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giovedì, Settembre 10, 2026

Don Giovanni di Mozart: “Prima delle Prime” alla Scala

Il Don Giovanni

Don Giovanni, composta tra marzo e ottobre del 1787, quando Mozart aveva 31 anni, è la seconda delle tre opere che Mozart scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte; segue le Nozze di Figaro e precede Così fan tutte. L’opera commissionata dall’imperatore Giuseppe II non andò in scena per la prima volta a Vienna, bensì in quello che oggi è il Teatro degli Stati di Praga nel 1787. Qui il successo fu grandissimo, evento che non si verificò a Vienna.

Molto stretta e concentrata in brevissimo tempo fu la collaborazione del Salisburghese con Lorenzo Da Ponte che per venire a capo dell’impresa si ispirò, apportando notevoli modifiche, al Convitato di pietra di Giovanni Bertati – musica di Cazzaniga – che a sua volta aveva derivato il suo testo da un dramma in versi del grande scrittore Tirso de Molina El burlador de Sevilla y el convidado de piedra. Non è tuttavia escluso che sia Mozart sia Da Ponte non abbiano tenuto presente Don Giovanni e il convitato di pietra di Molière.

Anche se Mozart nel suo catalogo scrisse Il dissoluto punito, Don Giovanni. Opera buffa in due atti, nel libretto l’opera porta la definizione di “dramma giocoso”. Un possente ossimoro. Giocoso? Con un tentativo di stupro, un assassinio e la morte finale del protagonista?

Un capolavoro di assoluta ambiguità

Su questo capolavoro di assoluta ambiguità si sono interrogati nel tempo studiosi, interpreti e ascoltatori. Per Mozart è la musica che deve determinare il tono, il ritmo, il senso del dramma. Per lui comporre un’opera non vuol dire scegliere un libretto e rivestire di musica le parole: la poesia deve essere “la figlia ubbidiente della musica”. Notevoli sono gli interventi della moderna musicologia su quest’opera così “aperta”. Ci sembra però interessante una rapida ricognizione nel passato: tra i tanti famosi cultori ed esegeti di Mozart ha un posto di primo piano Bernhard Paumgartner, allievo di Bruno Walter, autore di un libro (1927) che rimane un classico nella storiografia mozartiana. Quasi lapalissiana, incontrovertibile è una sua riflessione: “Don Giovanni, pur ponendo allo studioso mille problemi, non ha problemi ed è comprensibile anche all’ascoltatore più ingenuo, accessibile a tutti in mille misure diverse”. Folgorante e categorica è invece la definizione che in un lungo saggio (Don Giovanni. La musica di Mozart e l’eros) Soren Kierkegaard dedica all’opera: Don Giovanni è un lavoro senza macchia, di ininterrotta perfezione.

L’opera sarà in scena alla Scala dal 27 marzo con la direzione di Pablo Heras-Casado e la regia di Robert Carsen che si rifà alla lettura di Camus.

Nell’incontro, con ascolti, “Le maschere del libertino (chi son io tu non saprai)”, Vittorio Lingiardi parlerà del mito e della psicologia di Don Giovanni. Vittorio Lingiardi – psichiatra, psicoanalista e scrittore – è professore ordinario di Psicologia dinamica presso la Facoltà di Medicina e Psicologia della “Sapienza” Università di Roma.

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Alice Gipponi

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