La versione di Barney

 

Regia di Richard J. Lewis

Con Gabourey Paul Giamatti, Rachelle Lefevre, Dustin Hoffman, Rosamund Pike, Bruce Greenwood, Minnie Driver, Scott Speedman, Mark Addy, Saul Rubinek, Thomas Trabacchi

CommediaDrammatico

Canada, Italia 2010

Elisa Zini – La versione di Barney è il nuovo film del regista Richard J. Lewis, tratto dal romanzo dello scrittore canadese Mordecai Richler (pubblicato nel 1997) e presentato in concorso alla 67ª Mostra del cinema di Venezia.

Il film racconta la storia, la versione appunto, dell’ebreo canadese Barney Panofsky. La ragione per cui Barney decide di raccontare la sua storia è semplice: il suo “peggior nemico” ha appena pubblicato un libro rivelazione che svela le parti più compromettenti del passato di Barney: dal lavoro come produttore cinematografico, al fallimento dei suoi tre matrimoni, da una grande e ardente storia d’amore al mistero, irrisolto, che accompagna la scomparsa del suo migliore amico, Boogie.

Un presunto omicidio, quello di Boogie, che vede in Barney il principale indiziato. Attraverso la vita degli altri Barney racconta se stesso in modo ironico, commovente, coinvolgente. Una vita avida, insaziabile, ingorda che trasuda passioni di ogni tipo, dall’amore più romantico all’euforia cercata nei vapori dell’alcool. Barney Panofsky è un uomo dal grande senso dell’ironia, un eccentrico, uno sfacciato, un randagio. Barney è un ebreo che si lamenta di tanto genio sprecato ma con lui si è trascinati nel turbine delle passioni più profonde, ci si ubriaca di vita. Passano i decenni, i figli crescono, la giovinezza lascia il posto alla maturità più profonda, la solitudine fa breccia dove non si pensava potesse arrivare.

Il libro scritto da Richler ha avuto un grande successo in tutto il mondo. Nel 2001, in Italia, è diventato un vero e proprio caso letterario (100.000 copie vendute). Un libro amato soprattutto dalle donne che hanno compreso la sensibilità di Barney celata dietro a tanti comportamenti apparentemente scorretti e superficiali. Richler ha sempre smentito che tra le pagine del libro ci fosse, in realtà, la sua vita ma sono molte le analogie tra le esperienze dell’autore e quelle raccontate da Barney.

Un finale commuovente rivela l’essenza di Barney, quella più intima, più profonda, più vera. Un film ben girato che si avvale di un Dustin Hoffman intramontabile, ineffabile, geniale. Originale la metafora della cipolla: se tagliata a pezzetti provoca grosse lacrime ma se messa in frigo, al fresco, può essere tagliata senza pianti. Barney la osserva, dubbioso, e poi richiude il frigo: non è vera, non è la naturale essenza della vita, non è la sua vita.