista – spettacolo sono speciali soprattutto perché entrano nelle vite professionali e private dei protagonisti, con video e testimonianze di amici e colleghi. Previsti anche alcuni retroscena, ospiti a sorpresa e tanta improvvisazione.

Per il pubblico che assiste alle registrazioni televisive delle serate “intervista – spettacolo” è un’occasione di vedere in anteprima quello che poi verrà trasmesso in tv, nel palinsesto di Zelig Tv, il martedì sera sul canale digitale 243, ma non solo: sarà anche un modo per assistere a momenti inediti e di improvvisazione che potrebbero essere esclusi dalla post produzione per la puntata televisiva per questioni di tempi tecnici. Insomma, serata da non perdere!

A “Matrix” l’ntervista a Marine Le Pen

LE PEN
LE PEN

«Ho fiducia totale in Matteo Salvini perché conosco l’uomo convinto ed onesto che è. Se considera che sia utile per l’Italia fare un accordo con i 5 Stelle allora è probabilmente una buona soluzione», queste le parole di Marine Le Pen in un’intervista esclusiva rilasciata a “Matrix”, in onda questa sera, in seconda serata, su Canale 5.

«Certamente ci sono differenze anche profonde su certi argomenti tra i 5 Stelle e la Lega, ma credo che condividano il desiderio di restituire agli italiani la libertà di decidere per loro stessi. Recuperiamo le chiavi delle nostre Nazioni, poi sui dettagli tra partiti, si troverà un accordo».

Riguardo all’annuncio di voler abbandonare il nome Front National e mutarlo in Rassemblement National spiega: «Un partito politico è un organismo vivente. Un partito non deve essere statico sennò non risponde alle aspettative nei suoi confronti». E aggiunge: «Vogliamo diventare un partito di governo, non solo un partito di opposizione».

La leader “sovranista” in merito alla sua idea di uscire dall’Euro, risponde: «I francesi ci hanno detto: “Abbiamo paura del referendum perché è una sorta di salto nel vuoto.” Allora gli proponiamo di recuperare la nostre sovranità un passo dopo l’altro. Bisogna ritrovare la gestione delle frontiere. Ci sono decine di milioni di persone che oggi aspettano di venire in Europa. L’emergenza non è finita come dice qualcuno, è solo iniziata. Poi bisogna rimettere le leggi nazionali sopra le direttive europee. Quando termineremo questo processo, torneremo ad affrontare la problematica della moneta unica che, bisogna dirlo, mostra ogni giorno di essere un fallimento totale».

Sulle contestazioni durante la recente marcia contro l’antisemitismo a Parigi, Marine Le Pen chiarisce così la posizione del suo partito nei confronti di un tema d’attualità così caldo:
«La posizione del Front National è estremamente chiara: noi lottiamo contro l’antisemitismo. Siamo stati i primi e per molto tempo i soli a dire ai nostri compatrioti: “Ebrei attenzione, sta montando un’ondata antisemita legata al fondamentalismo islamico”. E spiega:
«Me lo rimproverano tutte queste organizzazioni di estrema sinistra che hanno contestato la mia presenza perché loro sono il sostegno dei fondamentalisti e trovano delle giustificazioni all’estremismo».

Sul timore che la Francia possa vivere una nuova emergenza terrorismo, la leader del FN replica:
«Fino a quando si lasceranno dei soggetti schedati come potenziali terroristi camminare sul nostro territorio e fino a quando si lascerà la nazionalità francese a chi è pronto a prendere le armi contro il nostro Paese, allora andremo di attentato in attentato, di commemorazione in commemorazione. Ma oggi diciamo stop» – E aggiunge:
«A Carcassone un colonnello di gendarmeria, un eroe, un Resistente si è alzato e ha detto stop pagando con la sua vita. Penso che la sua morte abbia innescato qualcosa nello spirito di tanti francesi che chiedono ora al governo di agire, di smettere di parlare e basta. Agire ora. Perché non possiamo più aspettare».

Su Nicolas Sarkozy, sospettato di aver ricevuto finanziamenti illeciti dalla Libia nella campagna elettorale del 2007, dice:
«Lascio fare alla giustizia il suo lavoro. Se l’accusa fosse reale è estremamente grave, perché non si tratta solo del finanziamento illegale di una campagna elettorale, ma dello scatenamento di una guerra, dell’eliminazione di un Capo di Stato. Si tratta di un affare di Stato e come tale va trattato, perché sapevamo che la conseguenza sarebbe stata una destabilizzazione pesante della Libia con effetti collaterali per tanti Paesi e soprattutto il crollo della protezione che essa rappresentava dinanzi alla pressione migratoria proveniente da questa regione».

Old Star Game 2018: intervista a Alberto Tonut

Alberto Tonut- Banner Intervista
Alberto Tonut- Banner Intervista

Un gradito e speciale ritorno quello di Alberto Tonut sabato 24 Febbraio alle ore 20.30 al Pala Banco Desio per il “derby triangolare” all’Old Star Game 2018, evento benefico, devolto alla Fondazione Operation Smile Italia Onlus, oltre alla prevendita su VivaTicket on line e nei punti vendita, si potranno acquistare i biglietti a partire dalle ore 18.00 ai botteghini del palazzetto. Si partirà con la prima sfida che sarà Cantù-Varese per poi procedere con la perdente che sfiderà l’Olimpia Milano. I quarti per ogni partita saranno 2.

Alberto, ha nostalgia ?

Molta. I tre anni che ho giocato a Cantù sono stati bellissimi e ho tanti di quei ricordi da farci un libro. Rimpiango davvero quei tempi”. Parole al miele di Alberto Tonut verso una cittadina e una società che l’aveva colto a braccia aperte sulla soglia dei trent’anni.

Alberto, triestino puro, classe 1962, ala possente dal tiro micidiale, dopo aver esordito a 17 anni con i colori della sua città e avere difeso quella maglia per cinque anni cambia mare e per 7 stagioni sarà il giocatore simbolo di Livorno. Poi la grande occasione con l’approdo a Cantù, in una prestigiosa società che aveva vinto la Coppa Korac qualche mese prima e che era nel pieno di una rifondazione, con l’addio definitivo di Marzorati dalle scene e le partenze di Pessina e Bouie.
“Ricordo ancora quell’estate del ’91. Ero al mare in Sardegna con la famiglia quando “Toio” Ferracini, diventato mio procuratore dopo anni da protagonista sui più prestigiosi parquet, mi comunicò che Cantù era interessata a me. Una notizia che mi lusingò molto vista la storia di questo club. Non esitai un istante e terminai istantaneamente le vacanze per presentarmi il prima possibile, con grande entusiasmo, alla corte del “Sciur Aldo Allievi”.
Sin dai primi giorni avevo capito di aver fatto la scelta giusta per la serietà della società e la disponibilità di tutti nei mie confronti. La sensazione era quella di essere entrato a fare parte di una grande famiglia”.

Con i nuovi compagni Tonut entrò subito in sintonia.
“Se si hanno come compagni Pace (Mannion), “Gillo” (Gilardi), “Lupo” (Rossini), “Beppe” (Bosa) e “Rambo” (Gianolla) oltre ad “AC” (Adrian Caldwell) come fai a non andare subito d’accordo? Era un mix di allegria e ironia e certe volte anche di goliardia. Ma in allenamento nessuno sgarrava. Insomma era bello stare insieme, uno spogliatoio fantastico. Con Gianolla poi si creò un rapporto fraterno agevolato dal fatto che ci trovammo coinquilini in una villetta bifamigliare con le rispettive famiglie che in pratica sono crescite assieme”.

Ritroverai in panchina Coach Fabrizio Frates, come ti sei trovato ai tempi?

“Benissimo. Ha valorizzato al meglio le mie caratteristiche mostrando costantemente fiducia. Ha saputo trasformare quello che sarebbe potuto diventare un dualismo con Bosa, il nuovo capitano, in una splendida e complementare coppia di ali. Fabrizio poi mi ha voluto in A2 a Gorizia nel ’97 a conferma della sua fiducia nelle mie qualità”.

Cosa ricordi con più piacere di quel triennio?

“Innanzitutto la nascita di mio figlio Stefano a Cantù il 7 novembre del 1993. Tra l’altro riflettevo proprio in questi giorni che lui ha già vinto più di me a soli 23 anni: lo scorso anno lo scudetto con Venezia e in Nazionale l’oro continentale Under 20 nel 2013. Io mi sono fermato all’oro con la Nazionale a Nantes, Europei del ’83, e a quello del ’93 ai Giochi del Mediterraneo. Lo scudetto l’ho solo sfiorato, purtroppo”.
Un altro bellissimo ricordo è legato all’affetto che i tifosi mostrarono subito nei miei confronti tanto da dedicarmi uno striscione con scritto: “Tonut sindaco” e un coro confezionato tutto per me che ricordo sempre con immenso piacere: “Cucù, cucù, Pessina non c’è più, non ce ne frega niente adesso abbiam Tonut che segna più di Riva e McAdoo…”. Ricordo con grande affetto la curva, gli Eagleas, Juary e compagni. Pensate che ho ancora la sciarpa, custodita come una reliquia, che mi regalarono al mio arrivo a Cantù. E poi a gratificarmi ulteriormente ci fu la mia seconda vita in azzurro grazie alle buone prestazioni in maglia canturina. A 31 anni, in occasione degli Europei in Germania, coach Ettore Messina mi volle con sé in Nazionale”.

Capitolo derby:
“La prima cosa che mi chiesero i tifosi canturini fu quella di battere Milano e Varese, tanto per mettere subito le cose in chiaro – ricorda sorridendo Alberto Tonut -. Comunque le stracittadine non mi hanno mai fatto paura da tante che ne ho giocate sia in terra friulana in maglia Trieste e Udine contro Pordenone e Gorizia, che toscana, quando vestivo i colori di Livorno, contro l’altra squadra di Livorno, Pistoia, Siena, Firenze. Comunque posso affermare che siamo sempre scesi in campo contro Milano o Varese concentrati al massimo e mai timorosi, e al Pianella non passava nessuno! Dovevamo vincere per la classifica, certo, ma soprattutto per i nostri tifosi perché sentivamo quanto ci tenessero e non potevamo deluderli”.

Hai mostrato subito un grande entusiasmo per il “Ritorno dei Miti” a Desio il 24 febbraio, con la triade più vincente della storia: Cantù, Milano,Varese, che si sfideranno in un triangolare carico di suggestioni:

“Non poteva essere diversamente – conclude Tonut -. Ne ho sentito parlare parecchio di questo evento e l’idea di fare un’opera solidaristica e contestualmente abbracciare compagni e avversari di un’epoca fantastica del nostro basket era un richiamo troppo forte per rinunciarvi. Ho le ginocchia provate da mille battaglie ma stringerò i denti per poter essere in campo. E già che ci sono porterò con me la sciarpa che mi regalarono gli Eagles in quella lontana ma bellissima estate del “91”.