Teatro dal vivo al carcere Rebibbia Femminile

Le Donne del Muro Alto (2)
Le Donne del Muro Alto (2)

Il teatro ritorna dal vivo nel carcere di Rebibbia Femminile
Quest’anno il progetto coinvolgerà anche le attrici con misure alternative alla detenzione e le ex detenute che hanno fatto parte della compagnia teatrale nata proprio a Rebibbia Femminile

Dopo gli incontri a distanza, ripartiti in presenza i laboratori teatrali del progetto “Le Donne Del Muro Alto”, il percorso di teatro sociale nel carcere di Rebibbia Femminile, realizzato dall’associazione culturale “Per Ananke”, finanziato da Officine di Teatro Sociale della Regione Lazio, con il contributo liberale della Banca D’Italia ed il sostegno dei fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. Ripreso anche il laboratorio di scrittura drammaturgica e formazione dello spettatore promosso da LazioEuropa.
“Il teatro è la chiave per aprire la porta delle emozioni. Senza teatro qui manca l’aria”. Con questa dichiarazione le attrici detenute nella casa circondariale di Rebibbia femminile hanno accolto il ritorno alle attività dopo la lunga pausa di questi mesi complessi. Le lezioni sono svolte nel pieno rispetto delle vigenti disposizioni per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, mantenendo la distanza di sicurezza e prevedendo l’uso di mascherine.
La novità di quest’anno è che i laboratori non si svolgeranno solo all’interno dell’istituto penitenziario ma coinvolgeranno anche le attrici con misure alternative alla detenzione, che avevano frequentato il corso teatrale in carcere, e le ex detenute che hanno fatto parte della compagnia teatrale nata proprio a Rebibbia femminile.
«Un nuovo lavoro – spiega Francesca Tricarico, regista e coordinatrice del progetto –che vuole accompagnare le nostre attrici nella delicata fase del rinserimento fuori le mura carcerarie, ma soprattutto continuare a far sentire la loro voce attraverso il teatro, protette dal racconto e dai grandi autori, affinché il ponte tra la società esterna e il carcere sia sempre più percorribile. Il teatro è una forma di consapevolezza di sé e dell’altro, della società, per chi lo pratica ma anche per chi lo osserva in qualità di spettatore. La forza, l’urgenza, la necessità delle nostre attrici in scena di raccontare, di emozionare ed emozionarsi dimostra che non esiste un noi ed un loro perché il carcere è parte della società. Il teatro è in grado di creare un incontro e confronto dentro e fuori le mura del carcere, per attori e spettatori».
Per il 2020, non sarà possibile mettere in scena gli spettacoli, ma tutto il lavoro svolto sarà racchiuso in due libri, in formato cartaceo e audio, scritti e recitati dalle allieve che hanno partecipato al progetto.

L’Associazione culturale “Per Ananke”
“Per Ananke”, attiva dal 2006 a Roma, e nella provincia a sud della Capitale, si occupa della diffusione della cultura teatrale ed artistica con particolare attenzione ai luoghi di disagio sociale. Dal 2010 si occupa di teatro e carcere, in collaborazione con enti pubblici e privati. Dal 2013 è impegnata nella realizzazione di laboratori teatrali nella Casa circondariale di Rebibbia Femminile. La conduzione dei laboratori teatrali e la regia degli spettacoli sono a cura di Francesca Tricarico.