I Camillas: omaggio a Mirko Bertuccioli

Camillas
Camillas

Dal 5 giugno sarà disponibile su tutte le piattaforme digitali una doppia pubblicazione: “LA SCUOLA TEDESCA / LIBIA”. Due brani che I CAMILLAS pubblicano come lato A e lato B di un ipotetico 45 giri digitale per omaggiare MIRKO BERTUCCIOLI, fondatore della band scomparso recentemente, il giorno del suo 47° compleanno.

“La scuola tedesca” (primo brano de I Camillas contenente cori femminili ed il prestigiosissimo featuring di FLAVIO GIURATO) e “Libia” sono due inediti che I CAMILLAS hanno scritto anni fa, senza mai pubblicarli. La recente scomparsa del fondatore della band, Zagor Camillas (Mirko Bertuccioli), ha spinto il gruppo a pubblicare un 45 giri digitale scegliendo come lato A e lato B proprio quei due pezzi a cui Mirko era affezionato.

«Mirko avrebbe compiuto 47 anni il 5 giugno 2020 – spiega la band – Il 14 aprile però è scomparso a causa del Covid19. E così abbiamo pensato a quello che potrebbe essere un omaggio al Mirko compositore e cantante, ma anche un regalo per lui, diffondendo queste due canzoni a cui era legato: la prima (“La scuola tedesca”) è addirittura del 2014, ferma lì, in attesa di una pubblicazione in un album congiunto assieme a Flavio Giurato. Pensando al 5 giugno, ci siamo detti: togliamola dalla scatolina in cui aspetta e mandiamola per il mondo! E’ una canzone dove abbiamo addirittura i cori femminili. Ed è bellissima. “Libia” era un pezzo che dal vivo gasava molto, per il suo andamento sculettante. Qui la proponiamo in una versione un po’ isterica e big beat. Due prospettive da cui guardare I Camillas. Anzi, due prospettive da cui I Camillas si fanno ascoltare».

Caregiver Familiari e Covid-19

Caregiver Familiari
Caregiver Familiari

2 giugno: che posto hanno i Caregiver Familiari nella Repubblica Italiana?
La fase 1 della pandemia COVID-19 è stata superata a colpi di
Dpcm dettati dal momento emergenziale.
Provvedimenti che non hanno preso seriamente in
considerazione la vita delle persone con disabilità e delle loro
famiglie, le quali si sono ritrovate catapultate dall’oggi al domani in
un incubo caratterizzato da inadeguatezza e noncuranza dei
provvedimenti adottati dallo Stato.
Tutto si è fermato: servizi scolastici, centri diurni, assistenza
domiciliare, fisioterapia, logopedia, trattamenti riabilitativi, sportivi,
ricreativi.
Ma quando si hanno persone con disabilità gravi da accudire non
si possono girare le spalle e alzare i tacchi. E se invece così è stato,
tutto è ricaduto sulle spalle dei Caregiver Familiari che hanno visto
moltiplicarsi le incombenze e le responsabilità, nell’indifferenza delle
Istituzioni.
Si dice che dopo l’ epidemia le persone si scopriranno migliori:
ebbene questo è il momento di agire , ora è necessario dimostrare di
aver compreso in modo definitivo il ruolo fondamentale di cura dei
Caregiver Familiari che, grazie al loro lavoro indefesso, hanno reso
possibile che le vite dei loro cari, con disabilità gravi, non siano
andate perdute nell’oblio dello Stato.
Occorre rimettere in piedi il contratto sociale, il cui cuore è la
famiglia, soprattutto la famiglia al cui interno vive una persona con
disabilità.
Si proceda dunque speditamente con la ripresa dei lavori della
commissione lavoro del Senato, ove è incardinato il DDL 1461, il
testo unificato sui Caregiver Familiari, che deve essere
significativamente emendato affinché mai più ci si debba ritrovare a
dimenticare una categoria di persone che non avrebbe subìto quanto
è avvenuto se fosse già stata adeguatamente riconosciuta dalla
legislazione.
Trasformare questa emergenza in opportunità è possibile, a
patto che l’indifferenza ceda il passo ad una chiara volontà politica.
La legge sui Caregiver Familiari non può attendere oltre, è una
lacuna che deve essere colmata affinché non ci si ritrovi più in
un’emergenza senza ricomprendere l’immane responsabilità che i
Caregiver Familiari quotidianamente affrontano.
Una grave lacuna che deve essere colmata pena il protrarsi di
questa condizione di Paese che non può altrimenti definirsi civile.
Buona festa della Repubblica.
CONFAD
Coordinamento Nazionale Famiglie con Disabilità

Alleanza Contro le Epatiti

galli petta
galli petta

Alleanza Contro le Epatiti: la pandemia ha rallentato il processo di eradicazione del virus dell’Epatite C. La proposta degli specialisti AISF e SIMIT e dell’Associazione Paziente EpaC onlus è volta a sfruttare l’avvio dei test Covid-19 per far partire congiuntamente i piani di screening per l’HCV
Epatite C – ACE: “L’emergenza sia uno stimolo e non un limite.
Serve ripartire con screening mirati sull’Epatite C abbinati ai test sierologici per Covid-19 e scovare entrambi i virus”
“In attesa del decreto attuativo per avviare gli screening HCV, una strategia efficace potrebbe essere quella di associare al test specifico per l’infezione da Coronavirus il test HCV. Non dobbiamo dimenticare le altre malattie” evidenzia l’epatologo Salvatore Petta, Segretario AISF

COVID-19 UN VIRUS DA SCONFIGGERE, HCV UN VIRUS CHE SI PUO’ ELIMINARE – Questa settimana partono in Italia i primi test sierologici a livello nazionale e altri su base locale a cura delle regioni. Ma un altro importante screening si delinea all’orizzonte e la proposta ACE – Alleanza Contro le Epatiti è di forte significato.
Le società scientifiche AISF – Associazione Italiana per lo Studio del Fegato e SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, di concerto con l’Associazione Pazienti EpaC onlus, riunite sotto la sigla ACE – Alleanza Contro le Epatiti, propongono una soluzione semplice che potrebbe garantire un importante passo avanti: abbinare ai test sierologici per il coronavirus stabiliti dal Governo anche gli screening per l’Epatite C.

UN APPUNTAMENTO CHE HA RIUNITO SULLA RETE SPECIALISTI E ALCUNE VOCI DELLA POLITICA – L’opportunità di un test congiunto è stato uno dei temi al centro della prima Web Conference “Epatite C, una patologia invalidante da non dimenticare. Il need del paziente nell’era Covid-19: stato dell’arte dell’eliminazione del virus HCV e proposte operative aggiornate”, organizzata da MA Provider con il contributo non condizionato di Abbvie e di Gilead Sciences. Hanno partecipato clinici, pazienti e politici attivi sul tema e per aggiornare la strategia di contrasto al Virus HCV e le relative proposte attuative. L’AISF ha condotto un’indagine conoscitiva sull’impatto dell’epidemia di COVID-19 nelle strutture che gestiscono i soggetti con malattie di fegato in Italia. Negli ultimi due anni l’Italia ha compiuto un percorso virtuoso nel piano di eliminazione dell’infezione da HCV entro il 2030 promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’innovazione garantita dai nuovi farmaci antivirali ad azione diretta (DAA) per il trattamento dell’epatite C ha avuto una portata rivoluzionaria per la possibilità di eradicare il virus in maniera definitiva, in tempi rapidi e senza effetti collaterali. Tuttavia, l’emergenza globale determinata dalla pandemia Covid-19 ha spostato l’attenzione sul contrasto a questo nuovo sconosciuto virus e lasciato in secondo piano la lotta ad altre patologie. Nel caso dell’Epatite C, questo arresto è intervenuto in un momento chiave, proprio all’indomani dell’approvazione dell’emendamento al decreto mille proroghe lo scorso febbraio: un provvedimento con cui sono stati stanziati 71,5 milioni di euro per il biennio 2020-2021 per introdurre lo screening gratuito necessario a individuare i potenziali malati di epatite C. Questi screening riguardano i nati nelle fasce d’età 1969-1989, i soggetti seguiti dai Servizi Pubblici per Tossicodipendenze (SerT), i soggetti detenuti in carcere. Non è però ancora chiaro se e quando verranno avviati gli screening specifici, visto che manca ancora il decreto attuativo.

GLI STUDI DELLE SOCIETA’ SCIENTIFICHE CON L’ISS – La survey di AISF è stata condotta su 194 soci: 51% afferenti ad Ospedali Universitari, 40.7% Specialisti in Gastroenterologia, 27.8% Specialisti in Medicina Interna. I risultati mostrano chiaramente che l’avvio alle terapie antivirali per l’HCV è stato mantenuto inalterato in appena il 17% dei centri, mentre in quasi un centro su quattro si è verificata addirittura una completa sospensione dei trattamenti. Nei rimanenti centri, si è osservata una marcata riduzione dell’avvio ai trattamenti con DAA con priorità ai pazienti più avanzati, come quelli con cirrosi epatica o sottoposti a trapianto. “Questa condizione non va criticata, perché si tratta di una fotografia effettuata durante la fase 1, in piena pandemia, quando l’obiettivo primario era il contenimento dell’infezione da covid19 – spiega l’epatologo Salvatore Petta, Segretario AISF – Tuttavia, dai primi due mesi dell’anno ai due successivi, si è passati da oltre 5mila a mille trattamenti, con una riduzione quindi del 75%. Inoltre, dati in corso di pubblicazione mostrano che pagheremo in termini di salute questo ritardo: più si attenderà, più vedremo soggetti con una progressione della malattia di fegato. Adesso quindi è necessario che si riparta con i trattamenti antivirali. Parallelamente, devono anche essere avviati gli screening previsti dal Ministero per identificare il sommerso. Dobbiamo fare di tutto affinché la drastica riduzione dei trattamenti della Fase 1 non si protragga ulteriormente”.

LE PROPOSTE PER UN NUOVO INIZIO – Per ripartire, le componenti di ACE lanciano alcune proposte. “Anzitutto – sottolinea Petta – è necessaria una riorganizzazione dei centri per poter permettere nuovamente ai pazienti gli accessi per i trattamenti antivirali, naturalmente tenendo conto delle norme vigenti e delle misure di sicurezza previste. In secondo luogo, bisogna cercare di associare allo screening per Covid19 quello per l’Epatite C: facciamo ripartire i trattamenti, ampliamo gli screening, cosicché la macchina contro l’epatite C possa riprendere. Affinché ciò avvenga, è necessario un decreto attuativo per far diventare atto quello che è solo potenza: avviare gli screening con una strategia efficace come potrebbe essere quella di associare al test per Covid-19 il test per HCV. Non possiamo pensare soltanto all’epidemia di Covid e dimenticare le altre malattie”.
“Il campione da testare congiuntamente per HCV e Covid-19 sarebbe in parte diverso, ma lo sforzo organizzativo ed economico potrebbe essere capitalizzato, inducendo utili sinergie – ha aggiunto il Prof. Massimo Galli, Past President SIMIT – Oltre a garantire una valutazione realistica della distribuzione e dell’entità dell’infezione da HCV, un’iniziativa di questo tipo darebbe un fondamentale impulso all’emersione del sommerso, se accompagnata da un’adeguata campagna informativa. L’opportunità che ci è data di effettuare test per rilevare la presenza di HCV non ha precedenti”.
“Quando parliamo di lotta all’Epatite C parliamo di un caso di successo” ha sottolineato nell’introduzione il Prof. Gianni Rezza, nella sua prima uscita pubblica in veste di Direttore Generale per la Prevenzione, Ministero della Salute. “I nuovi farmaci per l’Epatite C hanno dato l’opportunità di eliminare per sempre l’infezione, un traguardo impensabile alcuni anni fa. In questi mesi però abbiamo dovuto fronteggiare l’emergenza dovuta al coronavirus: in Italia, la prima ondata dell’epidemia si è esaurita, ma non certo spontaneamente, bensì solo grazie a enormi sacrifici. Adesso dobbiamo tenere basso il livello di questa infezione, partendo dagli strumenti ormai noti: il distanziamento sociale, il lavaggio delle mani, le mascherine. Solo così potremo tornare a pensare ad altri interventi, come quelli per eradicare l’HCV. Sarebbe assurdo non riprendere programmi di potenziale successo come questo, seppur resti forte l’esigenza di controllare l’epidemia di Covid-19”.

IL NUOVO NEED DEL PAZIENTE – “Il piano di eliminazione dell’epatite C ha subito un durissimo colpo in questi mesi – ha dichiarato Ivan Gardini, Presidente EpaC onlus – I reparti maggiormente coinvolti sono state proprio le infettivologie, in molti casi ancora impegnate a fronteggiare l’emergenza Covid. Tuttavia, ancora adesso la ripresa di screening, trattamenti e follow up per l’eradicazione dell’Epatite C fatica a ripartire. Per questo è fortemente auspicabile che vengano prese adeguate misure. Anzitutto, che venga attivato uno screening congiunto Covid-Epatite C, cercando di ottimizzare il dispiego di risorse umane ed organizzative. In secondo luogo, auspichiamo che vengano presto implementati su larga scala forme di “telemedicina o teleconsulto”, anche se la cornice normativa di questa pratica innovativa non è stata ancora definita al meglio. Infine, è auspicabile che siano creati percorsi COVID nelle strutture ospedaliere del tutto separati, inclusivi di personali adeguato, dai percorsi standard per i pazienti cronici di qualunque patologia. In particolare, è fondamentale reclutare infettivologi e gastroenterologi a sostegno di tali percorsi separati e non utilizzare il personale già impegnato quotidianamente nella gestione dei milioni di cittadini affetti da patologie croniche invalidanti e spesso molto serie”.

PARLAMENTARI CONCORDI – On. ROSTAN: “INDISPENSABILI SCREENING CONGIUNTI” – “Il piano di eliminazione dell’epatite C ha subito un durissimo colpo, poiché i reparti ospedalieri più colpiti sono state le infettivologie, molte delle quali sono state e sono tuttora paralizzate dall’emergenza Covid. Ora, l’emergenza sta decisamente allentando, ma non si riscontrano rapidi riavvii delle attività di avviamenti terapeutici, monitoraggi e sorveglianza dei pazienti con HCV da curare e seguire nel post trattamento. In quest’ottica ritengo indispensabile proseguire con screening congiunti per malati di Hcv e Covid19 per accelerare i percorsi diagnostici e avviare da subito una discussione sulle normative nazionali che regolano le consulenze mediche per via telematica” ha dichiarato l’On. Michela Rostan, Vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera.

Produzione Cineaudiovisiva

Produzione cineaudiovisiva
Produzione cineaudiovisiva

Produzione Cineaudiovisiva

Siglato protocollo sanitario per i lavoratori, gli artisti, gli autori sul set per la ripresa in sicurezza

Le organizzazioni dei lavoratori, degli artisti, delle imprese di produzione cineaudiovisiva, degli autori hanno trovato oggi convergenza sul testo del protocollo di sicurezza per tutte le fasi della lavorazione di un’opera, dagli uffici al set.

Il documento è il risultato di un intenso lavoro di confronto ed è la sintesi delle proposte emerse dalle diverse categorie, nel solco di quanto già indicato nel protocollo sanitario condiviso il 24 aprile scorso dal Governo e dalle Parti Sociali, Associazioni dei datori di lavoro e Organizzazioni sindacali dei lavoratori, e delle norme vigenti in materia di sicurezza sul lavoro.

Il documento prevede in dettaglio i comportamenti, le responsabilità, le procedure da adottare, gli strumenti da utilizzare per evitare la possibilità di contagio da Covid-19 nella delicata fase di ripresa della produzione, in particolare sui set.

Il rigore e il buonsenso hanno guidato le parti nel trovare le soluzioni più adatte – alla luce delle conoscenze attuali, delle competenze specifiche per ogni reparto e delle raccomandazioni della comunità scientifica – per garantire la sicurezza nei processi di lavoro della produzione cineaudiovisiva.

Il fermo di tutti i set a marzo è stata una scelta di responsabilità di tutti gli operatori coinvolti e le regole condivise per la ripresa testimoniano la convinzione che si può lavorare in sicurezza sui set.

La salute di ogni persona è stata al centro dell’interesse di tutte le parti coinvolte, che confermano l’intenzione di tornare a lavorare subito, rimarcando la capacità del settore, in tutte le sue componenti, di concorrere alla crescita del benessere materiale e immateriale del Paese.

Il protocollo sarà ora sottoposto alle istituzioni preposte sulla base dell’attuale normativa.

 

Covid-19: alla ricerca della nuova normalità

Aipark
Aipark

Covid-19: alla ricerca della nuova normalità

Un confronto tra chi spalanca i centri delle città

e gli esperti che richiamano alla gestione integrata della mobilità

In questi giorni di faticosa ricerca di nuove procedure e modelli per la Fase 2 che mantengano l’equilibrio fra mobilità dei cittadini, salute ed economia, leggiamo di molte iniziative già prese o in via di realizzazione da parte di vari Comuni, come aprire i centri delle città spegnendo i varchi delle ZTL, limitare il transito ai veicoli in alcune strade favorendo le biciclette, rendere gratuita la sosta su strada, o anche togliere posti auto per fare spazio ai tavolini di bar e ristoranti.

Alcune di queste misure hanno la loro valenza, non se prese singolarmente però, ma nel caso siano adottate all’interno di piani integrati della mobilità. Esistono infatti già gravi problemi di congestione e di criticità funzionali ed economiche delle attività nei nostri centri, e sappiamo bene che occorre una gestione coordinata complessiva della città: soluzioni parziali creano solo più caos.

Per la soluzione di problemi tecnici occorrono studi approfonditi e non improvvisazioni: rivolgiamoci quindi a dei tecnici: AIPARK, associazione senza fini di lucro, apolitica e apartitica, è in grado di mettere a servizio delle Istituzioni la sua esperienza trentennale in Italia e in Europa, con team interdisciplinari, nel settore della sosta e della mobilità, forte della convinzione che esse siano strettamente collegate:

Sosta gestita, mobilità garantita

I veri numeri della Fase 2

Si parla molto in questi giorni di nuove piste ciclabili, di incentivi all’uso della bicicletta, sui quali molti Comuni stanno riponendo grandi speranze.

L’idea in sé è giusta, ma occorre tenere presente la realtà: il territorio italiano è pianeggiante solo per il 23% e una gran parte dei cittadini non potrà usare la bicicletta per età, condizioni di salute, materiali da trasportare, bambini da accompagnare, lontananza della meta da raggiungere, ecc.

Prendiamo ad esempio Milano, che ha un modello di mobilità di tipo europeo.

Gli spostamenti giornalieri ante COVID-19 erano 6,2 milioni