Giacomo Faroldi e Pietro Cerchiello sono i corridori di “Maratona di New York”, testo celebre del drammaturgo Edoardo Erba, in scena al Tertulliano di Milano.
Corrono Steve e Mario, sotto l’immensità delle stelle, le parole sono poche rispetto alle falcate, protagoniste della scena perché i maratoneti si allenano per tutta la durata dello spettacolo e, quando la stanchezza comincia a farsi sentire, le battute prendono il sopravvento. Emergono ricordi, incomprensioni, parole non dette. Interrogativi sulla loro amicizia e lo scorrere del tempo, il gioco di luci in scena, illuminano il cammino dei due amici, rivelando una meta drammaticamente diversa da ciò che ci si aspetta.
I giovani attori sono abili a violare le regole della recitazione, fatta normalmente di pause teatrali e respirazione da palcoscenico, ma non possono e non devono fermarsi, perché rappresentano l’ agonismo e metaforicamente anche un pò la competizione nella vita, che forse percorriamo troppo in fretta.
Gli attori commuovono e coinvolgono. Lo Spazio Tertulliano si conferma una piacevole ed interessante area di teatro sperimentale, con vedute teatrali sofisticate.
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Di Viviana Vitariello




