Orsola Maddalena Caccia: Storia singolare di una monaca pittrice

castello di miradolo

Il 3 marzo si aprirà nelle sale del Castello di Miradolo, a San Secondo di Pinerolo, la mostra “Orsola Maddalena Caccia. Storia singolare di una monaca pittrice”. E’ il nuovo contributo della Fondazione Cosso alla riscoperta di personaggi meno noti del patrimonio artistico del territorio. La Fondazione, che per statuto e vocazione si occupa di valorizzare aspetti culturali meno conosciuti o dimenticati, desidera ricordare la figura della pittrice seicentesca Orsola Maddalena Caccia, per la prima volta protagonista di una mostra interamente a lei dedicata.

 

Orsola Maddalena Caccia nasce nel 1596, seconda di nove figli. Pittrice particolarmente abile, esercita la propria vocazione creativa nella bottega del padre Guglielmo, meglio noto come il Moncalvo, esponente di spicco del tardo manierismo piemontese, che la volle accanto a sé fin da giovanissima. La sua formazione risale agli anni 1611-1615 durante i quali la giovane partecipa attivamente all’esecuzione delle opere del padre, impegnato in un elevato numero di committenze. Nei quadri del celebre pittore si riconosce sovente la mano della figlia nei dettagli decorativi, nei drappeggi, nelle decorazioni. Nel 1620 la giovane, probabilmente per volontà di Guglielmo, entra nel Monastero delle Orsoline di Bianzè, insieme a quattro sorelle. Vi rimane fino al 1625, anno in cui fa ritorno a Moncalvo, dove Guglielmo Caccia ha finanziato la costruzione di un Monastero per ospitarvi le figlie. Il 1625 è anche l’anno della morte del pittore, che lascia tutto il suo materiale da lavoro, le tele, i bozzetti, i disegni e gli strumenti a Orsola, che da questo momento inizia a sviluppare una propria straordinaria autonomia stilistica. Orsola riveste la carica di badessa del nuovo monastero dal 1627 al 1645 e muore nel 1676, all’età di 80 anni.

 

L’esposizione ha l’obiettivo di far luce su una figura sorprendente ma poco nota: figlia d’arte e badessa di un monastero, Orsola fu autrice di uno straordinario numero di opere a carattere religioso e significative nature morte, che di fatto inaugurano in Piemonte un genere non ancora praticato.

Orsola Maddalena Caccia, donna, monaca e pittrice, coltiva un’identità artistica differente da quella delle figure femminili del suo tempo e sfida le convenzioni culturali dell’epoca in modo molto diverso dalla contemporanea Artemisia Gentileschi, dalla quale si scosta per storia personale, modi e tratti distintivi. Orsola vive la monacazione con dedizione, lasciando in modo naturale che questa influisca sui suoi temi pittorici, legati in prevalenza a una religiosità tradizionale. Ma Orsola, in quanto “istruita alla pittura” dal padre, poté godere, grazie alla sua crescente fama, di una libertà di movimento che assicurò commissioni illustri a lei e alla bottega che le sorse intorno nel monastero di Moncalvo. Proprio le importanti relazioni favorite dalla sua straordinaria capacità pittorica consentirono un’ampia diffusione dei suoi dipinti, presenti in chiese, santuari e dimore nobiliari.

 

Saranno esposte al Castello di Miradolo oltre 70 opere che rappresentano l’intero percorso cronologico della pittrice, dalle prime prove accanto al padre, di natura prevalentemente religiosa, alle riuscite rivisitazioni della sua produzione più tarda, comprese alcune imponenti pale d’altare di straordinaria bellezza.

Il percorso espositivo si articola in 7 sale, ognuna delle quali intende sottolineare un aspetto caratteristico della sua produzione pittorica. La prima sala ha scopo introduttivo con opere che permettono di inquadrare il tempo e l’ambiente d’origine della pittrice e documenti seicenteschi riferibili al periodo di massima prosperità del monastero di Moncalvo. La seconda sala offre una panoramica sulla produzione di Orsola, presentando soggetti sacri accanto a soggetti chiaramente profani. Una sezione intera è poi dedicata alla natura morta, nella quale Orsola era maestra, di rilievo per la sua ricchissima simbologia, genere con il quale la pittrice si confrontò in più occasioni. Ricorrenti nelle sue opere sono i fiori e, in particolare, la rosa che è lo stilema decorativo nell’intera produzione, tanto da essere considerata dagli studiosi una sorta di firma. Oltre alle nature morte “pure”, Orsola inserisce dei brani di queste anche in quadri con soggetto diverso, come nel “San Luca nello studio”, in cui si trova una lucida rappresentazione di  libri, statue, tele e tutto ciò che serviva a un’artista dell’epoca.  Si prosegue poi con una selezione di dipinti riconducibili a due diverse committenze: da un lato i quadri riservati ad ambienti sacri, dall’altro i soggetti destinati ad adornare saloni e palazzi delle famiglie nobili del territorio, come testimonia la corrispondenza con la Duchessa Cristina di Francia.

E ancora una sala dedicata alla rappresentazione degli strumenti musicali: vi si trovano allegorie della musica e angeli musicanti, strumenti e spartiti, in una variante originale dei soggetti più tradizionali della natura morta. Le sale successive raccolgono invece straordinarie opere sul tema della Natività, ampiamente presente nella produzione dell’artista, e un importante nucleo di disegni, in parte riconducibili alla mano di Orsola e in parte a quella del padre.

Emergono interessanti scelte in cui Orsola si discosta dalla sobrietà propria della vita monacale: i vasi zoomorfi, “capricciosi e ghiri bizzosi” di stampo ancora manierista; l’utilizzo originale di colori intensi; la forza di alcune immagini come la Santa Margherita di fronte al dragone o la Santa Caterina.

 

Attraverso la garbata delicatezza dei visi e delle mani della figure femminili  e delle composizioni, in cui si inseriscono raffinate scelte cromatiche e attenzione ai particolari, la mostra ripercorre la storia dell’evoluzione artistica di Orsola Maddalena Caccia,  che per la prima volta si presenta al pubblico in veste monografica.

Accanto all’esposizione è previsto come di consueto il progetto Avant-dernière pensée che intende creare un contesto musicale per le opere presenti in mostra e gli spazi espositivi che le ospitano.

I precisi e chiari riferimenti iconografici alla musica presenti in alcune opere di Orsola Maddalena Caccia e il senso di raccoglimento e solitudine creativa che le pervade divengono lo spunto per l’esecuzione dal vivo di partiture coeve per strumento solo, che, attraverso un inedito sistema di ripresa e di diffusione del suono, consentirà al visitatore di attraversare l’esecuzione e di sentirsi al centro di essa.

La mostra aprirà al pubblico  sabato 3 marzo alle ore 15.