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Updated on 25 July 2021 08:54

Virus Respiratorio Sinciziale: prima causa di ricovero nel 1° anno di vita

Pediatria: il virus respiratorio sinciziale (vrs) e’ la prima causa di ricovero nel primo anno di vita. Esperti a lavoro per una migliore prevenzione e gestione

Un Documento identifica delle proposte di strategia preventiva per proteggere tutti i bambini nel primo anno di vita dal virus più diffuso in età infantile e migliorare così anche la sostenibilità economica del Sistema Sanitario Nazionale

Prevenire il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) nei bambini nel primo anno di vita deve tornare ad essere una priorità

Basti pensare che a livello globale, proprio nei bambini sotto 1 anno di età il VRS rappresenta in assoluto la seconda causa di mortalità dopo la malaria, la prima causa di mortalità tra le infezioni respiratorie e la prima causa assoluta di ospedalizzazione. Mai come in questo periodo di pandemia ci si è resi conto dell’importanza della prevenzione e in particolare della prevenzione di virus respiratori che possono portare complicanze gravi anche a distanza di tempo. Nonostante questa maggiore sensibilità, ci sono ancora delle patologie altamente contagiose e pericolose, per le quali è urgente mettere in atto misure correttive che mirino ad un maggior contenimento e a una migliore gestione. Oggi nel corso della Web Conference organizzata da MA Provider, grazie al contributo non condizionato di Sanofi Pasteur, è stato presentato un Documento, messo a punto da un gruppo multidisciplinare di esperti, che contiene una valutazione del reale impatto del VRS sulla popolazione dei bambini e sul sistema sanitario e indica una serie di strategie per migliorare la prevenzione e la gestione del virus.

“Il virus respiratorio sinciziale è la prima causa di ospedalizzazione nei bambini al di sotto di un anno di età. Come è noto, inoltre, gli effetti dell’infezione da VRS possono avere ripercussioni importanti anche più avanti nel tempo, in particolar modo da segnalare le broncoreattività o il wheezing ricorrente che si osservano nei bambini nei primi anni di vita. – afferma il Sen. Raffaele Mautone, pediatra, 12° Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica; Commissione interparlamentare per l’infanzia e l’adolescenza – A causa dell’emergenza sanitaria, legata al Covid, molte attività di prevenzione sono state sospese o ritardate ma è dimostrato che le misure precauzionali e protettive che vengono adottate nei primi 1000 giorni, che sono quelli di massima crescita, ma anche di estrema vulnerabilità, sono determinanti per lo sviluppo futuro del bambino. Occorre favorire, attraverso un approccio integrato, che coinvolga genitori, operatori sanitari, amministratori e legislatori la nascita di una “rete funzionale” al raggiungimento della massima protezione della salute dei bambini.

“La pandemia ha evidenziato le criticità del nostro sistema sanitario e ha reso evidente quanto l’infanzia sia spesso intercettata come un bisogno secondario, quando invece è prioritario. – dichiara l’On. Paolo Siani, XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati; Commissione interparlamentare per l’infanzia e l’adolescenza – Ci siamo impegnati molto affinché fosse inserito nel PNRR un capitolo interamente dedicato all’infanzia e questo ci consentirà di pianificare interventi specifici volti alla prevenzione e alla salute dei bambini. Il virus respiratorio sinciziale è uno di quei virus che colpisce soprattutto nel primo anno di vita e può avere conseguenze molto importanti sullo sviluppo e sul benessere fisico e mentale del bambino. Investire nella prevenzione infantile di un virus così pericoloso è l’unica possibilità di rendere sostenibile il sistema sanitario nazionale evitando gran parte delle malattie e complicanze dell’età adulta avanzata.”

Il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS), classificato come pneumovirus, è il patogeno più frequentemente responsabile di infezioni respiratorie nei bambini entro i 2 anni di età e causa una vasta gamma di manifestazioni cliniche, incluse infezioni alle alte e alle basse vie respiratorie, di cui la più diffusa è rappresentata dalla bronchiolite. Quasi tutti i bambini vengono infettati dal VRS almeno una volta entro i 2 anni di età e, di questi, il 50% può infettarsi anche una seconda volta. I principali fattori che determinano il rischio di ospedalizzazione da VRS in età pediatrica sono la nascita durante la stagione di circolazione del virus, in Italia tra novembre ed aprile, e l’età inferiore ai 7 mesi di vita all’inizio della stagione di VRS, in Italia a novembre. È stato stimato che, solo per l’anno 2015, nei bambini di età inferiore a 5 anni si sono verificati nel mondo circa 33,1 milioni di episodi di infezioni delle basse vie respiratorie (LRTI) da VRS, circa 3,2 milioni di ospedalizzazioni e quasi 120 mila morti.

“Il VRS è ancora responsabile della maggior parte delle ospedalizzazioni in pediatria e l’infezione da esso provocata, soprattutto nel bambino al di sotto dei due anni, si connota spesso come una malattia che può richiedere cure semi-intensive e intensive. – dichiara il Prof. Alberto Villani, Past President Società Italiana di Pediatria; Direttore Dipartimento Emergenza e Accettazione; Responsabile Unità Operativa Complessa Pediatria Generale Unità di Ricerca Patogenesi e Terapie Innovative in Infettivologia, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – Non va dimenticato, inoltre, che un’infezione da VRS nei primi due anni di vita non solo può essere pericolosa per la vita stessa del bambino, ma rappresenta anche un evento sfavorevole allo sviluppo sano e armonico dell’apparato respiratorio. L’epigenetica poi ha mostrato che tutto ciò che interferisce con lo sviluppo, soprattutto dell’apparato respiratorio, ha delle conseguenze non solo nel corso dell’infanzia ma anche nell’età adulta avanzata. Da qui l’enorme valore della prevenzione di questo virus in tutti i bambini nei primi 1000 giorni di vita.”

Inoltre, oltre ai costi sanitari per la malattia acuta, VRS è anche associato ad un notevole onere economico dovuto alle conseguenze a lungo termine dell’infezione, come ad esempio la necessità di visite di follow-up e possibili successivi ricoveri ospedalieri.

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