Scuola, disabilità e autismo ai tempi del Covid-19

Lucia Azzolina, Ministra dell'Istruzione
Lucia Azzolina, Ministra dell’Istruzione

Scuola, disabilità, autismo – Lettera alla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina

Milano, 7 maggio 2020
ANGSA Lombardia (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici), attraverso il suo socio Andrea Buragina, padre di un ragazzo autistico, ha inviato oggi una seconda lettera – dopo quella al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte – alla Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, nella quale si esprime la preoccupazione delle famiglie con ragazzi autistici, rappresentate dall’Associazione ANGSA, per le tempistiche e le modalità della ripresa delle lezioni nella scuola italiana.
La lettera mette in evidenza come la decisione politica di continuare ad avere una parte preponderante della didattica «a distanza», oltre alle molte difficoltà di ordine pratico – solo il 30% della popolazione italiana dispone di connessione internet, abitazioni di ridotte dimensioni e sovrappopolate, relativa scarsità di tablet o Pc – comporti anche problemi di natura sociale e didattica. Come era già stato evidenziato nella precedente missiva al Presidente del Consiglio lo scorso 30 Aprile, “se, nel caso di ragazzi realmente abili, le lezioni a distanza solo in parte compensano la chiusura delle scuole, lo stesso non si può dire nel caso di soggetti autistici che sono abituati alla loro routine e che, essendo l’uno diverso dall’altro, necessitano di percorsi personalizzati. Una personalizzazione che già a scuola è difficile assicurare per via del taglio progressivo delle ore di sostegno (non vi è di fatto mai un rapporto 1:1), cosa che rende sostanzialmente impossibile la sua implementazione a distanza. A questo si aggiunge il fatto che a molti soggetti autistici non è proprio possibile erogare delle lezioni in remoto”.
“Nel periodo attuale, a scuole chiuse,” prosegue la lettera alla Ministra, “avrebbe, quindi, senso spingere sull’educazione domiciliare. Uso il condizionale in quanto, a causa della già citata allocazione parziale di risorse, poche scuole si sono mosse in maniera proattiva suggerendo ai propri utenti un servizio di questo tipo. Si tratta però di una soluzione che è già formalmente prevista nell’articolo 48 del decreto ‘Cura Italia’ del 17 marzo 2020, ma che di fatto è quasi impossibile implementare. Se guardiamo invece alla ripresa della scuola, che, secondo le ultime notizie, prevede una frequenza fisica solo parziale, avrebbe senso darne priorità agli alunni con disabilità (come peraltro suggerito anche dell’emendamento della Fish al Decreto Legge 22/20). Nel caso specifico di bambini e ragazzi autistici c’è infatti anche un tema di socialità/inclusività che solo la frequenza di persona garantirebbe”.

Ministro dell’istruzione Lucia Azzolina
Palazzo del Ministero della pubblica istruzione
viale Trastevere, 76/a
00153 Roma
Milano, 7 maggio 2020
Oggetto: SCUOLA, DISABILITÀ E AUTISMO AI TEMPI DEL COVID-19
Gentile Ministra dell’istruzione,
Le scrivo in qualità di cittadino, che ama profondamente il suo Paese, e al tempo stesso di genitore di un
ragazzo autistico, socio di Angsa Lombardia (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici).
Ho letto in questi giorni alcune sue dichiarazioni in merito alla riapertura delle scuole. Se guardiamo alla fluidità
delle stesse, si ha quasi l’impressione (probabilmente errata) che prendere una decisione piuttosto che un’altra
abbia impatti simili sulla vita dei diretti interessati (gli studenti), dei relativi genitori ed in ultima analisi
sull’economia del Paese.
Scopo della politica dovrebbe essere gestire al meglio dei ”trade off”, andare cioè ad individuare delle soluzioni
che garantiscano un giusto giusto compromesso, nel caso specifico fra salute, diritto allo studio e benessere
economico. Guardando anche a come altri paesi stanno approcciando la cosiddetta fase 2, sembra che ci sia
da parte del nostro Paese un approccio teoricamente troppo spostato sul tema della salute. Dico teoricamente
in quanto si stanno forse perdendo di vista quelle che potrebbero essere le ripercussioni di carattere
economico-sociale che sono poi strettamente connesse con la salute delle persone. Si stanno, se guardiamo
alla scuola, perdendo di vista quelle che presumibilmente saranno le ripercussioni sull’educazione dei nostri
figli.
Si parla ora di un rientro a scuola che avverrà solo in parte fisicamente. Continuerà ad avere una parte
preponderante l’educazione a distanza. Se ci riferiamo a minori ed in particolare a scuole primarie e secondarie,
le criticità sarebbero tante. Una parte importante della popolazione, stimata nell’intimo del 30%, non dispone,
infatti, di una connessione internet. Le sembrerà forse strano (questa è stata almeno la mia impressione
iniziale) ma per molti bambini il tablet è un oggetto del desiderio e tale rimarrà anche a causa delle ripercussioni
economiche che questa crisi avrà. Per altri ancora c’è un tema di appartamenti densamente popolati. Converrà
con me che due bambini in 40 mq, anche se provvisti di un tablet, avranno una certa difficoltà nella fruizione
di lezioni a distanza; e magari il genitore che sta con loro avrà qualche difficoltà nel suo smart working,
ammesso che abbia ancora un lavoro.
Se poi ci spostiamo nell’ambito della disabilità ed in particolare dell’autismo il discorso si complica
ulteriormente. Come evidenziato in una lettera inviata al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte in data 30
Aprile 2020, se, nel caso di ragazzi realmente abili, le lezioni a distanza solo in parte compensano la chiusura
delle scuole, lo stesso non si può dire nel caso di soggetti autistici che sono abituati alla loro routine e che,
essendo l’uno diverso dall’altro, necessitano di percorsi personalizzati. Una personalizzazione che già a scuola
è difficile assicurare per via del taglio progressivo delle ore di sostegno (non vi è di fatto mai un rapporto 1:1),
cosa che rende sostanzialmente impossibile la sua implementazione a distanza. A questo si aggiunge il fatto
che a molti soggetti autistici non è proprio possibile erogare delle lezioni in remoto.
Nel periodo attuale, a scuole chiuse, avrebbe avuto e avrebbe quindi senso spingere sull’educazione
domiciliare. Uso il condizionale in quanto, a causa della già citata allocazione parziale di risorse, poche scuole
si sono mosse in maniera proattiva suggerendo ai propri utenti un servizio di questo tipo. Si tratta però di una
soluzione che è già formalmente prevista nell’articolo 48 del decreto ‘Cura Italia’ del 17 marzo 2020 ma che di
fatto è quasi impossibile implementare.
Se guardiamo invece alla ripresa della scuola, che, secondo le ultime notizie, prevede una frequenza fisica solo
parziale, avrebbe senso darne priorità agli alunni con disabilità (come peraltro suggerito anche
dell’emendamento della Fish al Decreto Legge 22/20). Nel caso specifico di bambini e ragazzi autistici c’è infatti
anche un tema di socialità/inclusività che solo la frequenza di persona garantirebbe.
Segue in allegato la lettera di appoggio di Angsa Lombardia a cura della Presidentessa Anna Curtarelli Bovi.
Distinti saluti.
Andrea Buragina