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venerdì, Settembre 4, 2026

Recensione spettacolo “R.A.M.” al teatro Franco Parenti

Ram é l’acronimo di Random Access Memory, ovvero memoria ad accesso casuale.

Ed é questo che caratterizza la protagonista Cruz, interpretata da una coinvolgente Marina Rocco, che per ragioni infelici decide di vendere la sua memoria per potersi dimenticare delle delusioni o forse degli errori della vita precedente.

Il testo di Edoardo Erba, con la regia del giovane Michele Mangini, racconta una storia  nel 2121,un futuro deserto di emozioni, dove i più poveri vendono la proprio memoria anche per accumulare denaro e vivere ai margini rispetto agli “Aumentati”, quei ricchi  che possiedono  forza economica, nutrendosi delle memorie altrui per potersi  completare, migliorare, perfezionando il proprio DNA, il proprio patrimonio genetico.

Gli artisti in scena, riescono a immedesimare lo spettatore in quell’epoca grazie alla scenografia astratta creata da un abilissimo Michele Iodice, che attraverso una serie di serbatoi di acciaio agganciati tra di loro, ricompone la fotografia della corteccia celebrare, frantumata forse  dalla stessa spaccatura   sociale.

Ma é grazie ad alcuni segnali lasciati da qualcuno  pentito  della stessa scelta di  Cruz, che la protagonista, desidera ricongiungersi col suo passato ,quantomeno riprendersi certe  emozioni che senza memoria non riesce  più a percepire ed é verosimilmente  questa la metafora di RAM ,cosi futuristico ma così antico: la necessità delle relazioni e interazioni  e della capacità di essere o quantomeno ritornare ad essere gentili e per esserlo, occorre tornare più umani possibili.

Suggestivo e originale e per nulla ordinario, il Teatro Franco Parenti mette in scena R.A.M. fino al 30 giugno

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Di Viviana Vitariello

Davide_Falco
Davide Falco

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