Incontinenza urinaria femminile – Incontro gratuito

Evento/incontro Incontinenza urinaria
Evento/incontro Incontinenza urinaria

L’incontinenza urinaria è la perdita involontaria di urina attraverso l’uretra. È spesso chiamata “malattia silenziosa” perché le donne che ne soffrono, raramente ne parlano al proprio medico.

Eppure si tratta di una patologia molto comune, che coinvolge circa 2 milioni di donne in Italia. Qualsiasi donna potrebbe essere soggetta ad incontinenza urinaria. Non si tratta, infatti, di età o di tipo di lavoro o di modo di vivere. L’incontinenza è piuttosto dovuta a cause che possono essere anche transitorie.

Tra le cause: l’indebolimento del pavimento pelvico, il blocco dell’uretra o la diminuzione del tono sfinterico dell’uretra , ma anche: infezioni urinarie o vaginali, effetti secondari di alcuni farmaci, debolezza muscolare, malattie nervose e/o muscolari, effetti secondari di alcuni interventi chirurgici.

Tra i fattori di rischio: la pluriparità (quasi un terzo delle donne incinte soffrono
di incontinenza urinaria ed il rischio aumenta con parti successivi); la menopausa (un rilassamento dei tessuti uterini e un cambiamento delle mucose potrebbero portare
all’incontinenza); la costipazione (la costipazione cronica ha delle
conseguenze sui muscoli pelvici e quindi direttamente sul sistema di continenza).

L’incontinenza urinaria può essere oggi trattata con successo, spesso attraverso la
combinazione di più approcci.

L’evento si svolgerà Giovedì  19 settembre 2019 18:30 – 20:30 CEST

Località Centro Sportivo Polì / In Med.Rehab

6 Via Giacomo Brodolini

20026 Novate Milanese

“Sport-dipendenza”

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Trascorrono oltre 10 ore in palestra e sono costantemente ossessionati dal rimettersi in forma per la prova costume e bruciare le calorie in eccesso.
Ma per il 63% dei casi, l’attività fisica si trasforma in una vera e propria ossessione.

Con la primavera alle porte, per molti è già cominciata l’ansia da prova costume e per tanti altri la priorità numero uno è stare comunque in forma adottando una dieta equilibrata e praticando dell’attività fisica.

Ma per 6 italiani su 10 lo sport è sinonimo di ossessione e stress, tanto da essere soggetti di quella che gli esperti definiscono ‘gym-a-holic’, ovvero la “sport-dipendenza” che porta migliaia di sportivi improvvisati a svolgere sport in modo errato e senza risultati, ma soprattutto in modo ossessivo. Una “patologia” che riguarda a sorpresa più le donne (48%) degli uomini (37%).

È quanto emerge da uno studio di Nutrimente condotto con metodologia WOA (Web Opinion Analysis) attraverso un monitoraggio web su circa 1500 italiani, su oltre 100 fonti fra testate, magazine, portali, blog e community nazionali e raccogliendo il parere di un pool di 20 esperti per comprendere il fenomeno dell’ossessione da sport che si registra in questo particolare periodo dell’anno.

“L’ossessione da sport, una sindrome che si concentra sul miglioramento della prestanza sportiva come se il livello fosse quello agonistico – afferma la Dr.ssa Sara Bertelli, psichiatra psicoterapeuta presidente dell’Associazione Nutrimente Onlus – porta la persona a cambiare totalmente lo stile di vita, partendo soprattutto dall’alimentazione. Il rischio è che si cerchi di controllare la perdita di peso e la rimessa in forma, aumentando un’attività fisica, già in partenza intesa e restringendo ancora di più l’alimentazione, con comportamenti scorretti come l’eliminazione dei carboidrati complessi a favore delle proteine o con l’assunzione di integratori, non sempre sicuri per la salute”.

A Better Life with Emofilia – progetto di Bayer

Contest ABLE - Bayer
Contest ABLE – Bayer

Prende il via A.B.L.E. – A Better Life with Emofilia – un progetto promosso da Bayer a favore della Comunità Emofilica e con il Patrocinio di FedEmo e da Fondazione Paracelso.

Bayer, che ha a cuore il miglioramento della qualità di vita delle persone con emofilia, ha indetto il contest con l’obiettivo di sostenere le progettualità delle associazioni di pazienti operanti sul territorio, volte a migliorare i diversi aspetti della vita quotidiana delle persone affette da questa patologia e dei loro familiari.

“Siamo da sempre impegnati nel comprendere i bisogni e nel rispondere alle necessità di quanti sono affetti da emofilia – spiega Patrizia Guarraci, Specialty Business Unit Head – e questa iniziativa rappresenta una risposta concreta per migliorarne la qualità di vita”.

La partecipazione al concorso è aperta a tutte le associazioni regionali, provinciali o locali Italiane impegnate, esclusivamente o non, nell’area dell’emofilia che potranno proporre i loro progetti sul portale www.emofilia.it entro il 31 luglio 2018.

Una giuria dedicata, costituita da rappresentanti delle Associazioni pazienti Fedemo e Paracelso, da medici specialisti, oltre che da un delegato di Bayer, valuterà l’idoneità delle proposte.

Per le idee che avranno ottenuto l’approvazione della giuria inizierà il processo di valutazione aperto al pubblico tramite voto da esprimere sul portale dal 1 ottobre al 30 novembre 2018.

La proposta che otterrà il maggior numero di voti si aggiudicherà il premio messo in palio da Bayer: il finanziamento del proprio progetto per un importo di diecimila euro.

“Valutiamo sempre molto positivamente tutte le iniziative che consentono di supportare l’attività delle Associazioni territoriali dei pazienti. – ha dichiarato – Cristina Cassone, Presidente di FedEmo – La possibilità offerta dal progetto ABLE, di realizzare progettualità rivolte all’ implementazione della qualità della vita per i propri associati, rappresenta in questo senso una preziosa opportunità da cogliere e, ci auguriamo, anche uno stimolo per le Associazioni locali a proporre nuovi servizi e progetti a favore della comunità emofilica.”

“L’iniziativa A.B.L.E., in cui siamo lieti di essere coinvolti, va considerata come un’importante occasione per poter sviluppare e attivare progetti di utilità sociale rivolti alla comunità degli emofilici – ha spiegato Andrea Buzzi, Presidente di Fondazione Paracelso – Siamo certi che l’iniziativa troverà risposta nelle proposte delle associazioni locali perché molti sono ancora i bisogni degli emofilici e dei loro famigliari”.

Allarme Nomofobia, la dipendenza da smartphone è una malattia

nomofobia2016
nomofobia2016

Si tratta del timore ossessivo di non essere raggiungibili al telefono cellulare. È molto simile a tutte le dipendenze, in quanto causa delle interferenze nella produzione della dopamina, neurotrasmettitore che regola il circuito celebrale della ricompensa. Secondo gli esperti la maggior parte delle persone colpite sarebbero giovani adulti con bassa autostima e problemi nelle relazioni sociali.

Ansiosi per la batteria del cellulare scarica, nervosi per l’esaurimento del credito telefonico o agitati per la mancanza della rete. L’ossessione per lo smartphone, definita dagli esperti “Nomofobia”, oggi colpisce milioni di persone in tutto il mondo compresi molti italiani, notoriamente sempre attaccati al telefono.

Secondo i dati diramati dell’Università di Granada, la fascia di età più colpita sarebbe quella tra i 18 e i 25 anni,giovani adulti con bassa autostima e problemi nelle relazioni sociali, che sentirebbero il bisogno di essere costantemente connessi e in contatto con gli altri attraverso il telefono cellulare.

Nonostante i sintomi siano molto simili a quelli dell’ansia, uno studio condotto da ricercatori dell’Università Federale di Rio de Janeiro sembra indicare che la Nomofobia sia da considerare una dipendenza patologica piuttosto che un disturbo d’ansia.

E nonostante ci siano all’attivo ancora un numero ridotto di ricerche sul tema, già nel 2014 gli italiani Nicola Luigi Bragazzie Giovanni Del Puente, studiosi dell’Università di Genova, avevano proposto di inserire la Nomofobia nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Ma come si cura questa patologia?

Secondo gli esperti lo psicodramma è la terapia ideale per guarire da questa sindrome. Un approccio ‘creativo’ che si manifesta con la messa in scena di una situazione attraverso verbalizzazione ed azione. Una terapia di gruppo che, attraverso il Teatro della Spontaneità – lo psicodramma ideato da Moreno –su realizza un lavoro di gruppo che sfrutta la messa in scena del proprio vissuto per una rielaborazione.

Libera emozioni che sono legate al vissuto quindi aiuta la presa di coscienza di contenuti latenti.