Difficoltà, impegni e pedagogia….

Tsunesaburo Makiguki
Tsunesaburo Makiguki

La pedagogia ha sempre sostenuto che bisogna imparare a chiarire i problemi di volta in volta che si presentano. Non c’è dubbio che in situazioni di emergenza gli elevati livelli di stress possano ostacolare la calma necessaria a tale approccio risolutivo, ma forse esplicitare e ricordare costantemente il fine dell’agire quotidiano può essere utile: bisogna aiutarsi, è un’emergenza, bisogna fare gioco di squadra. Ma quali regole pedagogiche si possono consigliare in famiglia in situazione di emergenza?

Le possibili regole pedagogiche familiari sono essenzialmente riassumibili in tre: 1. Il gruppo familiare nei pericoli resta unito. 2. Bisogna chiedersi costantemente cosa si sta imparando da questa esperienza. 3. Non arrendersi di fronte alle difficoltà.

E’ importante poi chiedersi che cosa stiamo imparando, non solo perché come proponeva un pedagogista giapponese della prima metà del Novecento, Tsunesaburo Makiguki, “siamo quello che impariamo”, ma per capire a fondo il senso di quello che ci sta accadendo. Stiamo imparando che rispettare le regole può essere utile a salvare la propria vita e quella degli altri, che stare in casa diventa non solo un obbligo di legge da rispettare, un dovere imposto dallo Stato Italiano, ma un contributo intenzionale a vincere questa battaglia contro un nemico invisibile. 

Stiamo imparando che se si è in difficoltà è importante saper chiedere aiuto nel modo giusto; la perseveranza e la determinazione a non arrendersi sono qualità preziose da coltivare e che hanno un nome preciso: Resilienza, che non vuol dire solo resistere, ma saper cogliere elementi positivi anche nelle situazioni di dolore, vuol dire fare il meglio che si può con quello che si ha con la scelta di una buona volontà per fare il Bene. Essere resilienti vuol dire continuare ad imparare a salvarsi e a salvare gli altri.

Ped. Laura Bonomo