Camila Raznovich si racconta sul settimanale F

COVER F 25092019
COVER F 25092019

Nel numero in edicola domani di F – il settimanale femminile di Cairo Editore diretto da Marisa Deimichei – il racconto in esclusiva di Camila Raznovich, conduttrice de Il Borgo dei Borghi e Kilimangiaro, entrambe in onda su Rai3.

Tredici anni fa aveva raccontato in un libro dal titolo “Lo rifarei!” la sua ‘infanzia alternativa’ che vedeva come una ricchezza, una diversità.

Oggi ha cambiato idea sul suo vissuto anomalo tanto che è stato ripubblicato con una nuova prefazione.
Perché ha cambiato idea? «Tredici anni fa ero giovane e quando si è giovani leggi tutto in maniera positiva. Il fatto di diventare madre (10 anni fa di Viola e 7 anni fa di Sole, ndr) ha cambiato radicalmente la percezione del mio passato. “Non lo rifarei” nasce da una nuova consapevolezza: non è una esperienza che farei fare alle mie figlie».

Quando è arrivata questa consapevolezza? «Dopo la gravidanza ho avuto una depressione post partum, che ha aperto un vaso dentro di me da cui è uscito tutto, è stata il pretesto per iniziare un percorso di analisi serio. Lì ho scoperto che il sentirmi inadeguata come mamma nasceva dalle lacune affettive ed educative gravi accumulate nell’infanzia. Non conoscevo la gerarchia familiare base e quindi non sapevo attuarla».

Qual è stata l’esperienza che l’ha segnata di più nel corso della sua infanzia? «Senza dubbio i quattro mesi nella sperduta campagna inglese in un regime militare. Ero in quinta elementare e fui selezionata per questo esperimento che prevedeva che trecento bambini vivessero con nove adulti, questa era la proporzione. Nel libro lo raccontavo quasi divertita: con l’analisi ho capito di esserne stata fortemente traumatizzata tanto che uno dei miei compagni, da grande, mi ha raccontato che piangevo tutte le notti, l’avevo rimosso. Il sentimento più forte che ho provato era la paura».

All’età di sette anni ha subito anche delle molestie sessuali da parte di un amico di famiglia. «Questo signore, papà peraltro di un mio carissimo amico, mi toccò nelle parti intime mentre guardavo un cartone animato, con la scusa di farmi una coccola. Ricordo la sensazione di bruciore, l’imbarazzo, e poi il senso di colpa, tanto che allora mi augurai che lui non ne parlasse con nessuno. Quando sono cresciuta ho capito che era solo un maledetto pedofilo disturbato e l’ho rimesso al suo posto […] la mia vita per fortuna non ne ha risentito. È un episodio che mi preoccupa più ora, pensando alle mie figlie».

Che influenza ha avuto questo vissuto sulla sua vita sentimentale? «Mi ha portata a cercare punti di riferimento. Mi sono sposata giovane con un australiano che apparteneva alla comunità. Con Eugenio, il padre delle mie figlie, ho voluto una casa, una famiglia. Purtroppo alla fine eravamo diventati come fratelli. Oggi ho accanto un uomo, Loic, francese, anche lui con un’educazione e impostazione tradizionale. Certo, il prezzo che pago per queste mie insicurezze è alto, soprattutto nella vita di coppia. Se non ho l’attenzione del mio compagno per cinque minuti entro in crisi, penso non mi ami abbastanza. Ho ancora una ferita lacerata, putrida, che si apre in maniera sproporzionata rispetto all’offesa che posso subire. Ma ci sto lavorando».

Crede all’amore per sempre? «Mi piacerebbe molto, non posso dire di credere a quello per tutta la vita perché nel mio caso non è andata così. Ma adesso che ho 45 anni… Una trentina d’anni li tiro. Posso farcela».

Il settimanale F è disponibile anche in versione iPad e iPhone, nell’edicola di iTunes Store.

Dixcorrendo – Gioele Dix incontra Lella Costa

lella costa
lella costa

Nella deliziosa cornice di Piazza XX Settembre a Bergeggi (SV), prenderà vita un talk show eccezionale: Gioele Dix, nella duplice veste di padrone di casa e complice, ha invitato personaggi talentuosi del mondo dello spettacolo per un ciclo di interviste confidenziali, tre serate uniche e irripetibili, un po’ talk e molto show.

Dopo Claudio Bisio (30 giugno), sarà la volta di Lella Costa (21 luglio) e Raul Cremona (28 luglio), ospiti di questa seconda edizione particolarmente vivace e scoppiettante.

Tre appuntamenti da non perdere per conoscere da vicino personaggi che, pure nelle loro diversità, fanno parte di una comunità, quella dei comici, fatta di coraggiosi guerrieri con la sola arma della risata.

Gli ospiti di Dixcorrendo verranno a raccontare episodi e aneddoti della loro carriera, duettando con il loro anfitrione in un gioco divertito e soprattutto divertente, mescolando alla chiacchierata loro i brani di repertorio più apprezzati.

All’insegna del ‘tutto-fa-spettacolo’, gli esordi, i successi, i flop, ma anche le passioni nascoste, i rimpianti, i sogni nel cassetto di questi personaggi, conosciuti e amati dal pubblico, diventano occasione per due ore filate di divertimento.

Sprito del Pianeta: Danze e Musiche dei Maori

maoori-
maoori-

SABATO 26 MAGGIO, AL FESTIVAL LO SPIRITO DEL PIANETA, DALLA NUOVA ZELANDA, LE FAMOSE “MOINE” DEI MAORI

I Maori sono una popolazione di origine polinesiana che giunse in Nuova Zelanda fra il IX e il XIV secolo d.C. Sterminati dai bianchi alla metà dell’Ottocento.

I Maori giunsero in Nuova Zelanda navigando l’Oceano Pacifico a bordo delle loro canoe, semplici tronchi d’albero scavato, dotate di uno stabilizzatore esterno (cioè di un secondo scafo parallelo che funzionava da bilanciere) che consentì di affrontare giorni e giorni di navigazione, anche con il mare in burrasca.

Tra essi c’erano esperti di stelle e costellazioni e altri che conoscevano le correnti dell’oceano, la loro direzione e dove il vento sarebbe cambiato. Fu così che i Maori navigarono l’Oceano Pacifico. La società maori si occupò prevalentemente di agricoltura anche se non disdegnò la navigazione, la pesca e la costruzione delle imbarcazioni.

Abitavano spesso in villaggi fortificati. Popolo fiero, si oppose con grande forza all’arrivo degli inglesi in due fasi: nel 1840, quando gli indigeni furono spinti e racchiusi al centro dell’Isola del Nord; e nel 1860, quando furono sconfitti e sottomessi definitivamente. In seguito alla colonizzazione furono decimati dalle malattie e dall’alcolismo e furono ridotti a poche migliaia fino alla prima metà del Novecento.

Negli ultimi decenni i Maori hanno ritrovato la forza dell’identità di popolo e conosciuto un forte incremento demografico, grazie anche al riconoscimento, ottenuto nel 1997, di un indennizzo alla comunità maori da parte del governo per le violazioni del Trattato di Waitangi del 1840, perpetrate dai colonizzatori inglesi ai danni degli indigeni.

All’origine della religione dei Maori c’è il dio Tane, che regalò all’umanità tre cestini di saggezza, nei quali è contenuta la storia della creazione e molti altri insegnamenti utili all’uomo.

Essi credono che tutte le cose viventi discendano dagli dèi, e che degli dèi siano intrisi i fiumi, i laghi, le montagne, gli alberi: ogni cosa ha un’anima (wairua). Alcuni elementi geografici dell’Isola del Nord sono punti fondamentali di riferimento e ritenuti sacri per i Maori: il fiume Wanganui e i monti Ngaruahoe e Ruapehu.

Queste credenze rappresentano un motivo di forte legame con la terra. Il funerale è un momento importante nella vita religiosa: dopo la morte il corpo del defunto viene vegliato fino al momento della sepoltura.

Poi lo spirito del defunto vola in cima alle montagne sacre per ridiscendere nel mare e riemergere nelle Three Kings Islands (piccolo arcipelago vicino alla punta nord-ovest dell’Isola del Nord) per l’addio finale prima di raggiungere gli antenati.

PROVVEDI TOFFANIN
PROVVEDI TOFFANIN

“Ho bisogno di leggerezza. Ho bisogno di godermi questo momento”.
Silvia Provvedi racconta in esclusiva a Verissimo, come stia vivendo l’uscita dal carcere, dopo 16 mesi, del suo compagno Fabrizio Corona.
Ai microfoni del talk show confida: “Sono molto soddisfatta di me stessa. E’ stata dura, ma devo ammettere che è molto ripagante avercela fatta e riavere Fabrizio a casa. Siamo più forti di prima”.

Uscito il 21 febbraio scorso dal carcere di San Vittore e affidato temporaneamente ad un centro di recupero, Fabrizio Corona sta cercando di riprendere in mano la sua vita. A tal proposito Silvia racconta: “Fabrizio sta cercano di essere perfettamente in linea con le prescrizioni che gli hanno imposto. Non può parlare con i giornalisti, deve condurre una vita semplicemente normale, mantenendo un profilo basso. Esce alle otto di mattina, torna alle sei di sera dopo aver fatto il suo percorso in comunità e poi mangiamo insieme”.

“La situazione – prosegue – è molto delicata. Il mio interesse è che lui faccia tutto conforme alle regole, perché io ho voglia di pace ed è contro il mio volere che ritorni a patire qualche pena. Il mio primo pensiero è che lui non violi nulla, che stia lontano da ogni tipo di tentazione e che riprenda in mano la sua vita regolare”.

E a proposito di tentazioni, sul percorso di disintossicazione che l’ex agente fotografico deve seguire, Silvia dichiara: “Quello mi spaventa meno perché è una persona molto ligia in questo. Anche prima dell’arresto aveva intrapreso un percorso in tal senso. Quello che mi ha sempre preoccupata di più riguarda gli amici non amici che lo potevano influenzare, gasando il suo ego”.

A Silvia Toffanin che le chiede se non abbia mai pensato in questi anni di mollare tutto, la ragazza risponde: “No, non me lo sarei mai perdonata”. E sul fatto che lui possa stancarsi di questa storia afferma: “Mi auguro che la nostra storia duri per sempre, ma se dovesse finire, con quello che abbiamo passato insieme, resteremmo comunque migliori amici per la vita”.

Infine, commentando la dichiarazione fatta da Nina Moric sulla possibilità che Corona torni ad essere un pilastro nella vita del figlio Carlos, Silvia dichiara: “Sono contenta che abbia messo da parte un po’ di astio. Spero vivamente che sia un punto di partenza per un po’ di pace”.

https://www.dietrolanotizia.eu/2018/03/48823/

David Anzalone nel Teatro del Carcere di Opera

anzalone
anzalone

Opera Liquida, che incontra ogni giorno gli uomini reclusi nel carcere di Opera, con i quali lavora anche presso lo spazio in Idroscalo e agisce, attraverso la prassi teatrale, in assenza di giudizio, vuole con questo Festival affermare un manifesto che ha a che fare con il profondo valore dell’essere umano, anche se ristretto o in fase di reinserimento.

“Continuare a condividere un evento culturale con la popolazione reclusa ha il sapore di un atto di inclusione volto a modificare il sentire della comunità” (Ivana Trettel, direttore artistico Opera Liquida).

Giovedì 19 ottobre 2017 – ore 21
Teatro Stabile in Opera – Casa di Reclusione
Via Camporgnago 40 – Milano

DAVID ANZALONE in
TARGATO H – contro-mono-logo
testo di David Anzalone e Alessandro Castriota – regia e musiche Alessandro Castriota

TARGATO H è uno spettacolo comico in cui si tratta il tema dell’handicap. Il filo conduttore è il costante ribaltamento in chiave ironica delle concezioni comuni che si hanno nei confronti dell’handicap e dell’handicappato. Contro-mono-logo quindi, ovvero il rifiuto di ogni strumento di omologazione e di qualsiasi pretesa di “targare” il diverso.

All’interno del monologo teatrale, oltre al tema centrale, si può trovare molto altro: nascita, amore, ricerca delle proprie origini, affermazione della propria dignità. Targato H contro-mono-logo è la rappresentazione della consapevolezza di chi guarda in faccia alla realtà, la chiama con il proprio nome e per questo ne esce vincente, contro quella cultura caritatevole che genera il pregiudizio. Dalla narrazione del quotidiano, rielaborato in chiave comica, scaturisce la risata che demolisce la classificazione castrante tra normalità e anormalità e fa riflettere sulle iniquità che albergano nella vita di tutti i giorni.

Lo spettacolo è per pubblico misto di detenuti e civili. Possono entrare anche i minori, se accompagnati.