STEFANO BOLLANI

 

Stefano Bollani

Danish Trio – Stefano Bollani piano – Jesper Bodilsen contrabbasso – Morten Lund batteria

Milano, 4 luglio 2011 – Elisa Zini – Un ritorno quello di Stefano Bollani a Villa Arconati, amato dal suo affezionato pubblico che lo accoglie nella splendida cornice della Villa, immersa nel verde, alle porte di Milano.

Pianista giovane con una grande carriera alle spalle: comincia a studiare pianoforte all’età di sei anni e a soli quindici esordisce professionalmente. Si diploma al conservatorio di Firenze nel 1993 e accosta celermente al mondo del jazz. Collabora da subito con grandi musicisti (Richard Galliano, Phil Woods, Lee Konitz, Miroslav Vitous, Han Bennink, Aldo Romano, Michel Portal, Gato Barbieri, Pat Metheny, Chick Corea, Bobby McFerrin, Franco D’ Andrea, Martial Solal, Uri Caine, John Abercrombie, Kenny Wheeler, Greg Osby…) trovando il suo mondo. Protagonista ad eventi prestigiosi quali l’Umbria Jazz, il Festival di Montreal, la Town Hall di New York, la Fenice di Venezia e non ultima la Scala di Milano, Bollani matura in un connubio di arte, tecnica e anima.

Fondamentale per la sua carriera è l’incontro con Enrico Rava con il quale collabora tuttora, promuove concerti e incidendo 13 dischi. Tra i più recenti troviamo Tati (ECM 2005), in trio con Paul Motian alla batteria, (disco dell’ anno per l’Academie du jazz francese), The third man (ECM 2007), (miglior disco dell’ anno per la rivista americana Allaboutjazz e per l’ italiana Musica jazz) e New York days (ECM 2008), in quintetto con Mark Turner, Larry Grenadier e Paul Motian (disco dell’anno per Musica jazz).

Musicista multipremiato e stimato Bollani porta sul palco di Villa Arconati tecnica e autoironia. Un concerto che mette in luce le grandi doti del pianista, ineccepibile nei ritmi e nelle melodie. Un jazz quello di Bollani che risente molto dell’influenza di Enrico Rava che lo proietta in un mondo un po’ lontano dalle tradizioni, quelle delle origini, quando si suonava con la polvere appiccicata addosso dal gran sudore, dalla forte umidità dell’aria, con un solo alito di vento: lontano da quel Jazz che affonda le sue radici nel blues.

Il jazz sobrio e contemporaneo di Bollani viene sapientemente miscelato a rivisitazioni che fanno divertire il pubblico come quella dedicata a Michael Jackson con una “Bee Jees” inedita. Ottima amalgama tra piano, contrabbasso e batteria in un cambio di ritmi che si susseguono per l’intero concerto: spesso le note sembrano andare oltre i tasti bianchi e neri a disposizione, in una sorta di magica “creazione”. Divertente il duetto con il contrabbasso sostenuto con le sole ultime note acute della tastiera, con una sola mano, mentre l’altra gesticola e intrattiene un pubblico intrigato. Finale “sospeso” dove il trio recita sul palco: bacchette e dita al rallentatore sfiorano gli strumenti senza emettere suoni in un inaspettato gioco che coinvolge il pubblico nell’accorata attesa della nota finale. Applausi meritati ringraziano e salutano Bollani e i musicisti Jesper Bodilsen e Morten Lund per la serata.