“Un affare di Stato. Il delitto Moro 40 anni dopo”

copertina libro
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16 marzo 1978: le Brigate rosse sequestrano Aldo Moro e massacrano i cinque uomini della sua scorta. Cinquantacinque giorni più tardi, il corpo del presidente della Dc viene trovato nel baule di una Renault 4 rossa. Nessuno voleva che accadesse, nessuno ha saputo evitarlo. Quarant’anni dopo, i perché di una morte annunciata.

L’ultima commissione parlamentare d’inchiesta in tre anni non è riuscita a concludere i lavori: dopo quattro decenni, una sfilza di processi, numerose inchieste, decine di saggi e articoli, la vicenda più tragica della storia repubblicana, il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, non riesce ancora a chiudersi davvero. Cinque uomini trucidati.

Uno dei politici più importanti del Paese, più volte presidente del Consiglio, nelle mani della principale organizzazione terrorista. Lo Stato colto di sorpresa, incapace di reagire, messo all’angolo dall’offensiva delle Brigate rosse. Fu la primavera di paura del 1978, i cinquantacinque lunghissimi giorni che quaranta anni fa segnarono la crisi più difficile nella storia della Repubblica.

Da allora è stato ripetuto quasi ossessivamente che l’affare Moro è il grande mistero italiano. Dietro ogni dettaglio si è cercato di scoprire, sempre invano, la traccia di una trama occulta, perdendo di vista i caratteri reali di una vicenda che fu condizionata nel suo intero svolgimento non dalle manovre di oscuri burattinai ma dalle strategie, dai calcoli e dalle esigenze della politica.

In questo modo la verità storica, invece di essere chiarita, si è con gli anni sempre più allontanata, sepolta sotto una coltre di supposizioni.
Come la lettera rubata di Poe, la verità del caso Moro sarebbe invece sotto gli occhi di tutti, solo a volerla cercare.

Non una storia di foschi complotti e congiure internazionali, ma una tragedia politica italiana che affonda le sue radici nella «guerra civile» a sinistra, negli anni Settanta, tra il Partito comunista da un lato e la sinistra rivoluzionaria dall’altro.
Moro poteva essere salvato. A decidere la sua sorte fu un intreccio di interessi e calcoli politici.

Le scelte compiute allora da tutti, dalla Democrazia cristiana, dal Pci e dalle stesse Brigate rosse, furono dettate da una «ragione di partito» camuffata da ragione di Stato oppure, nel caso dei terroristi, da ragione rivoluzionaria.

Dopo quattro decenni di mistificazioni e falsi misteri, oggi è possibile guardare a quei giorni per quello che realmente furono: una lotta senza esclusione di colpi da cui uscirono sconfitti lo Stato e coloro che l’avevano colpito al cuore. E per la sinistra italiana, come per la Prima Repubblica, l’inizio della fine.

L’AUTORE
Andrea Colombo (Roma 1954), giornalista de il manifesto e Gli Altri, ha collaborato con varie testate, tra cui Liberazione. È autore dei volumi Le due crociate del Cavaliere (Manifestolibri, 2005), Storia nera. La verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti (Cairo, 2007), Trame. Segreti di Stato e diplomazie occulte nella nostra storia repubblicana (Cairo, 2012). Ha firmato anche saggi usciti in volumi collettivi tra cui L’orda d’oro (Feltrinelli, 1997) e Giusva. La vera storia di Valerio Fioravanti (Sperling & Kupfer, 2011). Nel 2016, sempre per Cairo, ha pubblicato Marcio su Roma. Criminalità, corruzione e fallimento della politica nella Capitale.