Un giardino per la pittrice Artemisia Gentileschi

Artemisia-Gentileschi attualità
Il Consiglio di Zona 6 e la Giunta comunale hanno approvato l’intitolazione ad Artemisia Gentileschi dell’area verde tra viale Legioni Romane e via Primaticcio, vicina al civico 54.

Nata a Roma nel 1593, figlia del pittore Orazio Gentileschi di cui superò la fama, e scomparsa a Napoli nel 1653, Artemisia è stata una straordinaria pittrice e una donna impegnata a perseguire al tempo stesso la propria indipendenza e l’affermazione artistica, lottando contro difficoltà, avversa fortuna e pregiudizi.

Vittima di uno stupro che denunciò alle autorità del tempo, Artemisia Gentileschi è divenuta con il tempo una figura iconica nella storia della battaglia per l’affermazione della parità dei diritti tra uomo e donna.

La decisione del Comune costituisce quindi un omaggio importante a una figura dall’altissima statura artistica, oltre che umana, raro esempio passato alla storia di grande artista al femminile, alla cui opera è stata dedicata nel 2011 una grande mostra a Palazzo Reale visitata da oltre 160 mila visitatori.

Un omaggio che potrà diventare per la Città un’ulteriore occasione di riflessione sul tema del valore dei diritti delle donne, di grande attualità anche oggi, dovunque nel mondo.

I quadri di Vittorio Sgarbi nella mostra “Orsola Maddalena Caccia”

Si arricchisce di due preziose tele la mostra “Orsola Maddalena Caccia. Storia singolare di una monaca pittrice” inaugurata il 3 marzo 2012 al Castello di Miradolo, dimora nobiliare circondata da un parco di sei ettari, sita a San Secondo di Pinerolo.

Nel corso di una visita a sorpresa al Castello, il Prof. Vittorio Sgarbi ha potuto apprezzare l’esposizione, organizzata dalla Fondazione Cosso, che valorizza, con una mostra per la prima volta interamente a lei dedicata,  la figura di questa straordinaria pittrice piemontese.

Commentando positivamente il progetto  il Prof. Sgarbi  ha offerto due dipinti, entrambi di Orsola Maddalena Caccia, raffiguranti “Madonna col Bambino e San Giovannino” e “Sacra Famiglia con Sant’Anna e San Giovannino”, giunti ora al Castello di Miradolo direttamente dalla Collezione privata Cavallini – Sgarbi.

Le opere del Prof. Sgarbi ampliano un percorso espositivo che, con oltre 70 opere, desidera rappresentare l’intero percorso cronologico della pittrice, dalle prime prove accanto al padre Guglielmo Caccia, di natura prevalentemente religiosa, alle riuscite rivisitazioni della sua produzione più tarda, comprese alcune imponenti pale d’altare di straordinaria bellezza e importanti natura morte che di fatto inaugurano in Piemonte un genere non ancora praticato.

La mostra, visitabile fino al 29 luglio nelle sale del  Castello di Miradolo, è il nuovo contributo della Fondazione Cosso alla riscoperta di personaggi meno noti del patrimonio artistico del territorio e ha il compito e il merito di far luce su una figura rimasta fino ad oggi nell’ombra.

Nata nel 1596 e seconda di nove figli, Orsola Maddalena Caccia fu pittrice particolarmente abile. Esercitò la propria vocazione creativa dopo essersi formata fin da giovanissima nella bottega del padre Guglielmo, meglio noto come il Moncalvo, esponente di spicco del tardo manierismo piemontese. Nel 1620 entrò in convento vestendo l’abito delle Orsoline, probabilmente per volontà del padre. Orsola rivestì per decenni la carica di badessa morendo nel 1676, all’età di 80 anni.

Contemporanea di  Artemisia Gentileschi, Orsola Maddalena Caccia se ne discosta in modo netto per storia personale, modi e tratti distintivi. La monacazione e la vita in convento influenzarono fortemente i temi pittorici legati in prevalenza a una religiosità tradizionale ma, in quanto “istruita alla pittura”e grazie alla sua crescente fama, ebbe una certa libertà di movimento, commissioni importanti e contatti  illustri tra cui la Duchessa Cristina di Francia.

Uno spiccato gusto per il dettaglio femminile, per lo studio dei volti e delle vesti, per gli incarnati e le composizioni, conferisce alle opere di Orsola una personale forza espressiva. La garbata delicatezza che circonda le sue sante, la femminilità manifesta dei suoi personaggi e i colori scelti per rappresentare le sue

 scene e le sue elaborate nature morte risaltano all’occhio del visitatore, permettendo di cogliere la freschezza di una pittura in parte ancora da scoprire.

La Fondazione Cosso, che per statuto e vocazione si occupa di valorizzare aspetti culturali meno conosciuti o dimenticati, desidera ricordare la figura della pittrice seicentesca Orsola Maddalena Caccia, presentandola al pubblico per la prima volta  in veste monografica e ripercorrendo la storia della sua evoluzione artistica. 

Orari:

Mercoledì, giovedì e venerdì dalle 14 alle 18.30 (mattino aperto su prenotazione per gruppi e scolaresche)

Sabato, domenica e lunedì dalle 10 alle 19

Chiuso il martedì.

Orsola Maddalena Caccia: Storia singolare di una monaca pittrice

castello di miradolo

Il 3 marzo si aprirà nelle sale del Castello di Miradolo, a San Secondo di Pinerolo, la mostra “Orsola Maddalena Caccia. Storia singolare di una monaca pittrice”. E’ il nuovo contributo della Fondazione Cosso alla riscoperta di personaggi meno noti del patrimonio artistico del territorio. La Fondazione, che per statuto e vocazione si occupa di valorizzare aspetti culturali meno conosciuti o dimenticati, desidera ricordare la figura della pittrice seicentesca Orsola Maddalena Caccia, per la prima volta protagonista di una mostra interamente a lei dedicata.

 

Orsola Maddalena Caccia nasce nel 1596, seconda di nove figli. Pittrice particolarmente abile, esercita la propria vocazione creativa nella bottega del padre Guglielmo, meglio noto come il Moncalvo, esponente di spicco del tardo manierismo piemontese, che la volle accanto a sé fin da giovanissima. La sua formazione risale agli anni 1611-1615 durante i quali la giovane partecipa attivamente all’esecuzione delle opere del padre, impegnato in un elevato numero di committenze. Nei quadri del celebre pittore si riconosce sovente la mano della figlia nei dettagli decorativi, nei drappeggi, nelle decorazioni. Nel 1620 la giovane, probabilmente per volontà di Guglielmo, entra nel Monastero delle Orsoline di Bianzè, insieme a quattro sorelle. Vi rimane fino al 1625, anno in cui fa ritorno a Moncalvo, dove Guglielmo Caccia ha finanziato la costruzione di un Monastero per ospitarvi le figlie. Il 1625 è anche l’anno della morte del pittore, che lascia tutto il suo materiale da lavoro, le tele, i bozzetti, i disegni e gli strumenti a Orsola, che da questo momento inizia a sviluppare una propria straordinaria autonomia stilistica. Orsola riveste la carica di badessa del nuovo monastero dal 1627 al 1645 e muore nel 1676, all’età di 80 anni.

 

L’esposizione ha l’obiettivo di far luce su una figura sorprendente ma poco nota: figlia d’arte e badessa di un monastero, Orsola fu autrice di uno straordinario numero di opere a carattere religioso e significative nature morte, che di fatto inaugurano in Piemonte un genere non ancora praticato.

Orsola Maddalena Caccia, donna, monaca e pittrice, coltiva un’identità artistica differente da quella delle figure femminili del suo tempo e sfida le convenzioni culturali dell’epoca in modo molto diverso dalla contemporanea Artemisia Gentileschi, dalla quale si scosta per storia personale, modi e tratti distintivi. Orsola vive la monacazione con dedizione, lasciando in modo naturale che questa influisca sui suoi temi pittorici, legati in prevalenza a una religiosità tradizionale. Ma Orsola, in quanto “istruita alla pittura” dal padre, poté godere, grazie alla sua crescente fama, di una libertà di movimento che assicurò commissioni illustri a lei e alla bottega che le sorse intorno nel monastero di Moncalvo. Proprio le importanti relazioni favorite dalla sua straordinaria capacità pittorica consentirono un’ampia diffusione dei suoi dipinti, presenti in chiese, santuari e dimore nobiliari.

 

Saranno esposte al Castello di Miradolo oltre 70 opere che rappresentano l’intero percorso cronologico della pittrice, dalle prime prove accanto al padre, di natura prevalentemente religiosa, alle riuscite rivisitazioni della sua produzione più tarda, comprese alcune imponenti pale d’altare di straordinaria bellezza.

Il percorso espositivo si articola in 7 sale, ognuna delle quali intende sottolineare un aspetto caratteristico della sua produzione pittorica. La prima sala ha scopo introduttivo con opere che permettono di inquadrare il tempo e l’ambiente d’origine della pittrice e documenti seicenteschi riferibili al periodo di massima prosperità del monastero di Moncalvo. La seconda sala offre una panoramica sulla produzione di Orsola, presentando soggetti sacri accanto a soggetti chiaramente profani. Una sezione intera è poi dedicata alla natura morta, nella quale Orsola era maestra, di rilievo per la sua ricchissima simbologia, genere con il quale la pittrice si confrontò in più occasioni. Ricorrenti nelle sue opere sono i fiori e, in particolare, la rosa che è lo stilema decorativo nell’intera produzione, tanto da essere considerata dagli studiosi una sorta di firma. Oltre alle nature morte “pure”, Orsola inserisce dei brani di queste anche in quadri con soggetto diverso, come nel “San Luca nello studio”, in cui si trova una lucida rappresentazione di  libri, statue, tele e tutto ciò che serviva a un’artista dell’epoca.  Si prosegue poi con una selezione di dipinti riconducibili a due diverse committenze: da un lato i quadri riservati ad ambienti sacri, dall’altro i soggetti destinati ad adornare saloni e palazzi delle famiglie nobili del territorio, come testimonia la corrispondenza con la Duchessa Cristina di Francia.

E ancora una sala dedicata alla rappresentazione degli strumenti musicali: vi si trovano allegorie della musica e angeli musicanti, strumenti e spartiti, in una variante originale dei soggetti più tradizionali della natura morta. Le sale successive raccolgono invece straordinarie opere sul tema della Natività, ampiamente presente nella produzione dell’artista, e un importante nucleo di disegni, in parte riconducibili alla mano di Orsola e in parte a quella del padre.

Emergono interessanti scelte in cui Orsola si discosta dalla sobrietà propria della vita monacale: i vasi zoomorfi, “capricciosi e ghiri bizzosi” di stampo ancora manierista; l’utilizzo originale di colori intensi; la forza di alcune immagini come la Santa Margherita di fronte al dragone o la Santa Caterina.

 

Attraverso la garbata delicatezza dei visi e delle mani della figure femminili  e delle composizioni, in cui si inseriscono raffinate scelte cromatiche e attenzione ai particolari, la mostra ripercorre la storia dell’evoluzione artistica di Orsola Maddalena Caccia,  che per la prima volta si presenta al pubblico in veste monografica.

Accanto all’esposizione è previsto come di consueto il progetto Avant-dernière pensée che intende creare un contesto musicale per le opere presenti in mostra e gli spazi espositivi che le ospitano.

I precisi e chiari riferimenti iconografici alla musica presenti in alcune opere di Orsola Maddalena Caccia e il senso di raccoglimento e solitudine creativa che le pervade divengono lo spunto per l’esecuzione dal vivo di partiture coeve per strumento solo, che, attraverso un inedito sistema di ripresa e di diffusione del suono, consentirà al visitatore di attraversare l’esecuzione e di sentirsi al centro di essa.

La mostra aprirà al pubblico  sabato 3 marzo alle ore 15.