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venerdì, Settembre 18, 2026

22 maggio “Giornata mondiale della biodiversità”

Il 22 maggio è la Giornata mondiale della biodiversità ed è giunta l’ora di agire concretamente.

La biodiversità è vita. La politica se ne occupi con i fatti e non più soltanto a parole

Slow Food presenta il suo documento di posizione “Se la biodiversità vive, vive il pianeta”

Se la biodiversità vive, vive il pianeta. Non è un segreto: “La nostra prosperità economica e il nostro benessere dipendono dal buono stato del capitale naturale, compresi gli ecosistemi che forniscono beni e servizi essenziali – si legge sul sito del ministero della Transizione Ecologica -. La perdita di biodiversità può indebolire un ecosistema, compromettendo la fornitura di tali servizi ecosistemici”. Eppure, le azioni per difendere la biodiversità continuano a non essere sufficienti, in Italia come ovunque nel mondo. «Anzi – dichiara Serena Milano, Segretaria generale della Fondazione Slow Food per la Biodiversità – stiamo assistendo a un attacco continuo, nella inutile rincorsa a produrre di più nell’immediato, senza tener conto dell’ambiente, della terra, della crisi climatica. Tante parole e nessun cambio di rotta».

Quello tra l’uomo e l’ambiente è un legame di cui occorre prendersi cura.

In occasione della Giornata mondiale della biodiversità, che ricorre il 22 maggio, Slow Food presenta il documento di posizione intitolato proprio Se la biodiversità vive, vive il pianeta. Parlare di biodiversità, infatti, significa parlare di vita: non soltanto dell’uomo, ma di tutte le specie animali e le varietà vegetali esistenti al mondo. Dagli alberi secolari e dai grandi mammiferi fino ai funghi, ai batteri e ai lieviti che abitano il suolo, tutti – e in modo correlato – contribuiscono ad assicurare la prosecuzione dell’esistenza sul nostro pianeta.

Senza biodiversità non è possibile sfamare il pianeta: le monocolture sono molto fragili e non sono in grado di adattarsi agli imprevisti e ai cambiamenti climatici. Gli unici a guadagnarci sono i detentori di brevetti e copyright che gestiscono l’agrobusiness dei nostri giorni.
Senza biodiversità non c’è salute: né dell’uomo – che ha bisogno di diete varie – né dell’ambiente, il cui fragile equilibrio è dato proprio dalla coesistenza di un’infinità di specie e varietà differenti.
Senza biodiversità non abbiamo più radici, perché perdiamo ogni legame tra alimentazione, luoghi di produzione, storia e cultura.
Senza biodiversità, in poche parole, non può esserci vita: il declino della biodiversità viaggia in parallelo al declino delle possibilità per l’uomo di evitare la propria estinzione. Ogni specie vegetale, ogni razza animale, ogni ecosistema, ogni sapere che perdiamo è una opportunità in meno di superare la grande sfida che abbiamo davanti: quella di garantire a tutti un cibo buono, pulito e giusto.

La biodiversità e il cibo che mangiamo

La biodiversità ha tante facce e quella di cui si occupa Slow Food ha a che fare con il cibo che mangiamo. La buona notizia è che impegnarsi per salvarla è un’impresa a cui tutti possono partecipare: ciascuno, infatti, può scegliere di acquistare e consumare – o, perché no?, produrre – alimenti che valorizzino la biodiversità. La buona volontà individuale, però, non basta: occorre anche una politica forte, capace di intervenire nel presente con la consapevolezza del futuro che ci attende.

La biodiversità nel piatto

Difendere la biodiversità significa occuparsi concretamente del cibo che consumiamo tutti i giorni, e alcuni dati possono aiutare a capire di che cosa parliamo. Pensiamo alla biodiversità coltivata: il 75% delle colture agrarie presenti a inizio ‘900 è ormai perso e tre specie – mais, riso, grano – oggi forniscono il 60% delle calorie necessarie alla popolazione del globo. Il 63% del mercato dei semi è nelle mani di quattro multinazionali che ne possiedono anche i brevetti: si tratta delle stesse società che detengono la proprietà degli Ogm e sono leader nella produzione di fertilizzanti, pesticidi e diserbanti.

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Davide Falco

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