Più forza alle Città metropolitane

Arianna Censi - vicesindaco
Arianna Censi – vicesindaco

Il Consiglio metropolitano ha approvato nei giorni scorsi all’unanimità, un Ordine del giorno che chiede al Sindaco di impegnarsi, nei confronti del Governo e del Parlamento, per l’affermazione del ruolo delle Città metropolitane nel sistema delle autonomie locali, nel regionalismo differenziato e nella dimensione europea, per entrare nel merito di una profonda revisione della Legge 56/2014 (cosiddetta Delrio).

Il presupposto è la necessità di riconoscere un ruolo differenziato alle Città metropolitane rispetto alla generalità degli enti di area vasta, vista la complessità e la peculiarità dei grandi territori metropolitani italiani.

Si chiede dunque di intervenire su diversi punti:

1. Semplificare i livelli di governo.
2. Favorire il raccordo con lo Stato e le Regioni.
3. Dare rilievo alle Città metropolitane nei processi di attuazione del regionalismo differenziato.
4. Riconoscere funzioni e competenze esclusive e un adeguato loro finanziamento.
5. Modificare l’assetto istituzionale con l’introduzione di una Giunta che affianchi il Sindaco metropolitano.

“Sono passati ormai cinque anni dall’approvazione della legge ed arrivato il momento di intervenire” – dichiara la vicesindaca metropolitana Arianna Censi – “chiediamo di dare alle Città metropolitane gli strumenti e le risorse per svolgere al meglio il delicato ruolo di motore del territorio e di raccordo con i Comuni.”

“Al di là degli schieramenti” – dichiara il presidente della Commissione Affari generali Angelo Antonio Di Lauro – “credo che l’unità di intenti tra le forze politiche per dare più forza alla Città metropolitana sia giusta e vada nella direzione di un miglioramento dei servizi ai Comuni del territorio e ai cittadini.”

Dj Fabo: intervista a Marco Cappato

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Fabo-le-iene-

Mercoledì 1 marzo in prima serata su Italia 1 nuovo appuntamento con “Le Iene Show” condotto da Ilary Blasi e Teo Mammucari.

Tra i servizi della puntata di domani:
La scorsa settimana le Iene hanno raccontato la storia di Dj Fabo, al secolo Fabiano Antoniani, 39enne che, in seguito a un incidente stradale avvenuto nel 2014, divenne cieco e tetraplegico. Lo scorso gennaio, quest’ultimo aveva rivolto un appello al Presidente della Repubblica affinché in Italia venisse legalizzata l’eutanasia. Al momento, però, le proposte di legge al riguardo sono ferme in Parlamento.

La mattina dello scorso 27 febbraio DJ Fabo è deceduto presso la struttura di un’associazione in Svizzera, dove la legge autorizza il suicidio assistito, una procedura che dà la possibilità a un malato terminale di decidere di morire senza l’intervento diretto di un medico.

Ad accompagnarlo, Marco Cappato, esponente di Radicali italiani e tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, che potrebbe rischiare fino a 12 anni di carcere per tale gesto. Giulio Golia intervista Marco Cappato che racconta l’ultimo viaggio di Dj Fabo. La Iena, inoltre, accompagna il politico nella Caserma dei Carabinieri a Milano dove lui ha deciso di recarsi per «autodenunciarsi per “l’aiuto al suicidio” di Dj Fabo».

 

Bonifica Amiata: finalmente via libera all’emendamento Cenni

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Via libera alle risorse per i lavori di bonifica del sito minerario di Abbadia San Salvatore. Approvato oggi in commissione bilancio l’emendamento alla Legge di Stabilità firmato dalla parlamentare senese Susanna Cenni, che esclude dal Patto di Stabilità le spese sostenute dal comune badengo per ultimare gli interventi di bonifica e riqualificazione del sito minerario.

“L’approvazione dell’emendamento – spiega Cenni, parlamentare e membro della Commissione bilancio della Camera – chiude finalmente positivamente una vicenda annosa, che ci ha visto impegnati da anni in Parlamento e nei contatti con il Mef per permettere di ultimare i lavori di bonifica in Amiata.

Con lo sblocco delle risorse il comune badengo potrà completare le opere di recupero dell’area mineraia e mettere in sicurezza, dal punto di vista ambientale, il territorio. Nel testo si precisa che i comuni devono comunicare entro il 1 marzo 2016 gli spazi finanziari di cui necessitano per interventi di bonifica ambientale e che tali somme, liberate dai vincoli di stabilità, devo sottostare al limite massimo di 20 milioni di euro.

Si tratta di un passaggio importante, non solo per salvaguardare e prevenire le eventuali contaminazioni, ma anche per pensare a una futura valorizzazione, dal punto di vista culturale ed economico, di una delle attività industriali storiche del nostro territorio”.
Il testo è sottoscritto anche dai deputati del Pd Luigi Dallai e Marilena Fabbri.

 

“Taglia le ali alle armi”

La campagna contro i caccia F-35 alla Camera: i dati del Ministero non
sono trasparenti

In audizione alla Commissione Difesa i rappresentanti di “Taglia le
ali alle armi” chiedono un’indagine conoscitiva sul programma JSF

Un’indagine conoscitiva delle competenti Commissioni parlamentari
per stabilire i reali costi (e la consistenza dei problemi tecnici del
velivolo) relativi alla partecipazione italiana al progetto Joint
Strike Fighter per il caccia d’attacco F-35. E’ quanto hanno
chiesto oggi alla Camera dei Deputati (in un’audizione presso la IV
Commissione Difesa) il portavoce di Sbilanciamoci! e di Rete Italiana
per il Disarmo, tra le organizzazioni promotrici della mobilitazione
insieme alla Tavola della Pace.

“Dopo le recenti comunicazioni del Ministero della Difesa che
sostengono che il costo di acquisto sarà molto minore rispetto a
quanto dicono i dati ufficiali USA – afferma Francesco Vignarca
coordinatore di Rete Disarmo – crediamo che non sia opportuno che il
Parlamento e il Governo procedano ad una scelta sul caccia F-35
basandosi su dati e numeri poco chiari e non dettagliati”. Tutte le
analisi effettuate da “Taglia le ali alle armi!” (consegnate alla
Commissione e disponibili da questa sera sul sito della Campagna
MailScanner has detected a possible fraud attempt from
“www.disarmo.org(nof35″ claiming to be www.disarmo.org/nof35) ci
portano ad un costo del prossimo lotto (quello di cui l’Italia
dovrebbe acquistare tre esemplari nel corso del 2012) di almeno 140
milioni di euro ad aereo. Quantomeno tale cifra é il costo ricavabile
dai dati statunitensi recentemente pubblicati. “Non ci sembra quindi
possibile, e lo abbiamo sottolineato nell’incontro con i
Parlamentari, credere fino a dimostrazione contraria agli 80 milioni
citati in audizione sia dal Ministro Di Paola che dal Segretario
Generale della Difesa De Bertolis” conclude Vignarca “nemmeno
prendendo in considerazione il solo costo di produzione avionica (il
cosiddetto “flyaway cost”)”.

La Campagna ha inoltre illustrato alla Commissione, in una riunione
che ha visto una buona partecipazione di deputati e diversi interventi
e domande, i veri dati sull’impatto industriale ed occupazionale che
il JSF porterà nel nostro paese che risultano essere di molto minori
(sia in termini di posti di lavoro che di lavorazioni e tecnologie
trasferite) rispetto a quanto prospettato dalla Difesa. Anche per
questo occorre prendersi un periodo di ulteriore approfondimento e
chiedere l’esplicitazione dei documenti e contratti ufficiali.

“Senza considerare quanto potremmo fare investendo questi soldi in
altri comparti della spesa pubblica – ha aggiunto alla discussione
Giulio Marcon portavoce di Sbilanciamoci” – che potrebbe trarre un
grosso beneficio economico e colmare lacune sociali importanti
utilizzando in altra maniera gli almeno 10 miliardi (circa 1
all’anno con le previsioni attuali) di costo di acquisto dei
caccia”. Un costo che sarà poi da moltiplicare per tre se si
considera tutta la vita e tutta la gestione degli aerei.

“Noi non siamo venuti qui solo come esponenti del mondo del disarmo
e della Pace – conclude Marcon – ma anche come rappresentanti dei
contribuenti che non vedono di buon occhio questa enorme spesa per un
programma aeronautico che ha inoltre dimostrato le proprie debolezze
tecnologiche ed economiche. Siamo consci che si debba realizzare una
politica di difesa per l’Italia, solo ci domandiamo perché debba
essere prevalentemente militare e non possa invece essere costruita
sulla tutela della vita dei cittadini italiani”.

Anche per il nostro ruolo internazionale nei conflitti
l’investimento sugli F-35 appare spropositato e insensato: “Per
fare interposizione in aeree di conflitto e ricostruzione non servono
certo i cacciabombardieri” conclude Vignarca.