Gestire un’impresa di pulizie può essere un’attività molto redditizia considerato che sono sempre più numerose anche in Italia le famiglie che affidano le pulizie domestiche a personale specializzato e senza contare che in azienda e nei condomini quella dell’addetto alle pulizie è una figura indispensabile. Ecco una guida essenziale, allora, a cosa serve per aprire una ditta di pulizie.
Cosa serve per aprire una ditta di pulizie: requisiti e passaggi
Partiamo dai requisiti richiesti per legge. La buona notizia per chi vuole aprire una ditta di pulizie è che, diversamente da quanto succede per altre tipologie di imprese, non sono richiesti in Italia particolari titoli di studio o certificazioni in possesso del titolare almeno finché si tratta di pulizie ordinarie e, cioè, eseguite in edifici pubblici o privati allo scopo di mantenerli puliti e in ordine. Il discorso è diverso, invece, se si intende aprire una ditta che si occupi di sanificazione e disinfezione degli spazi: in questo caso è necessaria una laurea in materie affini (come, per esempio, chimica), un attestato di qualifica professionale attinente o un’esperienza pregressa accertata nel settore di almeno tre anni.
Anche l’iter burocratico da seguire per aprire una ditta di pulizie ordinarie non è particolarmente complesso: basta aprire una partita IVA (codice ATECO 81.21.00), iscriversi all’albo degli artigiani e alla Gestione Artigiani dell’INPS e aprire una posizione INAIL per sé e per tutti i soci, dipendenti ed eventuali familiari prestatori d’opera. Prima dell’avvio effettivo dell’attività bisogna richiedere la Scia al Comune compente.
Quanto costa aprire un’impresa di pulizie: conviene?
Le principali valutazioni da fare prima di aprire una ditta di pulizie riguardano, insomma, i costi da sostenere. Sono inevitabili quelli per
- la fornitura di detergenti e attrezzature per la pulizia,
- auto o furgoni con cui raggiungere i clienti se si effettuano pulizie a domicilio (in appartamento, in condominio, eccetera);
- l’affitto di una sede operativa o un magazzino in cui riporre gli strumenti di lavoro;
- le assicurazioni sia personali e sia per danni a terzi da stipulare per tutte le persone dell’azienda che operativamente si occupano di pulizie;
- spese correnti come carburante, utenze, telefono e Internet, eccetera.
A queste vanno aggiunte spese burocratiche e gestionali e, se si assumono dipendenti, quelle legate a stipendi e contributi. Le stime degli addetti ai lavori sono, così, che per aprire una ditta di pulizie serve un capitale minimo di 30 mila euro: si eviterà in questo modo di dover fissare per i propri servizi prezzi troppo alti che in molte città, stante l’abbondanza di imprese di pulizie esistenti, possono risultare poco competitivi e che, più in generale, non lo sono mai all’inizio quando un’impresa appena nata ha bisogno di farsi conoscere e costruirsi un parco clienti.
Aver analizzato attentamente il mercato in cui ci si muove e le opportunità e i pericoli che provengono da questo può aiutare non solo ad attuare le giuste strategie di pricing, ma anche e soprattutto a fare piani realistici su come far crescere l’impresa di pulizie, in che campo espandersi, che servizi aggiuntivi poter fornire per distinguersi dalla concorrenza, eccetera.
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