Infertilità, la malattia del nostro tempo

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La Medicina della Riproduzione è una delle protagoniste del Congresso Nazionale di Ginecologia e Ostetricia in corso a Napoli: una disciplina che nasceva oltre trent’anni fa di esclusiva pertinenza ginecologica e che oggi rappresenta l’emblema della multidisciplinarietà, nello sforzo costante di accompagnare scrupolosamente la coppia attraverso un percorso diagnostico-terapeutico personalizzato per il raggiungimento della gravidanza.

Integrazione e dialogo tra le differenti competenze hanno caratterizzato questa edizione del congresso che vede la partecipazione di oltre 1500 professionisti di diverse discipline – Ginecologia e Ostetricia, ma anche Genetica, Biologia, Endocrinologia e Oncologia –, e il contributo di esperti di fama internazionale, in pieno spirito di condivisione delle conoscenze e confronto con realtà scientifiche e assistenziali di altri Paesi.

Al centro del confronto l’affermazione di una ostetricia che tutela la maternità e contrasta l’eccesiva medicalizzazione di gravidanza e parto, la presentazione delle nuove raccomandazioni sulla contraccezione ormonale, le novità nel trattamento dei tumori ginecologici e le strategie di preservazione della fertilità.

Un’area di grande attualità, quest’ultima, alla luce dei cambiamenti sociali che vedono ogni anno in Italia un nuovo record di calo delle nascite (1,32 figli in media per ogni donna – dati ISTAT 2018) e un progressivo aumento dell’infertilità maschile e femminile, e in considerazione delle straordinarie opportunità offerte dalla medicina predittiva per la preservazione della fertilità sia nelle pazienti oncologiche, sia in quelle fisiologiche.

“L’infertilità va considerata una vera e propria patologia che oggi interessa il 25% della popolazione, in egual misura uomini e donne, che tendono a posticipare sempre più la decisione di avere un figlio, trascurando la riduzione dell’età ovarica correlata all’aumento dell’età biologica – commenta Giuseppe De Placido, Direttore Dipartimento Materno-Infantile dell’Università di Napoli “Federico II” – Centro di Sterilità, e co-presidente del Congresso –. Le donne in cerca di una gravidanza, in particolar modo dopo i 35 anni, dovrebbero sempre sottoporsi al ‘pap-test riproduttivo’: un semplice esame diagnostico che misura il valore dell’ormone antimulleriano, consentendo di accertare il numero di follicoli, e quindi di effettuare una stima dell’età ovarica, vale a dire del potenziale riproduttivo, così da poter intervenire con una strategia appropriata”.

Un’opportunità concreta per gli ‘aspiranti genitori’, non solo in presenza di patologie oncologiche, è rappresentata dal social freezing che consente di congelare il materiale biologico – gameti e tessuto ovarico – per poterlo utilizzare in un secondo momento