Covid-19: alla ricerca della nuova normalità

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Covid-19: alla ricerca della nuova normalità

Un confronto tra chi spalanca i centri delle città

e gli esperti che richiamano alla gestione integrata della mobilità

In questi giorni di faticosa ricerca di nuove procedure e modelli per la Fase 2 che mantengano l’equilibrio fra mobilità dei cittadini, salute ed economia, leggiamo di molte iniziative già prese o in via di realizzazione da parte di vari Comuni, come aprire i centri delle città spegnendo i varchi delle ZTL, limitare il transito ai veicoli in alcune strade favorendo le biciclette, rendere gratuita la sosta su strada, o anche togliere posti auto per fare spazio ai tavolini di bar e ristoranti.

Alcune di queste misure hanno la loro valenza, non se prese singolarmente però, ma nel caso siano adottate all’interno di piani integrati della mobilità. Esistono infatti già gravi problemi di congestione e di criticità funzionali ed economiche delle attività nei nostri centri, e sappiamo bene che occorre una gestione coordinata complessiva della città: soluzioni parziali creano solo più caos.

Per la soluzione di problemi tecnici occorrono studi approfonditi e non improvvisazioni: rivolgiamoci quindi a dei tecnici: AIPARK, associazione senza fini di lucro, apolitica e apartitica, è in grado di mettere a servizio delle Istituzioni la sua esperienza trentennale in Italia e in Europa, con team interdisciplinari, nel settore della sosta e della mobilità, forte della convinzione che esse siano strettamente collegate:

Sosta gestita, mobilità garantita

I veri numeri della Fase 2

Si parla molto in questi giorni di nuove piste ciclabili, di incentivi all’uso della bicicletta, sui quali molti Comuni stanno riponendo grandi speranze.

L’idea in sé è giusta, ma occorre tenere presente la realtà: il territorio italiano è pianeggiante solo per il 23% e una gran parte dei cittadini non potrà usare la bicicletta per età, condizioni di salute, materiali da trasportare, bambini da accompagnare, lontananza della meta da raggiungere, ecc.

Prendiamo ad esempio Milano, che ha un modello di mobilità di tipo europeo.

Gli spostamenti giornalieri ante COVID-19 erano 6,2 milioni