Un anno di Disegni

copertina libro
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«Per me le strip di satira politica e di costume sono come i bagni di latte d’asina per Messalina: mantengono la pelle fresca e insieme alla pelle pure il cervello.»

Sono anni che Stefano Disegni racconta l’Italia che cambia. E, ovviamente, lo fa a modo suo, con l’inseparabile matita satirica e pungente, prendendo in giro vizi e virtù del nostro Paese. Un Paese in continua evoluzione, dove forse trovare punti di riferimento è diventato impossibile. Quindi, l’unica cosa che ci resta da fare è ridere dei nostri problemi e delle nostre piccole e grandi debolezze.

I temi sono tanti, persino troppi, e l’autore li passa in rassegna davvero tutti: l’immigrazione, il degrado delle città (tra rifiuti e criminalità), la disoccupazione, i vaccini, le nuove tendenze e le mode, la deriva populista della politica (tra contratti di governo e premier sconosciuti), le nuove tecnologie che ci rendono la vita più comoda, serena e felice (felice?)…

Un anno di Disegni raccoglie le strip pubblicate, settimana dopo settimana sul nuovo 7, per rivivere dodici mesi in cui è successo di tutto. Avvenimenti e comportamenti di fronte ai quali, talvolta, è facile sentirsi come quegli alieni che, pagina dopo pagina, guardano allibiti ciò che accade nel mondo bizzarro chiamato Italia.

Ema: Maroni a 24mattino Su Radio 24

maroni
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“Bisognava intervenire tra la seconda e la terza votazione. Ecco lì la diplomazia doveva partire e dovevano esserci tutti i rappresentati del Governo, non solo il sottosegretario Gozi, forse lì è mancato il rush finale.” Afferma Roberto Maroni, governatore della regione Lombardia intervistato ai microfoni di Luca Telese e Oscar Giannino nel corso della trasmissione 24Mattino su Radio 24. “Quello è stato il momento topico”, ha spiegato. “Tra la seconda e la terza votazione bisognava convincere i cinque paesi che hanno votato per Copenaghen, ne bastavano due a votare a favore di Milano”

“La Spagna che non sostiene Milano per invidie perché Barcellona è fuori è il segno di un’Ue che va rifondata”, sostiene Maroni .”È stata una ripicca?” chiede Luca Telese. “Io penso di sì.” conclude Maroni.

“Amsterdam non ha un palazzo e questo mi preoccupa molto”. prosegue Roberto Maroni,  “Non faccio il tifo perché Amsterdam fallisca, perché l’Agenzia non trovi la sua sede, perché sarebbe un danno per la salute anche dei nostri cittadini” ha continuato Maroni, “ma mi pare veramente, la scelta che è stata fatta, una pura follia o la dimostrazione dell’incapacità dell’Europa di decidere.”

Immigrazione: Stranieri regolari, chiedono lo stop a sbarchi

l'assessore-bordonali
l’assessore-bordonali

“Ormai anche gli immigrati residenti in Lombardia chiedono in netta maggioranza e in maniera convinta lo stop a nuovi arrivi e controlli alle frontiere, in quanto ritengono che tra i cosiddetti migranti si nascondano persone potenzialmente pericolose. Solo il governo italiano non l’ha capito e al netto delle promesse di Gentiloni, Orlando e Minniti registriamo un pericoloso +57 per cento sugli sbarchi rispetto allo scorso anno. Sono ormai 14.319 gli aspiranti profughi arrivati nel 2017″.

Lo ha detto Simona Bordonali, assessore regionale alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione citando i dati raccolti dall’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicita’ e contenuti nel rapporto 2016 “L’immigrazione in Lombardia”.

IL SONDAGGIO – “Ormai e’ noto come la maggioranza degli italiani sia totalmente contraria alla gestione del problema dell’immigrazione da parte del governo. Meno esplorata – ha continuato Bordonali – era l’opinione degli stessi cittadini di origine straniera rispetto a questi nuovi flussi”.
Opinione che e’ stata invece approfondita nella recente rilevazione ORIM attraverso alcuni quesiti posti alla popolazione straniera residente in Lombardia (campione di 3.303 unita’ su scala regionale).

SI’ ALL’ACCOGLIENZA DI CHI SCAPPA DA GUERRE E PERSECUZIONI – Dalle rilevazioni emerge come il 54 per cento degli immigrati residenti in Lombardia sia favorevole all’accoglienza solo nei confronti di coloro che scappano da guerre e persecuzioni e un ulteriore 12 per cento crede che non si debba piu’ accogliere alcun migrante. Solo il 34 per cento degli stranieri ritiene che sia necessario accogliere tutti.

ALTO RISCHIO TERRORISMO – 56 immigrati su 100 inoltre sono molto
(25 per cento) o abbastanza (31 per cento) d’accordo sul fatto che tra i migranti si nascondano terroristi e delinquenti.
In larga maggioranza anche coloro che credono sia necessario ripristinare le frontiere nazionali europee e fare i controlli ai confini. Il 59 per cento degli immigrati residenti in Lombardia si dichiara molto o abbastanza d’accordo con questa affermazione.

Alitalia su A340-500 a disposizione del Governo Italiano

aereo 340-500 TRASPORTI

In merito all’aereo A340-500 a disposizione del Governo italiano, anche a seguito di alcune indiscrezioni di stampa, Alitalia tiene a precisare quanto segue: l’aeromobile, nella  disponibilità di Alitalia in base ad un accordo con il proprio partner industriale, sarà destinato al servizio dei Voli di Stato in conseguenza di un contratto di leasing – stipulato alle usuali condizioni di mercato – tra Alitalia e il Ministero della Difesa.

Alitalia si è impegnata a garantire la manutenzione ordinaria nell’ambito del contratto di leasing. L’intera operazione non comporta alcun costo per Alitalia.

“Taglia le ali alle armi”

La campagna contro i caccia F-35 alla Camera: i dati del Ministero non
sono trasparenti

In audizione alla Commissione Difesa i rappresentanti di “Taglia le
ali alle armi” chiedono un’indagine conoscitiva sul programma JSF

Un’indagine conoscitiva delle competenti Commissioni parlamentari
per stabilire i reali costi (e la consistenza dei problemi tecnici del
velivolo) relativi alla partecipazione italiana al progetto Joint
Strike Fighter per il caccia d’attacco F-35. E’ quanto hanno
chiesto oggi alla Camera dei Deputati (in un’audizione presso la IV
Commissione Difesa) il portavoce di Sbilanciamoci! e di Rete Italiana
per il Disarmo, tra le organizzazioni promotrici della mobilitazione
insieme alla Tavola della Pace.

“Dopo le recenti comunicazioni del Ministero della Difesa che
sostengono che il costo di acquisto sarà molto minore rispetto a
quanto dicono i dati ufficiali USA – afferma Francesco Vignarca
coordinatore di Rete Disarmo – crediamo che non sia opportuno che il
Parlamento e il Governo procedano ad una scelta sul caccia F-35
basandosi su dati e numeri poco chiari e non dettagliati”. Tutte le
analisi effettuate da “Taglia le ali alle armi!” (consegnate alla
Commissione e disponibili da questa sera sul sito della Campagna
MailScanner has detected a possible fraud attempt from
“www.disarmo.org(nof35″ claiming to be www.disarmo.org/nof35) ci
portano ad un costo del prossimo lotto (quello di cui l’Italia
dovrebbe acquistare tre esemplari nel corso del 2012) di almeno 140
milioni di euro ad aereo. Quantomeno tale cifra é il costo ricavabile
dai dati statunitensi recentemente pubblicati. “Non ci sembra quindi
possibile, e lo abbiamo sottolineato nell’incontro con i
Parlamentari, credere fino a dimostrazione contraria agli 80 milioni
citati in audizione sia dal Ministro Di Paola che dal Segretario
Generale della Difesa De Bertolis” conclude Vignarca “nemmeno
prendendo in considerazione il solo costo di produzione avionica (il
cosiddetto “flyaway cost”)”.

La Campagna ha inoltre illustrato alla Commissione, in una riunione
che ha visto una buona partecipazione di deputati e diversi interventi
e domande, i veri dati sull’impatto industriale ed occupazionale che
il JSF porterà nel nostro paese che risultano essere di molto minori
(sia in termini di posti di lavoro che di lavorazioni e tecnologie
trasferite) rispetto a quanto prospettato dalla Difesa. Anche per
questo occorre prendersi un periodo di ulteriore approfondimento e
chiedere l’esplicitazione dei documenti e contratti ufficiali.

“Senza considerare quanto potremmo fare investendo questi soldi in
altri comparti della spesa pubblica – ha aggiunto alla discussione
Giulio Marcon portavoce di Sbilanciamoci” – che potrebbe trarre un
grosso beneficio economico e colmare lacune sociali importanti
utilizzando in altra maniera gli almeno 10 miliardi (circa 1
all’anno con le previsioni attuali) di costo di acquisto dei
caccia”. Un costo che sarà poi da moltiplicare per tre se si
considera tutta la vita e tutta la gestione degli aerei.

“Noi non siamo venuti qui solo come esponenti del mondo del disarmo
e della Pace – conclude Marcon – ma anche come rappresentanti dei
contribuenti che non vedono di buon occhio questa enorme spesa per un
programma aeronautico che ha inoltre dimostrato le proprie debolezze
tecnologiche ed economiche. Siamo consci che si debba realizzare una
politica di difesa per l’Italia, solo ci domandiamo perché debba
essere prevalentemente militare e non possa invece essere costruita
sulla tutela della vita dei cittadini italiani”.

Anche per il nostro ruolo internazionale nei conflitti
l’investimento sugli F-35 appare spropositato e insensato: “Per
fare interposizione in aeree di conflitto e ricostruzione non servono
certo i cacciabombardieri” conclude Vignarca.