L’atteggiamento pedagogico

andra tutto bene
andra tutto bene

In questo tempo sospeso di COVID-19 è importante avere un atteggiamento profondamente pedagogico, perché più che mai è fondamentale avere dei maestri che indichino il cammino da seguire. L’atteggiamento pedagogico, infatti, in tempo di emergenza, è fondamentale, poiché quando grandi masse di popolazione sono confuse dalla paura della morte, sono gli esperti in questo settore a indicare la rotta da seguire.

In questi mesi la frase “Andrà tutto bene” è stata tra le più usate, ma in realtà andrà tutto bene e potremo guardare a questo periodo con occhi diversi, solo se noi adulti restiamo lucidi, usiamo la forza della ragione, della coesione sociale, dell’ottimismo pedagogico che significa lavorare insieme per migliorare il nostro futuro. 

Il primo elemento fondamentale in pedagogia è il rispetto delle regole, le quali devono essere spiegate, comprese e interiorizzate; solo così infatti poi potranno essere rispettate. Purtroppo abbiamo visto in questi mesi di emergenza come molte persone non sono state in grado di accettare le regole. 

Questa reazione è comprensibile, perchè negare l’esistenza di un rischio o di un problema è la via più facile per non dovere spendere energie a risolverlo; molti minimizzavano o alcuni smentivano divulgando fake news, altri ancora continuavano a fare la stessa vita di prima. E’ importante infatti che il rispetto delle regole venga introiettato sin dall’infanzia in modo che in età adulta sia la persona autonomamente a essere coscientemente in grado di assumere un comportamento morale, ovvero in grado di discernere il Bene dal Male che ogni evento nuovo impone.

Ecco quindi il lavoro che ci aspetta, ma per fare ciò è necessario affidarsi a chi ha competenze pedagogiche, in grado di individualizzare gli interventi educativi volti al riconoscimento dei bisogni di ciascuno, invece che pensare di affidarsi a notizie non fondate o contraddittorie.

Buon lavoro!

Ped. Laura Bonomo

 

Educare oggi…

Educare oggi
Educare oggi

Le sfide pedagogiche oggi in gioco sono veramente di alto livello, in considerazione del fatto che di educazione si parla tanto, troppo forse, ma spesso senza far seguire alle parole e ai giudizi una giusta azione educativa.

Aprendo i social è possibile quotidianamente leggere commenti sull’organizzazione scolastica, sulla mancata esecuzione di protocolli, sulla corretta o scorretta formulazione di teorie pedagogiche, espressi da coloro che di pedagogia ed educazione non conoscono nulla e che dovrebbero in qualche modo aiutare le nuove generazioni a muoversi all’interno di una realtà in continua evoluzione e di difficile comprensione.

Sì…perchè….non dobbiamo dimenticarci che educare vuol dire rendere l’Altro libero di compiere scelte autonome, sulla base di valori acquisiti, ma se questi valori cambiano costantemente e vengono messi in discussione anche da coloro che dovrebbero fare da “guida”…beh allora è veramente complesso muoversi nella realtà!

Il punto di partenza, ma anche quello di arrivo, deve essere la Persona come valore e questo nasce prima di tutto all’interno delle nostre famiglie, nel rispetto reciproco, nel prenderci cura l’uno dell’altro, nel rispetto, nella comprensione, nella rettitudine….che dite, si può fare?

 

Ped. Laura Bonomo

Pedagogia o pedagogie?

Questa domanda non nasce da un errore, bensì da una riflessione che ha portato, all’inizio del ‘900, ad un ampliamento del panorama pedagogico europeo e soprattutto italiano di cui l’Attivismo pedagogico rappresenta il culmine.

L’attivismo è una corrente pedagogica che si sviluppa tra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento; connessa alla psicologia, si concretizza nell’esperienza delle scuole nuove (diffuse particolarmente negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale). 

I principi fondamentali sui quali basa e struttura il proprio intervento li posso sintetizzare così come segue, al fine di rendere chiaro al lettore l’origine di tali cambiamenti:

– il bambino e le sue inclinazioni sono posti al centro dell’attività educativa;

– il fanciullo è riconosciuto come un soggetto attivo;

– l’attività manuale è la pratica educativa fondamentale;

– l’educazione deve essere globale e consentire uno sviluppo armonico di tutte le facoltà del bambino;

– gli interessi individuali e le motivazioni di ciascuno sono alla base della costruzione del progetto educativo;

– l’apprendimento deve muovere dalla realtà che circonda il bambino e incentivare la socializzazione;

– l’antiautoritarismo.

Quindi le prime scuole nuove, create sulla base dei principi sopra citati,  furono create da Cecil Reddie in Inghilterra a partire dal 1889. Si diffusero poi ampiamente in tutta Europa.   

I principali riferimenti teorici sono Ovide Decroly, Edouard Claparède, Adolphe Ferrière e Maria Montessori. In Europa, Roger Cousinet e Célestin Freinet rappresentano l’esito più maturo di questa corrente pedagogica.   

In Italia, tra le pratiche di educazione attiva più note vi sono quelle rappresentate dalla Casa dei bambini di Maria Montessori e l’asilo di Mompiano creato dalle sorelle Agazzi

Nei prossimi articoli affronteremo il pensiero di Maria Montessori, grande donna, grande medico e grande educatrice.

Alla prossima!

Ped. Laura Bonomo

Mail: laurabonomo.pedagogista@gmail.com

E la scuola continua…

Pedagogia
Pedagogia

Nella riflessione sulla scuola iniziata la settimana scorsa ho proposto il punto di vista della Pedagogia rispetto alla situazione odierna che il mondo della scuola sta vivendo, situazione in continua evoluzione e sottoposta a costanti cambiamenti che contrastano con la continuità e le certezze di cui gli studente, soprattutto quelli più piccoli, necessitano.

Certamente le barriere imposte dal Covid-19 complicano il lavoro degli insegnanti, ai quali peraltro viene chiesto di costruire una scuola “su misura”, ma anche quello dei dirigenti scolastici. Le misure adottate per evitare il contagio, che prevedono il distanziamento fisico, hanno comunque un impatto sulla socializzazione e sulla relazione educativa, quindi sulla didattica: di fatto è più difficile soddisfare tutte le esigenze affettive, cognitive e psicomotorie degli alunni/studenti e, proprio per questo, si rende necessario modificare le metodologie utilizzate in precedenza.

Costruire una “scuola su misura”, tuttavia, rimane la sfida principale di ogni insegnante che ha scelto e crede in questa professione, anche in tempo di pandemia. Per questo motivo è importante sottolineare che il distanziamento va inteso esclusivamente nel senso di evitare il contatto e il contagio epidemiologico, non nell’innalzare barriere che possano pregiudicare l’ascolto, l’aiuto e la comprensione dell’alunno. È solo attivando una positiva relazione tra discente e docente, infatti, che si può innescare l’apprendimento.

Nella “nuova” scuola, infatti, c’è molto da fare. I dirigenti scolastici devono agire per organizzare in modo funzionale i tempi e gli spazi, garantendo luoghi di sicurezza sanitaria al personale scolastico, alle famiglie e agli alunni, ma anche per formare ambienti di apprendimento stimolanti.

Di conseguenza, anche gli insegnanti sono chiamati a rinnovare il loro modo di insegnare, facendo tesoro delle tecnologie messe in campo durante il lockdown. Le competenze tecnologiche che i docenti hanno dovuto acquisire e utilizzare nel lungo periodo della sospensione dell’attività didattica non dovrebbero essere dimenticate. Piuttosto andrebbero messe al servizio per creare una didattica più attuale e vicina al linguaggio della “generazione digitale”, nell’ottica di quella Didattica Digitale Integrata di cui tanto oggi la scuola sente parlare.

Ped. Laura Bonomo

Educazione, formazione e istruzione….non facciamo confusione!

Laura Bonomo
Laura Bonomo

Gli uomini si possono tenere con la frusta, come si fa con gli animali.

Possono essere ammaestrati come i cani…ma quando si fa così, quando i dispositivi sono autoritari, di potere, gli uomini manifestano le stesse qualità degli animali, appunto.

Se invece riconosciamo che la persona sia qualcosa di diverso dagli animali, dobbiamo trattare di essa anche le caratteristiche umane: quella affettiva, quella relazionale e quella razionale!

Questa è l’educazione!

Ogni mammifero cura i suoi cuccioli e insegna loro ciò che ha imparato nella vita; ma noi non siamo solo mammiferi, siamo persone e la nostra specificità è appunto l’educazione.

Educazione che ha a che fare con la libertà, con la ragione, con il meccanismo che prevede prima una scelta responsabile e poi l’obbligo di rendere conto di quella scelta.

Ecco perchè educare è più difficile che ammaestrare, significa instaurare con l’educando un rapporto che non è più di potere ma richiede competenze cognitive, relazionali e affettive che non tutti gli adulti possiedono.

Ecco perchè ci sarebbe bisogno di un forte investimento sulla formazione, in particolare di coloro che si occupano di educare gli altri…ma spesso si ha l’impressione che tale bisogno non sia accolto…o no?

 

Ped. Laura Bonomo