Torna in scena Dedalo e Icaro, la coproduzione del Teatro dell’Elfo con Eco di fondo, nata dalla collaborazione di una pluralità di artisti: dall’autore del testo, Tindaro Granata, ai registi, Giacomo Ferraù e Francesco Frongia, agli interpreti, che in questa edizione sono Giacomo Ferraù, Giulia Viana, Libero Stelluti, Enzo Curcurù.
Il mito greco riletto con gli occhi di oggi e con il coraggio di porre le domande più difficili.
Icaro, da quando ha memoria, vive nel labirinto di Cnosso, costruito dal padre Dedalo, in cui si aggira un’oscura creatura metà uomo-metà animale, il Minotauro. Il padre, per amore del figlio, raccoglie negli anni delle piume per comporre lunghe ali per poter uscire dal labirinto e le assembla con la cera. Un giorno Dedalo e Icaro spiccano il volo fuori dal labirinto. Il padre raccomanda al figlio di non avvicinarsi troppo al sole, ma Icaro non lo ascolta: la cera che tiene le ali unite al corpo si scioglie e il ragazzo precipita nel mare.
«Nella nostra rilettura – raccontano Frongia e Ferraù – Dedalo costruisce ad Icaro delle ali fatte esclusivamente dal suo estremo amore. Icaro, infatti, è rinchiuso in un labirinto: un mondo fatto di vicoli chiusi, strade verso l’esterno che s’interrompono, dalle quali spesso sembra di vedere improvvisamente l’uscita, ma è solo un’illusione. Il labirinto, Dedalo lo sa, è cieco, si chiama autismo e non ci sono cure. Si può, solo, amare incondizionatamente! Icaro vive in un quotidiano labirinto le cui pareti sono le innumerevoli difficoltà che la sua condizione di ‘diverso’ gli causa nel mondo dei ‘normali’».
Esiste un modo per uscire dal labirinto? Cosa è disposto a fare il padre per insegnare al figlio a volare in uno spazio che non ha limiti, non ha confini, nel quale ci si può perdere? Dedalo non può lasciare che Icaro voli da solo nel cielo, perché si sa, il ragazzo andrà con le sue ali diritto verso il sole. E, se quella caduta è inevitabile, che senso ha per un genitore fornire a un figlio quelle ali di cera? Dalla nostra riflessione prende vita questo ‘particolare’ Dedalo e Icaro che nasce dallo studio di testimonianze dirette, a volte struggenti e altre pervase da una feroce ironia. Ogni storia è unica ma tutte hanno un comune denominatore: il terrore dei genitori che i figli non riescano a vivere dopo di loro».
«Dedalo e Icaro, ovvero come parlare di autismo con delicatezza, verità e ironia. La compagnia Eco di Fondo (drammaturgia di Tindaro Granata) rilegge il mito greco e vince la sua scommessa: nessun pietismo, né gara alla lacrima, ma uno spettacolo delicato, frutto di testimonianze dirette e riflessioni».
«Punti di vista, idee, azioni che non per forza devono sfogare nella resilienza, ma anzi suonano irridenti, fino al rifiuto della malattia, alla fuga da casa o all’augurio di morte. Disinnescate, in questo modo, le trappole del dramma a tesi, la malattia diviene oggetto non di pietas ma di analisi drammaturgica, punto di snodo di vicende umanissime, raccontate con semplicità dal duo registico Ferraù-Frongia, riuscendo a congrumarsi in uno spettacolo intimo e delicato».

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