Paola Folli

Paola Folli - foto di Bruno Ruggiero

Paola, meglio insegnare o cantare in un concerto?

“Beh, risponderò con un gioco di parole…secondo me “è meglio “insegnare” cantando in un concerto Live” …li puoi ” spiegare” un sacco di cose avendo la possibilità di esemplificare in tempo reale… cosa c’è di meglio? :)”

Qual è il segreto per insegnare bene il canto, che dovrebbe essere un’arte innata?

“Bella domanda! Il mio maestro dice sempre che non bisogna “insegnare canto” ma “insegnare a cantare” ed è proprio così… l’Italia è il paese del belcanto ma questa disciplina non è per tutti, questo “mestiere” non è per tutti… Ci sono persone molto dotate che però spesso non reggono i ritmi lavorativi, non si sanno gestire e spesso vengono inconsapevolmente “schiacciate” dal sistema e rimangono “ingarbugliate” in meccanismi più grandi di loro dai quali non riescono più ad uscire… Io cerco di insegnare anche questo oltre alla tecnica, all’interpretazione, al lavoro sul testo perché solo quando cominci a studiare (e lo dico per esperienza visto che studio sempre) capisci quante cose di te stesso puoi migliorare … anche a livello artistico e personale. Cerco di far capire ai ragazzi che devono investire su loro stessi, sulla loro professione, sulla cultura… adoro chi è curioso e va a cercare brani, concerti, artisti che a volte non conosco neanche io e me li propone… La curiosità è mia amica, la pigrizia no!”

Che responsabilità ti senti lavorando in un programma, -X Factor- cosi seguito dal pubblico ?

“Molto grande… anche perché per fortuna (o disgraziatamente ah ah ah :) ) sono pignola e precisa!  il mio lavoro a XFactor mi impegna tantissimo e se non ottengo il risultato che desidero non lascio riposare i ragazzi perché voglio che loro arrivino sul palco pronti, senza alcun dubbio e con la voglia di far sentire quello che si è fatto nella settimana di lavoro. Lo faccio per loro… per prepararli anche a cosa li aspetta “fuori” da lì… Durante i mesi dello show si lavora instancabilmente insieme alla squadra, si scelgono i brani, si fanno i tagli che devono essere rigorosamente al massimo di due minuti, si studia l’interpretazione, il testo, si correggono eventuali problemi di intonazione… insomma, di tutto …con il grande Luca Tommassini e tutta la produzione si “crea” la performance che sarà poi sul palco il giovedì… Gran lavoro di tutti e grandi soddisfazioni!”

Presentaci il tuo lavoro: “Woodstock”

Amo Joni Mitchell…da sempre… è un’artista poliedrica, una poetessa, una grande musicista e una valida pittrice, unica e creativa. Ha precorso i tempi, ha proposto musica innovativa, sotto ogni punto di vista. Consiglio sempre di ascoltare tutta la sua produzione ma se proprio devo segnalare qualche brano dico Amelia, A case of you, Dry cleaner from Des Moines, Paprika plains, Good bye Pork Pie hat, e Both sides now (ediz. 2003)…Ascoltando la bellezza musicale e testuale di queste meraviglie non puoi non capire di essere al cospetto di una grande, unica ed immensa artista. Proprio leggendo i suoi testi ho deciso di reinterpretare una delle sue creazioni e sono arrivata a “Woodstock“. Woodstock è stato scritto 40 anni fa ma ha un testo ( purtroppo ) molto attuale… l’ho scelto anche per questo. Per me rappresenta una rinascita artistica e personale, un ritorno alle mie origini, alla “semplicità” e forse anche un desiderio di “pace” interiore ed esteriore, desiderio che avverto in tante delle persone che incontro e con le quali parlo di questo momento storico pieno, ahimè, di conflitti aperti e dei quali, purtroppo, non si intravede ancora la fine.