Marco Bellomi racconta la violenza che spense la vita di Luca Massari e la ferita di una città che non deve dimenticare
Un memoir civile sulla memoria, l’amicizia e il dolore che diventa resistenza.
Milano, ottobre 2010. Un cane attraversa la strada. Il taxi di Luca Massari, 45 anni, lo investe accidentalmente. Scende dall’auto per scusarsi, per verificare le condizioni dell’animale. In pochi istanti, la responsabilità e il dialogo si trasformano in tragedia: viene circondato, insultato e picchiato a morte.
Dopo 30 giorni di coma, Luca muore in ospedale. La città si ferma, si interroga, poi lentamente dimentica.
A quindici anni da quell’aggressione, Marco Bellomi, amico fraterno della vittima, riapre la ferita con il memoir L. — un libro che non è soltanto il racconto di un lutto, ma un atto civile di memoria e di ricomposizione.
Presentazione libro
Venerdì 14 novembre alle 21
Auditorium comunale via Calori, 9
Locate di Triulzi – Milano
Tre domande a Marco Bellomi
Chi era Luca, oltre il suo lavoro ?
«Luca era un amico di infanzia. Abitavamo nello stesso palazzo a Locate Triulzi e abbiamo frequentato le stesse scuole fino alle medie. Di quel periodo ricordo le strettissime frequentazioni,fatte di giochi, marachelle e poi grandi partite a basket. Poi le strade incomincino a differenziarsi, con scelte scolastiche superiori differenti, ma è proprio quel momento di formazione adolescenziale che ci vede rafforzare in nostro legame. Entrando nella fase adulta condividiamo le opinini sulle prime ragazze, le vacanze “finalmente” senza genitori, le scelte antimilitariste ( facemmo entrambi il servizio civile) quindi le scelte lavorative. Devo dire che è stata proprio in quella fase che forse ci siamo un po persi di vista, come succede spesso quando si entra nel mondo del lavoro e magari ci si fidanza e sposa.Bastava però un segno, una scintilla di allerta perchè ci si potesse nuovamente confrontare, magari mantenendo posizioni anche divergenti su alcuni argomenti,ma con la barra dritta della amicizia autentica»
Milano è cambiata, negli ultimi 20 anni… E passando anche dai 15 trascorsi da quel terribile episodio, il clima sembra essere ancora peggiorato. Episodi come questi, non dovrebbero fare riflettere le persone ?
«Il mondo è cambiato. La società è cambiata. Le grandi metropoli assorbono, esacerbando questi cambiamenti sopratutto sociali.Spesso sono teatro di episodi di violenza urbana, di lotte per evincersi da contraddizioni di natura economica e sociale, ma soprattutto le città riflettono i messaggi che ci vengono imposti dal quel mondo globalizzato che sembra aver perso una misura di giustizia. Le persone guardano agli avvenimenti di cronaca senza strumenti critici, consumano le proprie gesta al servizio di un mercato che tutto ingloba. Si corre, non ci si ferma a riflettere a sufficienza. La tendenza è questa ormai. Credo che sia questo a rafforzare i tentativi di andare controcorrente che si vedono ancora, per fortuna, nella società civile, nell’impegno dei singoli che si prodigano per il prossimo per una rinascita e affermazione di una società migliore , più giusta ed in sintonia con l’ambiente»
Si parla spesso di “pace”, di perdono… Lei che era e rimane un grande amico di Luca, ha perdonato quanto successo ?
«Se vogliamo intendere il perdono, depurato da tutti quei cascami religiosi che a volte lo rendono un po’ falso e peloso, una fase dell’elaborazione del lutto realizzata coscientemente e visto evolutivamente direi che si, ho perdonato. Il perdono per me è laicamente un’affermazione della propria libertà rispetto al vincolo che spesso i ricordi ci impongono. Ogni uomo dovrebbe arrivare a dire “ non permetto che i ricordi mi tengano legato alle cose della vita e voglio sentirmi libero”. Credo nella giustizia e nella possibilità che i colpevoli possono evincersi dagli errori. La vicenda giudiziaria non sono Io, non mi identifico con quello che è stato. Io ora sono altro. Ho sofferto, ho giudicato, ma non sono quel giudizio. In quest’ottica si può e si deve perdonare. Luca deve essere lasciato andare e questo sicuramente mi lega ancora di più a lui»
Intervista a cura di Davide Falco
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