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domenica, Settembre 19, 2021

“Fame d’amore” puntata speciale su Rai 3

LEONARDO MENDOLICCHIO
LEONARDO MENDOLICCHIO

Auxologico alla serata speciale sui DCA in programma su Rai3

Fame d’amore in occasione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla

Sabato 13 marzo, in prima serata, verrà trasmessa da Rai3 una puntata speciale della docu-serie di successo “Fame d’amore” condotta da Francesca Fialdini in occasione della giornata nazionale del Fiocchetto Lilla dedicata ai disturbi alimentari. Alla trasmissione parteciperanno lo psichiatra e psicoanalista di Auxologico Leonardo Mendolicchio e ospiti del mondo dello spettacolo sensibili alla problematica dei DCA.

Siamo in emergenza da oltre un anno per il Covid. E questo ha avuto ripercussioni psicologiche pesanti su tutti noi. A maggior ragione le ricadute sono state drammatiche su tutte quelle problematiche sanitarie che già avevano componenti psicologiche. Tra queste, i disturbi del comportamento alimentare (DCA) che, secondo stime recenti, sono cresciuti del 30% tra la popolazione soprattutto giovanile. Una situazione tanto più seria quanto si consideri che i disturbi alimentari necessitano sovente di un’assistenza quotidiana da parte di équipe multidisciplinari specializzate e, a volte, anche di ricovero ospedaliero. I DCA sono un insieme di condizioni patologiche che possono comportare un grave rischio per la salute e  per ottenere un risultato terapeutico significativo è sicuramente decisivo intervenire tempestivamente presso centri specialistici di elevata esperienza.

L’Auxologico, istituto di ricerca e cura a carattere scientifico (Irccs) fa parte della rete nazionale dei centri di riferimento per la cura dei DCA riconosciuta dal Ministero della Salute e in quanto tale se ne occupa attivamente da decenni, sia in ambito clinico che di ricerca biomedica, presso le a sue sedi milanesi e piemontesi. Nell’ambito della problematica dei DCA è universalmente riconosciuta anche l’importanza fondamentale della comunicazione, tanto alle famiglie quanto presso gli istituti scolastici, e per questa ragione, Auxologico organizza da anni anche incontri pubblici per sensibilizzare tutti i soggetti che interagiscano con i ragazzi, in modo di potere riconoscere e cogliere tempestivamente i segni precoci di un possibile disturbo alimentare.

Nel solco di questa attività “didattica e preventiva” rispetto ai DCA, Auxologico ha colto con grande favore l’invito a partecipare alla serata speciale della docu-serie di successo “Fame d’amore” condotta da Francesca Fialdini in programma per sabato 13 marzo in prima serata su Rai3, quale anticipazione della giornata nazionale del “Fiocchetto Lilla” dedicata ai DCA che cade il 15 marzo. Nel corso della serata verrà trattato il tema dei DCA con la presenza del dott. Leonardo Mendolicchio, psichiatra e psicoanalista, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Riabilitazione DCA – Ospedale  San Giuseppe  di Piancavallo (Verbania), alcuni giovani pazienti che racconteranno la propria esperienza e ospiti del mondo dello spettacolo che hanno vissuto anch’essi, in prima persona, questo disturbo. Nel corso del programma di Rai3 è inoltre previsto un collegamento con la sede ospedaliera di Auxologico a Piancavallo.

Abbiamo rivolto alcune domande al dott. Leonardo Mendolicchio e al regista della serata speciale “Fame d’amore”, Andrea Casadio, già neuroscienziato collaboratore del premio Nobel per la medicina Eric Kandel alla Columbia University di New York e oggi giornalista e documentarista scientifico.

Dott. Mendolicchio, la giornata nazionale del Fiocchetto Lilla è l’occasione per tornare a parlare dei disturbi alimentari: quali sono le maggiori problematiche attuali a livello nazionale? Tutti possono accedere a centri specialistici e a cure adeguati?

La giornata del Fiocchetto Lilla permette all’opinione pubblica di riflettere su un tema per me molto importante, ovvero quello che riguarda una forma di sofferenza molto pericolosa, subdola, mortale, e che spesso viene vissuta in silenzio. Alcuni giorni fa ho visitato una donna di 53 anni che ha convissuto con la sua anoressia da quando ne aveva 16. Il vero scandalo di cui dobbiamo parlare il 15 marzo (ma non solo in quella data), è  proprio questo, ovvero delle vite trascorse accanto ad un DCA senza cure efficaci, senza centri specializzati, senza risorse dedicate ad un gruppo di malattie che si annida in tante storie di donne e uomini che da adolescenti incontrano questo disturbo.

Fino a qualche anno fa i disturbi dell’alimentazione erano classicamente l’anoressia e la bulimia: è ancora così? Cos’è cambiato?

Anoressia e bulimia sono la punta dell’iceberg, sotto il quale c’è il grande oceano delle dipendenze da cibo, dei comportamenti alimentari rigidi e stereotipati. Pensiamo all’ortoressia, ovvero l’ossessione per il cibo sano, e capiremo come l’universo dei DCA ha davvero molte sfaccettature. Oppure alle molte mura dove nascondersi, come quelle delle palestre dove molti giovani si ipnotizzano dietro al mito del corpo muscoloso sviluppando una malattia denominata vigoressia.

I DCA sono malattie complesse e sfaccettate richiedenti team di cura di alta specializzazione. Cosa possiamo dire in merito a quanti si propongono come singoli soggetti in grado di “risolvere” il problema di coloro che si rivolgono a loro?

Chi propone una cura per i DCA in tempi rapidi, con poche risorse oppure in modo solitario non propone una cura adeguata, bensì rischia di fare la figura di chi “vende pentole”. Sapendo che in Italia muoiono 3.000 persone l’anno per i DCA non è più tollerabile pensare ad ambulatori o strutture pubbliche che si reggono sulla passione dei medici tirocinanti oppure che accolgono i pazienti solo alcuni giorni a settimana. Se si vuole strappare di dosso ai ragazzi questa brutta malattia c’è bisogno di tempo, risorse e personale altamente qualificato.

Si può guarire da un DCA? 

Assolutamente sì, se curati in modo completo e per tempo, la prognosi è sempre favorevole. Il nemico numero uno è l’ignoranza del mondo sanitario e sociale che ancora negano o non capiscano tali disturbi. Anche l’Aids ha iniziato ad essere una malattia curabile quando abbiamo iniziato a divulgare una cultura sull’Hiv. Nei DCA manca totalmente la cultura della prevenzione. Nonostante ciò possiamo affermare che dall’anoressia e dalla bulimia si guarisce con buone cure e con una buona dose di pazienza.

Dott. Casadio,  lei è medico oltre che regista di documentari scientifici: qual è l’intento della trasmissione in prima serata di sabato 13 marzo sui disturbi alimentari, che anticipa la giornata nazionale del Fiocchetto Lilla?

 Il nostro intento primario è di informare e di lanciare un allarme. Partiamo dai numeri. In Italia 3 milioni di persone, soprattutto giovani, soffrono di anoressia, di bulimia o di disturbo di alimentazione incontrollata, i cosiddetti disturbi del comportamento alimentare. Su 100 adolescenti, più di 10 soffrono di disturbi alimentari. Nove su dieci sono donne. Ogni anno, le vittime sono state più di 3000, cioè ogni giorno 10 giovani muoiono. Tra i giovani, i disturbi del comportamento alimentare rappresentano la seconda causa più frequente di morte, dopo gli incidenti stradali. Ma 8 giovani su 10 guariscono. Se si considera anche l’obesità, circa il 20 per cento degli individui soffre di disturbi del comportamento alimentare.

Ecco, queste sono le cifre di una epidemia, di un enorme problema sociale che molti sottovalutano.

Poi naturalmente il nostro scopo è quello di raccontare le storie di questi ragazze e ragazzi che soffrono di questi disturbi e delle loro famiglie, perché anche se in genere solo una figlia o un figlio esprime il sintomo del disturbo alimentare, è la famiglia intera che si ammala.

Qual è il modo che ritiene più adeguato e corretto per trattare temi così complessi e delicati in tv?

Il modo più adeguato per trattare temi così complessi delicati è uno solo: lasciare raccontare la storia ai diretti protagonisti, cioè alle ragazze e ai ragazzi malati. Con enorme rispetto, attenzione e gratitudine: perché il lavoro vero lo fanno i ragazzi, voglio dire lo sforzo di mostrarsi e di raccontarsi è solo loro. Noi “autori” non abbiamo nessun merito. Noi potremmo e dovremmo scomparire. Questi ragazzi non hanno niente da nascondere, se mi permetti, dovrebbero essere fieri delle loro storie e del loro dolore – perché questi disturbi nascono spesso da un grande dolore – e non avere nessuna ritrosia a mostrarlo. Per me, questi ragazzi sono anime sensibili che, quasi fossero le prime le linee di un esercito in marcia, cadono sotto le frecce delle richieste della società, che chiede loro di essere belli e perfetti. Loro svelano lo scandalo, cadono per noi, e ci salvano.

 

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