Ram é l’acronimo di Random Access Memory, ovvero memoria ad accesso casuale.
Ed é questo che caratterizza la protagonista Cruz, interpretata da una coinvolgente Marina Rocco, che per ragioni infelici decide di vendere la sua memoria per potersi dimenticare delle delusioni o forse degli errori della vita precedente.
Il testo di Edoardo Erba, con la regia del giovane Michele Mangini, racconta una storia nel 2121,un futuro deserto di emozioni, dove i più poveri vendono la proprio memoria anche per accumulare denaro e vivere ai margini rispetto agli “Aumentati”, quei ricchi che possiedono forza economica, nutrendosi delle memorie altrui per potersi completare, migliorare, perfezionando il proprio DNA, il proprio patrimonio genetico.
Gli artisti in scena, riescono a immedesimare lo spettatore in quell’epoca grazie alla scenografia astratta creata da un abilissimo Michele Iodice, che attraverso una serie di serbatoi di acciaio agganciati tra di loro, ricompone la fotografia della corteccia celebrare, frantumata forse dalla stessa spaccatura sociale.
Ma é grazie ad alcuni segnali lasciati da qualcuno pentito della stessa scelta di Cruz, che la protagonista, desidera ricongiungersi col suo passato ,quantomeno riprendersi certe emozioni che senza memoria non riesce più a percepire ed é verosimilmente questa la metafora di RAM ,cosi futuristico ma così antico: la necessità delle relazioni e interazioni e della capacità di essere o quantomeno ritornare ad essere gentili e per esserlo, occorre tornare più umani possibili.
Suggestivo e originale e per nulla ordinario, il Teatro Franco Parenti mette in scena R.A.M. fino al 30 giugno
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Di Viviana Vitariello



