“Ferro e carbone”: disco folk-rock di Tiziano Mazzoni

copertina ferro e carbone
copertina ferro e carbone

Tiziano Mazzoni presenterà il nuovo lavoro sabato 17 febbraio al Mingus Live di Carnate (MB) in un concerto chitarra-voce-armonica una che lo vedrà proporre, oltre ai brani della sua ultima opera, anche alcuni grandi classici della canzone d’oltreoceano (Dylan, Cohen, Waits, Ochs) in versioni assolutamente personali. Oltre a lui sul palco la cantautrice rock Sabrina Napoleoni (inizio ore 21, ingresso libero con tessera Arci).

Prodotto e arrangiato dallo stesso Mazzoni insieme a Gianfilippo Boni, “Ferro e carbone” è un disco senza trucchi: le canzoni sono suonate con la perizia artigiana di musicisti di lungo corso, fra cui lo stesso Guarnera, e di ospiti come Riccardo Tesi che con il suo organetto diatonico contribuisce alla varietà di strumenti coinvolti (violini, fiati, percussioni, bouzouki e molto altro) accanto alla classica formazione chitarra-basso-batteria.

Sono loro ad impreziosire tracce dall’andatura spesso lenta e meditativa, in cui i versi pesano per quello che sono, lontani da bizzarrie poetiche e dagli stereotipi da storyteller americano, ma forti di parole semplici e dense, misurate sulla pelle di chi scrive ancor prima che sulla carta.

I brani di Tiziano Mazzoni sanno di legno buono, di terra feconda, hanno la solidità dell’acciaio ma anche la delicatezza che è propria degli sguardi sensibili. Non evitano i toni leggeri quando serve, accelerano il passo per sostenere i momenti più accorati. Permettono alla malinconia di fare il suo gioco e alla rabbia di diventare voglia di rivalsa per tenere lontana l’amarezza.

“Ferro e carbone” addensa vite come quella del partigiano anarchico pistoiese “Silvano Fedi”, o del poeta-clochard Remo Cerini in “Rita e l’Angelo” – forse la figura più emblematica dello spirito dell’intero disco. Oppure ritaglia all’interno di una tragedia come quella di Sant’Anna di Stazzema la storia d’infanzia di “La lucciola e il bambino” per poi tracciare con fermezza la vicenda delle acciaierie Lucchini in “Piombino” (da cui è tratto il titolo del disco).

Ma lungo la tracklist c’è spazio anche per dire con straordinaria delicatezza del tempo che passa sui corpi e nelle menti delle persone che amiamo (“Qualunque nome dirai”) e ammettere che l’amore è sempre difficile e incomunicabile ma necessario (“Una magia”, “Verde torrente”, “Ancora da imparare”). Perché in fondo ciò che conta è evitare di chiudere gli scuri delle nostre vite e disinteressarci di cosa succede là fuori (il double talking noir del primo singolo “Sciogli il cane”). Ed è proprio quello che sembra fare con questo disco Tiziano Mazzoni: imbracciata la chitarra, provare a segnare, traccia dopo traccia, dove tira oggi il vento