Teatro Studio Melato: “Uomini e no”

 UominieNo-ElenaRivoltini-fotoMasiarPasquali

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Carmelo Rifici torna a dirigere un cast di giovani attori,della stessa età dei partigiani ventenni che, nel romanzo di Elio Vittorini (drammaturgicamente ridotto per il teatro da Michele Santeramo), combattono il nazifascismo, in una Milano martoriata dalla guerra civile.

Dopo il tutto esaurito della scorsa Stagione, Uomini e no è di nuovo allo Studio Melato, scenograficamente tagliato da un tram d’epoca spaccato in due, con una soluzione scenica ideata da Paolo Di Benedetto.

Piccolo Teatro Studio Melato  dal 13 al 23 novembre 2018
Uomini e no
di Michele Santeramo
tratto dal romanzo “Uomini e no” di Elio Vittorini
regia Carmelo Rifici
scene Paolo Di Benedetto

Teatro Studio Melato: “Chorós il luogo dove si danza”

CHOROS2_foto_Andrea_Macchia
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Al Piccolo Teatro Studio Melato , sabato 7 e domenica 8 aprile 2018:
Chorós il luogo dove si danza

Una ricerca sul movimento che diventa creazione coreografica
Sedici giovani attori e attrici si presentano al mondo,
come professionisti e artisti, come uomini e donne del presente

Choròs è una creazione coreografica nata nel settembre 2017 per il Corso “Luchino Visconti” della scuola “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano. La suggestione di partenza è stata quella di lavorare sul senso dei cori della tragedia greca indagandone il valore attraverso un linguaggio di solo “movimento”. In seguito è diventato una ricerca e un’esperienza professionale all’interno della compagnia AMR teatrodanza.

Donne e uomini camminano, scelgono un posto e poi un altro. A volte s’incontrano altre si scontrano. Diventano un corpo unico, una massa, un insieme d’individualità, una collettività, uno stormo, un branco. Azioni, gesti, camminate, corse. Semplice “movimento”.

Come una cerimonia, si susseguono frammenti d’immagini, atmosfere, schegge di un vivere collettivo. Una comunità, qualunque essa sia, dove ognuno cerca la propria individualità. Corpi che diventano “coro”, in altre parole: testimoni di accadimenti che nel “choròs”, il luogo scenico dove si danza, viaggiano e dicono con il corpo.

Siamo ricercatori persi nella confusione. Osserviamo, poniamo domande, formuliamo ipotesi ma non dimostriamo tesi. Il corpo, il movimento e la sue dinamiche nello spazio sono la nostra fonte primaria di ricerca.
Alessio Maria Romano

“Moun” di Teatro Gioco Vita

Moun2_fotoSerenaGroppelli
Moun2_fotoSerenaGroppelli

Piccolo Teatro Studio Melato, dal 28 febbraio al 4 marzo 2018:
Moun – Portata dalla schiuma e dalle onde

Il paese dei genitori della gattina Moun è in preda alla follia della guerra e sembra ormai non offrire nessun futuro. Con un atto disperato, i due decidono di abbandonare al mare l’unica figlia, nella speranza che possa avere altrove un futuro migliore.

Moun attraversa l’oceano dentro una scatola di bambù e arriva “al di là” del mare, dove un’altra coppia la trova, la porta in salvo e l’adotta. Moun cresce così in una famiglia che la ama, circondata da fratelli e sorelle.

Arriva però il giorno in cui Moun viene a conoscenza delle sue vere origini. Dopo l’iniziale sofferenza, Moun capisce che «anche dall’altro lato dell’oceano l’amavano», e per chiudere i conti con il suo passato, decide di compiere un simbolico ritorno al paese natale e di affidare al mare, riempiendola di pensieri e di piccoli ricordi di felicità, quella scatola di bambù in cui suoi genitori avevano riposto la speranza di un futuro migliore.

Lo spettacolo che, come è tradizione di Teatro Gioco Vita, utilizza tecniche di teatro d’ombra, cui si associano teatro di narrazione e azioni coreografiche, è tratto da un volume dell’autore belga Rascal, illustrato da Sophie, ed è interpretato sulla scena da un’unica attrice e danzatrice.

«Nel momento stesso in cui ho deciso che avrei tratto uno spettacolo da questa storia ho anche deciso che l’avrei fatta narrare da un unico interprete – ha dichiarato Fabrizio Montecchi, regista dello spettacolo – un’attrice al centro della scena, per raccontare di una persona al centro del mondo».

La vicenda di Moun rimanda, in termini poetici e metaforici e con estrema delicatezza, a temi attualissimi: le migrazioni, l’adozione e in termini più generali, il rapporto con le proprie origini, il tema della memoria, del valore di accoglienza e delle relazioni familiari.

Piccolo Teatro Studio Melato: “Alice nel paese delle meraviglie”

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Alice. Foto ©Masiar Pasquali

Scatola Magica, dal 13 al 25 marzo, Stefano de Luca e la sua Alice, curiosa e decisa

La Scatola Magica del Teatro Strehler si trasforma, grazie alla visione di Stefano de Luca, nel paese delle meraviglie in cui, insieme con i piccoli spettatori, si troverà improvvisamente proiettata Alice.

E insieme agli spettatori, a volte proprio grazie al loro aiuto e consiglio, Alice affronterà le avventure, gli incontri e i paradossi di un mondo in cui non valgono le leggi della fisica, si può cadere all’infinito restando fermi allo stesso tempo, si possono assaggiare pozioni e funghi magici che provocano curiose trasformazioni, si possono scoprire giochi di parole e mettere in dubbio tutte le regole predefinite.

Alice vivrà dunque insieme al pubblico un incredibile sogno teatrale, giocoso ed emozionante, pieno di immagini sorprendenti in continua trasformazione. Lucia Marinsalta sarà una Alice curiosa e molto decisa mentre Lorenzo Demaria narrerà la storia nei panni del Bianconiglio e, in rapide trasformazioni, darà voce anche agli altri protagonisti: il Blubruco, il Cappellaio, il Gattomatto.

Lo spazio scenico di Linda Riccardi metterà i bambini al centro della storia, avvolti dagli sfondi coloratissimi e dalle shilouettes di Ester Castelnuovo che moltiplicheranno luoghi e personaggi, sommandosi e confondendosi con le figure e con le ombre degli attori, dando vita a quella feconda confusione tra realtà e fantasia, sonno e veglia, infanzia e mondo degli adulti che costituisce il nucleo pulsante della storia.

Piccolo Teatro Studio Melato: “Stabat Mater”

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StabatMater_PaiatoVERT_fotoFedericoRiv

Dal 13 al 18 febbraio, al Piccolo Teatro Studio Melato, va in scena Stabat Mater di Antonio Tarantino.

Nel testo di Antonio Tarantino, Maria Paiato, sola in scena, è Maria Croce, ragazza madre, ex prostituta, ultima degli ultimi, nel corpo, nei sentimenti, nella lingua. Diretto da Giuseppe Marini, Stabat Mater è un accidentato e originale percorso linguistico nel quale il comico si affaccia sull’orrore dell’esistere.

Lo Stabat Mater è una preghiera del XIII Secolo attribuita a Jacopone da Todi. Antonio Tarantino ne prende a prestito il nome, la figura della Madre e la tematica del dolore. L’autore si è proposto il compito di rendere attuale una figura epica come la Madre del Cristo, per trasferirla sulle rive della realtà e del tempo presente.

La Madre di Tarantino è una ragazza-madre prostituta. Il padre di quel figlio che lei attende è sposato con un’altra. Il figlio che è stato generato, sul quale riponeva grandi speranze, viene arrestato in quanto terrorista. Entrano quindi in scena altri personaggi: la signora Trabucco, funzionaria dell’Assistenza sociale, Don Aldo, prete eppure uomo, soggetto ancora a reazioni perdutamente umane, il dottor Ponzio (Ponzio Pilato), che è il fautore dell’arresto del figlio e il Dottor Caraffa (Caifa), colui che imprigiona e condanna il figlio.

“Oratorio per voce sola”, recita il sottotitolo del testo: è la Madre, sola in scena, che si strugge d’attesa, sia di avere notizie del figlio sia della figura dissoluta e traditrice del padre. Sul palco, Maria Paiato, già protagonista di alcuni storici allestimenti di Luca Ronconi al Piccolo Teatro, tra cui Celestina e Santa Giovanna dei Macelli.

Lo Stabat Mater di Tarantino mischia l’italiano con sporcature dialettali e gergali, facendone la lingua dei reietti, dei diseredati. Sul degrado e sulla miseria, però, regna, resiste e vince la figura della Madre. Per quanto possa essere sofferente e posta ai piedi di una Croce immersa nella periferia popolare, resta sopra qualunque perdita, anche quella della propria dignità.

La scrittura d’autore di Antonio Tarantino è costruita intorno ad un linguaggio gergale e ricercato insieme. Le sue storie traggono ispirazione talvolta classiche e religiose, talvolta politiche, sempre fortemente etiche.