La diffusione del lavoro ibrido sta cambiando in maniera profonda la società, ripopolando aree da cui storicamente in diversi sono andati via. Una vera e propria fuga dalle città, stando anche a quanto riporta Il Sole 24 Ore, che parlava del fenomeno già nel 2021, citando i dati di uno studio della società di ricerche OnePoll. Secondo la ricerca, il 53% delle persone sarebbe orientato, anche a costo di una riduzione dello stipendio, verso la possibilità di operare da location diverse da quelle delle città.
Possiamo dunque affermare che lavorare nei capoluoghi non rappresenta più una necessità primaria né tantomeno un compromesso necessario per fare carriera. Non mancano infatti le opportunità per coniugare vita lavorativa e privata in maniera ottimale e con un equilibrio più proficuo per il benessere personale e persino la salute. Per farsi un’idea delle posizioni aperte, è possibile digitare frasi come “cerco lavoro a Brescia”, una città che non abbiamo scelto a caso dal momento che emerge per la crescita costante e i servizi degni di nota a 360°, persino dal punto di vista ambientale.
Situata non lontano da Milano, è costellata da Comuni di grandezza medio-piccola dove si sta bene e sono diverse le posizioni aperte anche per quanti operano in presenza, come addetti alla pasticceria, tecnici e professionisti della logistica. Qualcosa che mostra come la fuga dalle città non interessi unicamente le professioni del digitale, ma sia piuttosto da interpretare come un fenomeno culturale e sociale con dinamiche più profonde, radicate e al contempo nuove.
Dietro le ragioni del lavorare fuori dai capoluoghi
C’è un aspetto che è importante non scordare mai quando si parla dell’economia italiana ed è il suo stretto legame con il territorio: un fattore tradizionale e che contraddistingue il Belpaese forse più di qualsiasi altro Stato europeo, come confermato dall’alta percentuale di PMI.
E che è il suo punto di forza più autentico, la sua fonte di ricchezza più genuina, dal momento che è dalle piccole e medie imprese che spesso nascono i talenti che poi si fanno notare: lo ritroviamo nell’arte ma anche nei settori più tecnici dell’economia come quello metallurgico e manifatturiero.
C’è certamente questo aspetto dietro al fatto che sempre più persone scelgono di investire nel lavorare fuori dai capoluoghi oppure di utilizzare i mezzi pubblici per spostarsi come pendolari verso le grandi città. Al centro c’è un legame con delle radici che hanno nella terra – e dunque in una storia nazionale che è fatta prima di tutto di umiltà e di cultura contadina – il fulcro più vero.
Una migliore qualità della vita, sotto tutti i punti di vista
Alla luce dei considerevoli aumenti del costo della vita, sono diversi gli italiani che optano per lavorare fuori dai capoluoghi. Costa meno e spesso si vive meglio, approfittando di ambienti di lavoro dove c’è più produttività e possibilità di confronto e crescita, ma con meno frenesia e pressione.
A giovarne non è soltanto la vita privata e il benessere personale ma lo stile di vita nel suo complesso, dove si assiste inoltre a una riscoperta della dimensione comunitaria, più forte e di sostegno. I territori risultano come rigenerati, grazie a un impatto economico e sociale, persino imprenditoriale, decisamente positivo.
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