Certificazione della parità di genere: dopo la legge è arrivato il momento dell’implementazione concreta. E’ quanto emerso dal convegno “Questioni di rispetto e business”, promosso martedì 11 ottobre a Palazzo Isimbardi dalla Città metropolitana di Milano e dalla Consulta femminile di Milano.
A fare gli onori di casa, la consigliera delegata al lavoro e Politiche sociali, Diana De Marchi, da sempre molto sensibile al tema della parità, insieme alla presidente della Consulta Laura Caradonna.
Con loro un parterre di relatrici e relatori di primo livello, che hanno portato testimonianze interessanti dal mondo associativo, imprenditoriale e giuridico per fornire un quadro completo e rappresentativo del contesto in cui la normativa UNI/PdR 125:2022 “Linea guida sul sistema di gestione per la parità di genere” dovrà essere attuata. Ospiti d’onore le onorevoli Cristina Rossello e Chiara Gribaudo, quest’ultima prima firmataria e relatrice della legge approvata all’unanimità e pubblicata nel marzo 2022.
Gianluca Landolina, Amministratore Delegato Cellnex Italia SPA , ha portato l’esperienza della prima azienda che ha ottenuto la certificazione di genere in Italia. Infine Gianluca Di Giulio, di Accredia Ente Unico Nazionale di Accreditamento designato dal Governo Italiano ha illustrato l’attività in corso per creare un elenco di società certificatrici (27 le richieste, di cui 6 andate a buon fine).
L’Italia è il primo Paese in Europa ad avere una normativa ad hoc, anche se resta al 14esimo posto in Europa per politiche sulla parità di genere.
L’onorevole Chiara Gribaudo ha spiegato come sia stato fondamentale arrivare ad un voto unanime sulla legge, che a sua volta modifica e toglie le distorsioni della normativa pregressa e mai attuata appieno, tenendo conto delle istanze raccolte dal mondo imprenditoriale e dei dati raccolti da un’indagine ispettiva.
Tre anni di lavoro per capire come arrivare a linee guida attuabili concretamente, anche attraverso una leva economica che potesse accompagnare il cambiamento culturale.
Riduzione del divario salariale l’obiettivo, tra le novità: obbligo di redazione del rapporto di parità per aziende pubbliche e private che impiegano più di 50 dipendenti (anziché 100 come precedentemente previsto), sgravi contributivi per chi ottiene la certificazione anche senza obbligo, meccanismi premiali nei bandi pubblici, rendicontazione chiara.
Questione di rispetto, certo, ma anche di business: le aziende che rispettano i criteri di parità, infatti, risultano più competitive e possono usufruire di agevolazioni contributive e premialità nei bandi pubblici. Un chiaro concetto emerso è il costo di escludere una fetta di popolazione, preparata e competente, dal mercato, come attestano i dati: le donne sono il 56% dei laureati italiani, ma solo il 28% dei manager. Insomma la certificazione assume anche una valenza di business per le aziende.
“C’è una vera necessità di cambiamento, bisogna ragionare sulle competenze e capacità di donne e uomini. Solo così avremo quella trasformazione necessaria e urgente, offrendo pari opportunità nel mondo lavorativo – ha commentato la consigliera De Marchi – Dobbiamo far sì che la certificazione di genere diventi la normalità, attivando un percorso di sensibilizzazione e presa di coscienza, attivandoci su più fronti. Dobbiamo fare i conti con gli stereotipi, anche nella formazione, per combattere dinamiche figlie delle tradizioni e del passato, che spesso escludono le donne da determinati percorsi di apprendimento. La Città metropolitana è in prima linea nel guidare questo cambiamento culturale”.
Laura Caradonna, presidente della Consulta femminile, ha parlato di diffondere la cultura nella parità di genere nelle aziende: “Un progetto di medio e lungo termine, quello della sensibilizzazione sulla certificazione della parità di genere, che con un percorso costante può e deve entrare nelle coscienze, così che tra 10 anni sia un percorso acquisito, magari anche inutile perché entrato a far parte della cultura di tutti noi”.
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