Il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha decretato sei nuove riserve indigene, vietando l’estrazione mineraria e limitando l’agricoltura commerciale.
Le terre, tra cui una vasta area di foresta amazzonica, coprono circa 620.000 ettari.
I leader indigeni hanno accolto con favore la mossa di Lula, ma hanno affermato che è necessario proteggere altre aree.
Lula, entrato in carica a gennaio, si è impegnato a invertire le politiche del suo predecessore di estrema destra Jair Bolsonaro, che ha promosso l’estrazione mineraria nelle terre indigene.
Lula, che in precedenza è stato presidente nel periodo 2003-2010, ha firmato il decreto di demarcazione venerdì – il giorno finale di un raduno di indigeni provenienti da tutto il Paese nella capitale Brasília.
“Stiamo per legalizzare le terre indigene. È un processo che richiede un po’ di tempo, ma verrà realizato” ha detto il Presidente Lula.
“Non voglio che durante il mio governo nessun territorio indigeno rimanga senza demarcazione. Questo è l’impegno che ho preso con voi”.
In un tweet, Lula ha definito la decisione “un passo importante”.
Negli ultimi anni si è registrato un allarmante aumento della deforestazione della foresta amazzonica, un cuscinetto cruciale nella lotta globale contro il cambiamento climatico.
Le nuove riserve si trovano nel Brasile centrale, nel nord-est e nel sud del Paese.
Il decreto presidenziale concede alle popolazioni indigene l’uso esclusivo delle risorse naturali nelle riserve. Sono vietate tutte le attività estrattive e sono previste regole più severe per l’agricoltura commerciale e il disboscamento.
Bolsonaro, il presidente che Lula ha succeduto, ha ripetutamente detto che, estraendo nei territori indigeni, il Brasile – che dipende pesantemente dai fertilizzanti importati – potrebbe costruire più riserve di potassio proprie. Questo argomento è stato messo in discussione da alcuni esperti.
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