
Antonio D’Ausilio non ha paura perché è cresciuto a Napoli, in periferia, ha giocato sulla strada, è stato compagno di Ciro Scognamiglio detto “ò Pitbull”.
Un pluri ripetente che la professoressa interrogava con prudenza: “Scognamiglio, solo se ti va e senza offesa… potresti venirmi a dire chi ha guidato la spedizione dei mille?”
“Professorè. Venisse pure il preside, ma io nomi non ne faccio”.
Attraverso queste storie di vita, piccoli casi personali, Antonio D’Ausilio racconta anche i grandi problemi italiani: disoccupazione, immigrazione, emigrazione, razzismo, droga, smaltimento dei rifiuti, camorra…
Lo spettacolo non è un semplice monologo dove si affronta il vecchio tema della divisione nord-sud ma un vero affresco di voci che Antonio D’Ausilio, con le sue capacità attoriali, fa rivivere attraverso decine di personaggi diversi.
Fuori casa è la storia di chi si deve confrontare con una barriera linguistica, sociale, culturale; anche all’interno della sua stessa famiglia.
Siamo l’Italia non solo dei cento comuni, ma anche dei mille palazzi. Divisa, quartiere per quartiere, casa per casa, stanza per stanza. Ed è durante la cena di Natale, che raccoglie una famiglia ormai sparsa per il mondo, che Antonio D’Ausilio ci mostra come noi italiani non siamo divisi solo tra nord e sud, ma anche dentro noi stessi.
“A Natale facciamo una tavolata grandissima e ci dividiamo i posti secondo criteri di reddito. Il capotavola dei disgraziati è zio Pasquale. Lui vanta un record eccezionale, è l’uomo più licenziato d’Italia. Appena nato già stava in cassa integrazione. Quest’anno Giorgio Napolitano l’ha chiamato per nominarlo: primo cavaliere del lavoro mancato.”
Fuori casa ci fa ridere parlando delle nostre contraddizioni. È uno spettacolo che cerca dei punti di contatto in un paese, che quando trova la sua unità, è capace di fare il miracolo, tanto a Napoli quanto a Milano.
Fuori casa è un piccolo prodigio di comicità.



