Omaggio ad Ugo Tognazzi

Ugo_Tognazzi
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L’approfondimento del TG diretto da Clemente J. Mimun, in onda sabato 24 ottobre, in seconda serata, su Canale 5

«Ugo Tognazzi: che fenomeno!» è il titolo dello speciale TG5 in onda sabato 24 ottobre, in seconda serata, su Canale 5. A 30 anni dalla scomparsa del più trasgressivo dei Moschettieri della commedia italiana (Cremona, 23 marzo 1922; Roma, 27 ottobre 1990), il ritratto confezionato da Anna Praderio racconta un personaggio moderno, che ha anticipato i tempi e costantemente ricercato il nuovo. Un innamorato della vita in tutti i suoi aspetti.

Ugo Tognazzi: l’attore dei Mostri, della Grande abbuffata, della Tragedia di un uomo ridicolo, l’interprete del cinema di Ferreri, Monicelli, Scola, Bertolucci, Avati, Risi, Salce, il protagonista delle zingarate di Amici miei. Un uomo e un artista libero, ironico, divertente, che amava le donne, il cinema, la buona tavola, la cucina, la convivialità. Con gli amici riuniti nella case di Velletri e Torvaianica, tra gare sportive, tornei di tennis e lo Scolapasta d’Oro in palio. Con la famiglia allargata e i suoi quattro figli.

L’approfondimento del TG diretto da Clemente J. Mimun ricorda Tognazzi proprio con loro: Ricky, Thomas, Gianmarco, Maria Sole e con Simona Izzo, Alessandro Gassmann, Enrico Vanzina, Pupi Avati.

Gianmarco Tognazzi: «L’ugoismo era la natura di papà, la voglia di fare cose per sé stesso ma anche per gli altri. Ha trasformato una cantina in un’azienda agricola a scopo ugoistico. Per potere godere con gli amici dei suoi prodotti, del vino, per la convivialità. La tenuta era il suo sogno… era molto legato alla terra».

Maria Sole Tognazzi: «Quando siamo nati Gianmarco e io, mio padre e mia madre hanno messo su famiglia a Velletri. Erano un esempio di coppia moderna: vivevano insieme a Velletri, ma a Roma mantenevano case separate. Una forma moderna di libertà, che non ha a che fare con i tradimenti, ma con il rispetto dell’indipendenza. Una modernità voluta da mio padre, che ammiro molto».

Thomas Robsahm: «Andavo tutte le estati a Torvaianica e tutti i Natali a Velletri. Qui vivevo con Ricky, Gianmarco, Sole e Franca, tutti riuniti intorno a papà, che lavorava tanto, ma sapeva sempre radunare familiari e amici in casa intorno a lui. Aveva sempre ospiti… una famiglia ancora più allargata».

Simona Izzo: «Sapeva di essere un padre imperfetto, un marito imperfetto, un suocero imperfetto. Quando ci siamo conosciuti, mi disse: “Sei più vecchia e sei già stata sposata. Hai già un figlio. Non vai bene”. E poi: “Secondo me, tu vuoi prendere il mio posto nel suo cuore”. Gli ho risposto: “Nessuno ha la tua personalità e può sostituirti nel cuore di Ricky».

Enrico Vanzina: «Ugo lo ricordo benissimo. Faceva i film con papà: western comici, commedie… è stato il compagno della nostra infanzia. Ugo è insostituibile, perché è un attore diverso dagli altri. Unico. Tognazzi è Tognazzi».

Alessandro Gassmann: «C’era questa competizione con la famiglia Tognazzi… facevamo le vacanze insieme, vivevamo in case vicine, a Velletri, e mio padre non riusciva a capire perché tutti andavano più volentieri da Tognazzi invece che da Gassman… In realtà, da Tognazzi si dormiva bene e si mangiava veramente bene… grazie per tutte le prelibatezze che ci avete fatto assaggiare!».

Pupi Avati: «Ugo era molto generoso: venne a fare il film gratis… in percentuale… anche se io ero reduce da clamorosi insuccessi. Gli ero così riconoscente, che ad ogni ciak dicevo “grazie” anziché stop. Lui mi chiedeva: “ne facciamo un’altra?” E io: “grazie, grazie…”».

In chiusura, Ricky Tognazzi cita una poesia di Neruda per ricordare il papà: «Se muoio sopravvivimi e porta in eredità la mia allegria, vivi la mia assenza come se fosse una stanza trasparente in cui appendere i quadri all’aria, in modo che io ti possa vedere, e non deprimerti perché mi faresti morire un’altra volta».