Ceetrus Italy offre supporto psicologico

CEETRUS_MINDCENTER
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Da Ceetrus un supporto psicologico per aiutare la ripresa
Per tutto il mese di giugno i Centri Commerciali Ceetrus della Lombardia e del
Piemonte offrono alle loro community colloqui di sostegno con un’équipe di
psicologi
Milano, 16 Giugno 2020 – Adesso che la fase più difficile della pandemia sembra essere
alle spalle, è il momento di ritrovare un nuovo equilibrio, anche psicologico. Molte persone
troveranno difficoltà nell’affrontare il lavoro e le relazioni sociali dopo mesi di lockdown.
Per questo Ceetrus Italy ha dato vita a un nuovo progetto, per aiutare la propria
community a recuperare il benessere grazie a una équipe di psicologi specializzati.
MIND Center è un’iniziativa test realizzata in partnership con l’associazione Think-positive
(http://www.associazionethinkpositive.it/) che vede coinvolti inizialmente 8 Centri
Commerciali Ceetrus. Gli psicologi di Think-positive proporranno dei brevi interventi sulla
“nuova normalità” che le persone si trovano ad affrontare in questo periodo di postquarantena, come ad esempio l’ansia di uscire di casa ed affrontare una realtà nuova, le
strategie di adattamento ad essa, gli equilibri di coppia messi alla prova da un periodo di
“reclusione forzata”.
Gli interventi prenderanno la forma di brevi video-pills che verranno pubblicate sulle
pagine Facebook dei centri commerciali aderenti all’iniziativa, in modalità “Premiere”.
Gli utenti potranno attivare una notifica che li avvisa dell’inizio della trasmissione e seguire
lo streaming da soli o in compagnia dei propri amici Facebook.
L’iniziativa è articolata in una fase di lancio di una settimana a cui seguirà la
pubblicazione, ogni lunedì, delle video-pills. La prima video-pill sarà online questa
settimana.
La partnership tra Ceetrus e Think-positive consentirà a chi lo volesse di prenotare 2
colloqui gratuiti online con gli psicologi dell’associazione, un’occasione per riflettere
insieme ad un professionista sulle difficoltà legate a questo particolare momento.
La prenotazione può essere effettuata:
– chiamando i numeri 3383602878 o 3471082241
– scrivendo una mail a: centrothinkpositive@gmail.com
I Centri Commerciali coinvolti sono:
Centro Commerciale Belpò
Centro Commerciale Mazzano
Centro Commerciale Vimodrone
Centro Commerciale Merate
Centro Commerciale Cesano Boscone
Centro Commerciale Porte di Torino
Centro Commerciale Cuneo
Centro Commerciale Venaria
Paola Sabia
Psicologa psicoterapeuta, lavora con adulti e adolescenti sia in ambito di gruppo che individuale. Laureata in
filosofia e psicologia, specializzata in psicoterapia psicodinamica e in psicodramma.
Mariangela De Pascale
Psicologa psicoterapeuta, lavora con bambini, adolescenti e adulti. Laureata in psicologia, specializzata in
psicoterapia sistemica, ha sviluppato una particolare esperienza nella terapia familiare in presenza di
gemelli.
Filomena Tancredi
Psicologa psicoterapeuta, lavora con adolescenti e adulti. Laureata in psicologia, specializzata in psicologia
clinica e psicoterapia, esperta in terapia dell’ansia e in Training Autogeno.
Ceetrus Italy S.p.a. è uno dei principali attori dell’industria immobiliare commerciale in Italia. Filiale italiana
del gruppo Francese Ceetrus, ex Immochan, opera attualmente in 51 centri e 5 parchi commerciali con oltre
2.300 negozi, 600.000 mq di superficie affittabile (GLA) e oltre 185 milioni di visitatori all’anno. Ceetrus vanta
una consolidata esperienza nel campo del retail, toccando tutti gli ambiti di questo mercato: progettazione,
promozione, commercializzazione e gestione di centri commerciali e retail park sia di proprietà che per conto
di terzi. Il nuovo posizionamento dell’azienda incarna l’evoluzione da una società commerciale del real estate
ad uno sviluppatore di proposte immobiliari a 360 gradi. Con 295 centri commerciali in tutto il mondo,
Ceetrus ha iniziato a costruire, in stretta collaborazione con cittadini e territori, spazi abitativi che integrano
negozi, abitazioni, uffici e infrastrutture urbane. La missione di Ceetrus è quella di costruire luoghi sostenibili,
intelligenti e vivaci, consolidando i legami sociali che animeranno la città del domani.

A Song a day keeps the virus away

Everly Brothers_b
Everly Brothers_b

Ezio Guaitamacchi & JAM TV

presentano

A Song a day keeps the virus away

Pensieri, parole e riflessioni per attenuare l’ansia

e (ri)scoprire le canzoni che ci hanno cambiato la vita

Una settimana di video pieni di cultura e rimedi musicali

La musica, oltre a emozionarci, farci sognare o semplicemente a svagarci e divertirci, ci fa meditare, riflettere, pensare. E, da questo punto di vista, può essere un prezioso sostegno psicologico per superare momenti di disorientamento e sconforto come quelli che stiamo vivendo oggi.

Oggi il video “All I Have To Do Is Dream… perché sognare non costa nulla” (Capitolo XXXVI) dopo una settimana ricca di piccole storie intorno alla musica preziose per il nostro animo e le nostre energie in questi tempi bui.

Felice e Boudleaux Bryant sono una coppia nell’arte e nella vita. Loro scrivono canzoni e hanno composto tantissime hit soprattutto per gli Everly Brothers, infatti sono loro gli autori di “Bye Bye Love”, “Wake Up Little Susie”…Ora hanno scritto un nuovo pezzo, una ballata romantica. Quando l’ha ascoltata Phil Everly ricorda: “Mi è piaciuta immediatamente al primo ascolto e speravo che i Bryant ce la regalassero, perché ero sicuro che sarebbe stata un grande successo”. E così è stato. La canzone si chiama “All I Have To Do Is Dream”, “Tutto ciò che devo fare è sognare”. Un testo molto semplice, molto romantico, che invita tutti noi, anche in questi giorni, a sognare… perché sognare non costa nulla…

“A song a day keeps the virus away” prosegue e questa settimana sono stati pubblicati su jamtv.it in partnership con meiweb.it, mescalina.it, musicalmind.altervista.org, spettakolo.it, radiocittà.net, cpm.it e le pagine Facebook Cultura Virale e Musica senza aggettivi i seguenti video: “Under Pressure – Il fortunato incontro tra i Queen e David Bowie”; “Sam Cooke – Un cambiamento sta per arrivare”; “Peter Gabriel e la sua Solsbury Hill”; “Don’t Stop – ‘Non fermiamoci e pensiamo al futuro’ (come cantano anche i Fleetwood Mac)”; “Bruce Springsteen e il brano dedicato alla sua città” e “John Mellencamp – L’orgoglio di essere nato e cresciuto in provincia”.

Under pressure – Il fortunato incontro tra i Queen e David Bowie (Capitolo XXX)

Sam Cooke – Un cambiamento sta per arrivare (Capitolo XXXI)

Peter Gabriel e la sua Solsbury Hill (Capitolo XXXII)

Don’t stop –  “Non fermiamoci e pensiamo al futuro” (Come cantano anche i Fleetwood Mac) (Capitolo XXXIII)

Bruce Springsteen e il brano dedicato alla sua città (Capitolo XXXVI)

John Mellencamp – L’orgoglio di essere nato e cresciuto in provincia (Capitolo XXXV)

“Hikikomori” : facciamo chiarezza

Hikikomori-
Hikikomori-

Un nuovo disagio che riguarda i giovani si affaccia oggi all’attenzione delle cronache: è quello dei giovani che si chiudono in casa e smettono di frequentare gli amici, la scuola, e vivono di notte occupandosi di videogiochi o attività solitarie. Sono gli hikikomori.
“Hikikomori” è un termine giapponese che significa letteralmente “stare in disparte”.

Viene usato per fare riferimento ad adolescenti e giovani adulti che decidono di isolarsi dalla società, vivendo nella solitudine della propria stanza.
Dal momento che si tratta di un fenomeno che riguarda persone ritirate o disinteressate a interagire con gli altri, esso tende a rimanere invisibile al mondo esterno e, nonostante la sua grande diffusione, è ancora poco conosciuto.

Trattandosi di fenomeno sociale nuovo, le famiglie e le istituzioni si trovano impreparate, in parte per la carenza di informazione tra il personale,
ma soprattutto per l’impossibilità di comunicare con un ragazzo refrattario a contatti con l’esterno. È quindi importante che le istituzioni comincino a considerare con attenzione il problema e si dotino degli strumenti per fronteggiarlo.

COME SI RICONOSCE UN HIKIKOMORI?
L’insorgenza delle manifestazioni di ritiro sociale avviene generalmente nel periodo della preadolescenza, dell’adolescenza o della prima età adulta. Tuttavia, in alcuni rari casi, può insorgere anche in età avanzata. Il ritiro sociale può essere più o meno intenso, a partire da sporadici rifiuti a partecipare a eventi mondani, assenze scolastiche saltuarie, fino a forme di isolamento sempre più severe e totalizzanti.

Il fenomeno hikikomori è diverso dal fenomeno dei NEET in quanto si contraddistingue con l’allontanamento progressivo dalla società. Si tratta di una forma di autoreclusione volontaria caratterizzata dal disinvestimento per le relazioni interpersonali e da un circolo vizioso di progressivo isolamento.

Tra i principali campanelli d’allarme possiamo identificare: Ritiro scolastico Disinteresse nelle interazioni reali, specialmente con i coetanei Inversione del ritmo sonno veglia Auto confinamento nella propria camera da letto Preferenza per attività solitarie (di solito legate alle nuove tecnologie), spesso anche giochi online.

Il fenomeno colpisce soggetti di entrambi i sessi, con particolare incidenza su quello maschile L’hikikomori ha diversi livelli di gravità ed un processo graduale che può portare più o meno rapidamente all’isolamento totale. L’isolamento può durare alcuni mesi o diversi anni, e generalmente non si risolve spontaneamente.

PERCHE’ SI DIVENTA HIKIKOMORI?
Non è stata identificata una relazione causa effetto. L’hikikomori è il risultato di una serie di concause caratteriali, sociali e familiari. Tuttavia ogni caso è profondamente diverso ed è difficile stabilire quale di questi tre aspetti incida maggiormente sulla scelta dell’isolamento.

Gli hikikomori sono nella maggior parte dei casi persone molto acute, profonde e introspettive, con una grande sensibilità nei confronti della vita. Hanno una lucidità e uno sviluppo cognitivo normale, se non addirittura sopra la media. Si trovano, tuttavia, in difficoltà nel sostenere e rielaborare episodi di esclusione o derisione da parte dei coetanei, a fronte dei quali sviluppano reazioni ingovernabili di ansia e panico, con una conseguente difficoltà nell’instaurare relazioni sociali soddisfacenti e gratificanti.

QUANTO DURA L’HIKIKOMORI?
Non vi è un tempo limite. L’hikikomori non è una fase dell’esistenza, ma una modalità fortemente interiorizzata di fronteggiare e interpretare la realtà circostante. Se non affrontato adeguatamente, il ritiro sociale può durare potenzialmente anche tutta la vita. Ecco alcune informazioni chiave:
Gli hikikomori NON sono malati mentali Gli hikikomori hanno sviluppato una visione molto dolorosa degli effetti delle relazioni umane sul proprio benessere, per cui associano esperienze vissute come particolarmente negative a qualsiasi pratica di vita esterna. Il loro isolamento non origina da una psicopatologia, ma da una visione negativa della realtà circostante.

Considerare l’hikikomori come un “malato mentale” significa, pertanto, banalizzare un disagio che ha radici profonde e complesse.
Alcune recenti ricerche scientifiche hanno, inoltre, stabilito l’esistenza di un “hikikomori primario”, ovvero una condizione di isolamento sociale che non deriva da nessuna psicopatologia pregressa. Il governo del Giappone (paese dove il fenomeno è molto più diffuso e aggressivo rispetto all’Italia) ha stabilito con un documento ufficiale che “l’hikikomori non deve essere considerato una malattia”.

GLI HIKIKOMORI NON SONO DEI FANNULLONI
Il pregiudizio che gli hikikomori siano pigri è il più comune. È quello che suppone che gli hikikomori si isolino per poter evitare la fatica dello studio o del lavoro e dedicarsi a attività ludiche.

Si tratta di una assunzione completamente errata: i soggetti hikikomori sarebbero perfettamente in grado di affrontare gli impegni scolastici e lavorativi se non fossero scoraggiati dalle loro esperienze negative con le relazioni sociali e non si sentissero schiacciati dalle eccessive pressioni di realizzazione sociale trasmesse dalla società o dagli adulti rilevanti

Vi è sempre una grande paura di fondo nel doversi confrontare con gli altri. Scherno, risa, commenti, o anche solo semplici sguardi che possano farli sentire giudicati, sono causa di grande vergogna e malessere. Gli hikikomori NON hanno avuto una educazione permissiva.  Spesso si presume che i genitori del soggetto ritirato non siano in grado di garantire una buona educazione dei figli e non sappiano istituire un modello di regole chiare che indichino al giovane il corretto comportamento sociale, i doveri e le responsabilità.

Eppure, la letteratura sul fenomeno rileva che l’educazione permissiva non si riscontra con regolarità nei soggetti colpiti dal fenomeno e, soprattutto, non con una incidenza maggiore rispetto ad altre problematiche.

UNA ASSOCIAZIONE DI GENITORI PER AIUTARE I RAGAZZI
L’Associazione Hikikomori Italia Genitori, nata nel giugno 2017 all’interno del progetto Hikikomori Italia, raccoglie (e accoglie) oggi già molte centinaia di famiglie in tutta Italia, e da allora ha attivato diverse iniziative per fronteggiare il ritiro sociale:
Organizza per gli associati incontri gratuiti di supporto per genitori in presenza di uno psicologo, in tutte le località di Italia.

Moltissimi casi di associati ci testimoniano che il tipo di approccio di buone prassi adottato dall’associazione sta ottenendo risultati incoraggianti nel miglioramento della comunicazione tra hikikomori e genitori e nel graduale riavvicinamento dei ragazzi alla società.Ha sottoscritto e avviato con l’Ufficio Scolastico Regionale e la Regione Piemonte un protocollo di intesa per fronteggiare l’hikikomori. Partecipa ad un tavolo tecnico voluto dal MIUR per la redazione di linee guida per le scuole di secondo grado. Svolge attività con enti pubblici e privati. Organizza eventi di diffusione.

Per informazioni
https://www.hikikomoriitalia.it/
https://www.facebook.com/HikikomoriItalia/
https://www.hikikomoriitalia.it/p/gruppo-genitori.html

Imperfezioni della pelle: sofferenza psicologica

LENTIGO TRATT
LENTIGO TRATT

Psiche e dermatologia non sono mai state così vicine. Secondo una tesi condivisa da molti psicologi, infatti, la pelle è lo specchio del nostro mondo interno e se presenta imperfezioni, soprattutto in punti ben visibili, rischia di compromettere seriamente i rapporti sociali e la nostra autostima. Un problema complesso, che coinvolge indistintamente sia uomini che donne e porta a pensare che, molto spesso, all’azione del dermatologo si debba associare quella dello psicologo.

Infatti l’80% dei pazienti dermatologici ha anche una sofferenza psicologica associata, mentre il 18%soffre di disturbi legati all’ansia e il 10%arriva perfino alla depressione. Dati, questi, confermati da una ricerca che ha coinvolto 13 paesi europei, tra i quali l’Italia, e da uno studio condotto dall’Università di Genova, in collaborazione con l’Universitàdi Torino.

Tale analisi ha dimostrato proprio che i pazienti con patologie croniche come psoriasi, dermatite atopica, alopecia e vitiligine sono incapaci di esprimere le proprie emozioni, oppure soffrono di ansia e depressione. Questo perchéla “qualità” della pelle è uno degli elementi su cui si basano l’autostima ed il benessere della persona.

Ne sanno qualcosa perfino i divi del cinema, costretti spesso a ricorrere a particolari trucchi o escamotage per nascondere le imperfezioni. Non sono poche, infatti, le star di Hollywood che inseriscono nei loro contratti una clausola che prevede l’utilizzo del beauty work, ovvero il ricorso alla tecnologia per ritoccare digitalmente i volti e riportare indietro le lancette dell’orologio.

Una sorta di chirurgia estetica fatta al computer, per non rivelare che nella vita reale anche i divi del grande schermo mostrano la loro età effettiva. C’è poi chi, al contrario, deve accentuare di proposito inestetismi e imperfezioni, per rendere ancora più spaventosi alcuni “cattivi” del cinema.

Come dimenticare, ad esempio, le profonde rughe e cicatrici di Darth Vader, mostrate nell’episodio VI di Star Wars? O le piaghe di Regan MacNeil, la bambina del film “L’Esorcista”? Entrambi presentano una pelle tutt’altro che invidiabile.

E infatti l’Università del Texas, che nel 2017 presentò un particolare studio sulla situazione dermatologica di una serie di famosi antagonisti della storia del cinema, dichiarò che “associare determinati disturbi a figure diaboliche può contribuire al diffondersi di pregiudizi verso le persone reali che ne soffrono”.

Ma se gli attori di Hollywood possono contare sull’aiuto degli effetti speciali, la stessa cosa non può accadere per tutti gli altri, costretti in molti casi ad affidarsi al make up. Una soluzione che, tuttavia, non risolve il problema, ma serve solo a coprirlo temporaneamente.

“Quando la pelle è interessata da imperfezioni o da vere e proprie patologie – spiega Loris Pinzani, psicologo e psicoterapeuta – la persona può sentirsi colpita nella rappresentazione che ha di se stessa, con ricadute sul piano emotivo e la comparsa di un senso di frustrazione, rabbia e tristezza”.

Uno stato di malessere che colpisce giovani e adulti, dai 18 ai 50 anni, senza distinzione di genere, anche se tendenzialmente le donne accusano un maggior livello di stress e disagio, rispetto ai coetanei maschi. Un’altra categoria interessata da questo fenomeno è quella degli adolescenti, che già vivono un momento delicato perchè, spesso con conflittualità, scoprono un corpo “nuovo”.

La prima soluzione “a portata di mano”, per nascondere alcuni inestetismi è il make up che però ha il grosso limite di coprire momentaneamente il problema. Cosa si può fare, allora, per rimuovere questi inestetismi e riacquistare il benessere interiore?

“L’unica soluzione efficace e definitiva è il laser – commenta il dott. Davide Tonini, medico chirurgo specializzato in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica presso l’Università di Milano – Questi inestetismi, infatti, necessitano di tecniche molto specifiche, affinché si possa trattarli con risultati eccellenti. In questo senso uno dei sistemi più all’avanguardia è la tecnologia “Asset”, sviluppata da Renaissance. Si tratta di un particolare dispositivo laser che è in grado di rimuovere le lesioni pigmentate (macchie) in una singola applicazione, indipendentemente dalla loro estensione. Grazie a tre particolari manipoli, in grado di lavorare su varie estensioni di macchie, è possibile rimuoverle in pochi minuti, senza l’utilizzo di pomate anestetiche e senza dover tornare più volte dal medico, come invece richiedono altri trattamenti laser. Il paziente non prova alcun dolore”.

“Le lesioni che è possibile trattare con questa tecnologia – continua il dott. Tonini – sono varie e comprendono melasmi, macchie dell’età o macchie lentigo solari, ovvero quelle macchie causate da una scorretta esposizione al sole e che si sviluppano in particolari zone come volto, mani, décolleté, collo, e spalle. È per questo motivo che sempre più persone si rivolgono allo specialista: essendo le macchie il primo segno di invecchiamento di una persona, sono moltissime quelle che vogliono rimuoverle, per dare alla loro pelle un aspetto sempre sano e giovane”.

Ansia e depressione causate da glaucoma

GLAUCOMA-diagram
GLAUCOMA-diagram

Quando la capacità visiva viene compromessa dal glaucoma l’organo colpito non è soltanto l’occhio ma anche il cervello perché avere difficoltà a svolgere anche le più semplici azioni domestiche oppure non poter più uscire da soli a fare la spesa genera nell’anziano – spesso affetto anche da altre malattie – ansia e depressione.

Il glaucoma non colpisce solo gli occhi ma diventa un problema psicologico provocando ansia o depressione. Oltre il 70% dei pazienti che ha ricevuto una diagnosi di glaucoma ha avuto un approccio emotivo negativo.

La reazione alla diagnosi
Secondo i dati di uno studio[1] condotto dalla Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia e dall’Istituto Beato Palazzolo di Bergamo, oltre il 70% dei pazienti ha avuto un approccio emotivo negativo alla diagnosi: il 35.7% ha avuto paura di diventare cieco, il 26.7% ha provato ansia (i pazienti più giovani di più in confronto a quelli più anziani).

“In questi pazienti la preoccupazione e l’ansia nascono anche solo all’idea che la progressione della malattia possa fargli perdere la propria indipendenza costringendoli ad un isolamento sociale” dichiara il professor Carlo Nucci, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica presso il Policlinico Universitario di Roma Tor Vergata intervenuto alla conferenza sul Mese Mondiale del Glaucoma organizzato da Whin.

Più ansia e depressione
Ma l’ansia non è l’unica possibile reazione. Spesso c’è anche una forma depressiva. Varie ricerche scientifiche hanno indagato sull’impatto psicologico che può avere il glaucoma stabilendo che i tassi di incidenza di ansia e depressione risultano doppi in chi soffre di questa patologia rispetto alla popolazione generale. Come emerge dalla meta-analisi italiana[2] condotta dalle Università di Brescia, dalla Fondazione G.B. Bietti di Roma e dall’Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, uno studio giapponese[3] ha dimostrato che la prevalenza di pazienti con ansia (13%) e depressione (10,9%) è significativamente più alta rispetto al gruppo di controllo (rispettivamente 7% e 5,2%).

Disagi giustificati dalle limitazioni della malattia
Vari studi hanno messo in luce il fatto che tra gli organi di senso, la perdita della vista è quella che crea più ansia perché gli occhi sono considerati l’organo più prezioso da proteggere. “Poiché questa malattia èIstituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Milan, ItalyIRCCS-Fondazione G.B. Bietti, RomeIstituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Milan, ItalyIRCCS-Fondazione G.B. Bietti, RomeIstituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Milan, Italy cronica e può potenzialmente portare alla cecità, il glaucoma comporta un enorme carico psicologico – dichiara il professor Nucci. Tutte le limitazioni che comporta, come per esempio, la paura di cadere, i problemi di equilibrio e l’insicurezza alla guida possono provocare nel paziente con glaucoma una forma depressiva. Le conseguenze psicologiche sono legate anche alla paura di diventare cieco e alla consapevolezza che questa condizione peggiora di anno in anno provocando difficoltà di deambulazione, problemi nella lettura, nel riconoscimento degli oggetti e dei volti e nella guida”.
IRCCS-Fondazione G.B. Bietti, RomeIstituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, Milan, Italy
“Il glaucoma è una malattia che interessa il 3% della popolazione con più di 40 anni di età – dichiara il professor Giorgio Marchini, direttore Clinica Oculistica, Azienza Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona “La causa è principalmente legata all’aumento della pressione intraoculare, che danneggia progressivamente il nervo ottico e il campo visivo. Nella sua genesi tuttavia giocano un ruolo anche fattori neurodegenerativi e vascolari, infatti si stima che dal 30% al 70% dei soggetti con glaucoma ne hanno una forma indipendente dalla pressione oculare alta”.
Uno studio della University of Miami Miller School of Medicine[4], ha dimostrato che la riduzione della pressione oculare nei pazienti con glaucoma è in grado di rallentare la progressione della malattia ma non riesce a fermarla del tutto a causa dell’origine neurodegenerativa della malattia, simile a Alzheimer ed il morbo di Parkinson. Il nuovo approccio terapeutico prevede di affiancare alle terapie di prima linea, sostanze neuroprotettive che contrastino il suicidio cellulare.

“Tra le varie sostanze ad azione anti-ossidante l’ubiquinone, più noto come Coenzima Q10, è considerato una delle molecole più promettenti. Simile ad una vitamina, é presente a livello del mitocondrio e partecipa al metabolismo deputato alla produzione di energia all’interno della cellula intervenendo come uno spazzino nei meccanismi di rimozione dei radicali liberi” conclude il professor Nucci.