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Updated on 25 July 2021 08:54

Alessio Deli: Anthropocene

A cura di Adriano Pricoco e Daniele Raneri. MacS – Museo d’Arte Contemporanea Sicilia Via S. Francesco D’Assisi, 30 Catania

Dopo l’anteprima virtuale dello scorso dicembre 2020, il MacS Museo di Arte Contemporanea Sicilia di Catania, sotto la direzione di Giuseppina Napoli continua fino al 16 luglio, la mostra personale Anthropocene di Alessio Deli, a cura di Adriano Pricoco -Accademia di Belle Arti di Catania- e Daniele Raneri -Storico dell’arte.

In esposizione una selezione di sei sculture, realizzate tra il 2010 e il 2019, che rappresentano una sintesi del lavoro svolto dall’artista negli ultimi dieci anni. La ricerca artistica di Alessio Deli, infatti, indaga la dimensione temporale dell’arte attraverso le potenzialità espressive che scaturiscono dal reimpiego di oggetti trovati e manufatti scartati. Il recupero di materiali poveri per la creazione di opere nuove gli permette di raggiungere due obiettivi: da una parte l’artista compila una sorta di campionatura del reale tramite ciò che è stato rifiutato dal sistema del consumo, mentre contemporaneamente sottrae gli stessi oggetti dall’oblio per reinserirli nel flusso del tempo umano; dall’altra la conseguenza di questo processo scaturisce in un’analisi profonda del rapporto dell’uomo con il tempo, nella sua dimensione personale e collettiva (la memoria e la storia), fino a risalire all’essenza primordiale – all’inizio, all’incipit – dell’opera d’arte stessa.

Scrive Adriano Pricoco: “L’opera di Alessio Deli, che accresce la già notevole collezione del MacS, è come un ponte fra la storia (il passato) e il presente (contemporaneo); un ponte fra un presente insostenibile e un futuro sostenibile. La solennizzazione di un’entità sensibile o sovrasensibile non scandisce il trionfo dell’artificiale (come fosse un feticcio) sebbene finisca per affermarsi come una universalità astratta, prescinde da qualsiasi legame con una forma determinata e si riappropria di una dimensione immaginifica che, quasi debitrice ad un contesto onirico, crea quel ponte che sublima (o forse istintivamente produce) un processo catartico”.

Daniele Raneri mette in evidenza come “La Bellezza muliebre delle sculture di Deli, sebbene inficiata dalla natura terrena o dai rivolgimenti sociali, rimane imperturbata per giungere alla contemplazione. Eterea e intrisa di malinconia può trascendere il finito per giungere a un livello superiore che non è rintracciabile nel mondo delle cose e che va al di là del tempo e dello spazio terreno. Veramente in queste opere si coglie il più alto valore della scultura quando questa si pone l’obiettivo di nobilitare l’esistenza e perseguire l’aumento del livello di consapevolezza dell’umanità. Ogni essere umano (e la società nel suo insieme) dovrà prepararsi e ristrutturarsi, se vuole evitare di stagnare nell’inarrestabile cammino involutivo. Quale modo migliore si può intraprendere se non il riscoprimento delle forme femminili di spiritualità, delle immagini dimenticate dalla nostra società patriarcale che vanno recuperate”.

Giuseppina Napoli, direttrice MacS che vede già la presenza di un’opera dell’artista nella collezione permanente del museo nella sezione artisti italiani, afferma: “Le figure femminili a cui Deli affida la sua prosa vengono dal passato e si portano dietro e dentro le mutilazioni e la corrosione della storia umana e la violenza dell’uomo sull’uomo. Narrano la povertà che il capitalismo globale ha creato nel nostro tempo e le conseguenze dello sfruttamento spietato del pianeta. Ci parlano della sopraffazione di una piccola parte dell’umanità sulla parte rimanente, oggi acuita dal culmine nel dramma di una pandemia senza precedenti. Con Anthropocene, la prima mostra nell’etere luminifero del MacS, le principesse di Alessio Deli con la ruggine nel cuore e le lacrime secche per l’orrore, si mettono in cammino, pellegrine senza nome e senza patria, alla ricerca della cura”.

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