Dal 25 settembre la rassegna “Nuovi incroci 2″ all’Out Off

"Contro il progresso"_Nuovi incroci
“Contro il progresso”_Nuovi incroci

Dal 25 al 29 settembre 2019 torna al Teatro Out Off la seconda edizione di Nuovi Incroci, una rassegna di tre spettacoli basati sui testi di autori contemporanei stranieri, messi in scena dai giovani registi della Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi con attori professionisti.
La seconda edizione della rassegna Nuovi Incroci si avvale anche della collaborazione con PAV, progetto Fabulamundi, vincitore del bando Europa Creativa che promuove la nuova drammaturgia europea. I tre testi dei quali le traduzioni sono state curate da Fabulamundi sono messi in scena dagli allievi registi della CS di Teatro Paolo Grassi e allestiti per la prima volta in Italia.
Contro il progresso di Esteve Soler (Spagna) – regia di Emmanuele Giorgetti, tutor Claudio Autelli; Spread Milky Way di David Kostak (Cechia) – regia di Giacomo Nappini, tutor Sofia Pelczer; I Regret Nothing di Csaba Szekely (Romania) – regia di Andrea Piazza, tutor Sabrina Sinatti.

25 settembre
CONTRO IL PROGRESSO
di Esteve Soler (Spagna)
regia di Emanuele Giorgetti
con Letizia Bravi, Marco Cacciola, Riccardo Vicardi
tutor di regia Claudio Autelli
scene Pio Manzotti, Mattia Franco, Alice Capoani
sound design Hubert Westkemper
light design Daniela Bestetti con Paolo Latini e Simona Ornaghi
costumi Enza Bianchini e Michela Tarallo con Nunzia Lazzaro
video Fabio Brusadin, Emanuele Giorgetti
grafica Sara Frigerio

Dopo lo spettacolo (durata 50 minuti) incontro con l’autore Esteve Soler

Contro il Progresso, testo di Esteve Soler costituito da 7 frammenti – è uno specchio che deforma la realtà, che la esagera e la ridicolizza, per sussurrarci che in fin dei conti siamo tutti schiavi delle promesse del progresso.
«Il progresso, un tempo la manifestazione più estrema dell’ottimismo radicale e promessa di felicità universalmente condivisa e duratura, si è spostato all’altra estremità dell’asse delle aspettative, connotata da distopia e fatalismo: adesso progresso sta ad indicare la minaccia di un cambiamento inesorabile e ineludibile che invece di promettere pace e sollievo non preannuncia altro che crisi e affanni continui, senza un attimo di tregua.» Zygmunt Bauman
Contro il Progresso è uno studio volto a mettere in luce gli aspetti negativi del progresso, quali l’assuefazione delle masse, l’azzeramento del pensiero individuale e l’incremento di paure collettive. Tutto ruota attorno alla spersonalizzazione dell’uomo contemporaneo e alla sua sempre crescente mancanza di empatia autentica.
Ulteriore focus del lavoro è sottolineare gli aspetti distopici e inquietanti delle situazioni messe in scena. Ciò che potrebbe essere apparentemente comico, viene indagato più a fondo e restituito alla sua dimensione grottesca e spaventosa.
Attraverso l’utilizzo di azioni metaforiche spesso portate all’estremo, viene messa in discussione l’abitudine a rinchiudersi nella propria comfort zone e divenirne schiavi, precludendosi così la possibilità di aspirare a qualcosa di superiore, la possibilità di impegnarsi in un progetto, di porsi domande per le quali cercare risposte.
Se nella società del progresso – nella quale tutto è pura forma priva di contenuto – l’uomo è svuotato dall’empatia, cosa gli rimane dell’essere davvero umano?

Emanuele Giorgetti

27 settembre
MILKYWAY
di David Košťák (Repubblica Ceca)
Traduzione Fabulamundi a cura di Eleonora Bentivogli
Regia di Giacomo Nappini
Con Monica Bonomi e Edoardo Barbone
Tutor Sofia Pelczer
sound design Hubert Westkemper
light design Daniela Bestetti
luci Paolo Latini, Simona Ornaghi
scene Roberto Pio Manzotti, Alice Capoani, Mattia Franco, Ryan Contratista, Riccardo Longo
costumi Enza Bianchini, Nunzia Lazzaro, Leonardo Locchi
Video Fabio Brusadin
foto di Marina Alessi
un progetto in collaborazione con PAV – Fabulamundi Playwriting Europe: Beyond Borders

Note di regia

“È il tempo che hai dedicato alla tua Rosa che ha reso la tua rosa così importante. Addomesticare significa creare dei legami, e tu sei responsabile per sempre di ciò che hai addomesticato.”

Il Piccolo Principe, A. Saint Exupery

Ho scelto Milkyway di David Košťák, tra i 6 testi proposti da Fabulamundi Playwright, per un’immediata affinità elettiva: l’autore compie un volo verticale tra fiaba, poesia ed elementi tragici che hanno permesso al mio immaginario di esplorare il linguaggio metaforico, che da sempre mi interessa, in questa drammaturgia del tempo frammentata con diversi piani di realtà.
I due personaggi sono, a loro modo, archetipi. Un padre che parte per lo Spazio abbandonando sua figlia ci ricorda Ulisse che lascia Telemaco o, come citato nel testo, il Piccolo Principe che abbandona la sua Rosa o Peter Pan che fugge verso la sua Isola che Non C’è. Una figlia che resta ad aspettare il ritorno del padre e guarda il cielo, contempla sognando il ritorno di un eroe che altro non è che un naufrago dilaniato dalla polvere delle stelle che lo hanno reso immortale e solo.
Sulla base del “Paradosso dei gemelli”, trattato da A. Einstein, per lui sono trascorsi 5 anni nello Spazio, mentre per lei 50 anni terrestri. Riusciranno a riconoscersi e ad addomesticarsi? Klara nasconde un tragico segreto: Il Tic Tac del Coccodrillo scorre rapidamente per lei, stretta nelle fauci della malattia.
Il tempo è il grande protagonista di Milkyway, la dimensione che sfugge dalle dita: non ho tempo è una frase cifra dei nostri giorni, dobbiamo guadagnarlo, rincorrerlo, recuperarlo e questo genera angoscia. Finché non si impara a dare senso al tempo, ad abitarlo, a fare esperienza della durata:
“Essere presenza presente per l’altro significa farsi presenza animata da un desiderio. Ulisse rinuncia al sogno dell’immortalità per il volto di suo figlio, mostra che l’eterno è nel mondo, è qui, è nel legame con chi amiamo.”

Massimo Recalcati

Ciò che ci illumina non è sopra di noi ma dentro le nostre vite, le persone che amiamo sono Stelle Cadenti che lasciano a noi un’eredità incandescente: la loro testimonianza.

Giacomo Nappini

29 settembre
NON RIMPIANGO NULLA
di Csaba Székely (Romania)
regia e scene Andrea Piazza
interpreti Giovanni Battaglia, Michele Bottini, Maria Caggianelli Villani
tutor Sabrina Sinatti traduzione Sofia Pelczer
suono Hubert Westkemper
luci Daniela Bestetti con Paolo Latini, Simona Ornaghi
scene Roberto Pio Manzotti, Alice Capoani, Mattia Franco
costumi Enza Bianchini, Nunzia Lazzaro
collaborazione video Fabio Brusadin
si ringraziano Michele Corizzato (grafica tela), Fabrizio Calfapietra, Lucrezia Mascellino, Marco Trotta (voci)
un progetto in collaborazione con PAV – Fabulamundi Playwriting Europe Beyond Borders

“Così continuiamo a remare, barche controcorrente, risospinti senza posa nel passato”

Francis Scott Fitzgerald, IL GRANDE GATSBY

Un monolocale in un palazzone popolare di periferia. Nessuno dei vicini sa che Dominic Kormos, il pensionato misantropo, è stato un torturatore professionista della polizia segreta rumena sotto Ceausescu. Ritiratosi a vita privata lontano dalla capitale, per le atrocità commesse non prova alcun rimorso: si è comportato da eroe, per costruire una società più giusta, per tutti. Ma il passato che Dominic credeva di essersi lasciato alle spalle torna a bussare alla sua porta: è Alex Dima, suo ex sottoposto, oggi attivo nei servizi segreti della Romania democratica, venuto a chiedergli di tornare ad usare le sue abilità di torturatore. Il rifiuto di Dominic è netto, ma l’incontro con la piccola Liza che vive al piano di sopra cambia totalmente le carte in tavola.
Non rimpiango nulla è un ingranaggio perfetto che ci costringe a guardare in faccia la realtà delle relazioni umane e dei meccanismi politici. Duro, struggente e commovente, ci parla di passato e di violenza riuscendo nel contempo a suscitare un sorriso con leggerezza.
Tre personaggi sempre in scena, Liza, Dominic e Alex, come simboli di presente, passato e futuro, di chi vive, fugge e insegue il tempo. E la vicenda, ambientata nella Romania contemporanea, che non si fa mai documento storico, ma si libera del peso della cronaca per svelarsi in una acuta riflessione sull’uomo e sulla democrazia di ogni tempo e di ogni luogo.
Con una lucidità disarmante, condita da tenerezza e sarcasmo, Non rimpiango nulla mette sotto la lente d’ingrandimento la violenza che dorme in ogni uomo e che si nasconde dietro ciascuna etichetta politica anche democratica. È la violenza che si cela anche in noi spettatori, nella fame voyeuristica di dettagli macabri che ci prende di fronte alle notizie e alle immagini di cui ci nutriamo ogni giorno.
E di fronte alla scrittura di Székely la capacità di giudizio di tutti noi, spie spiate, diventa impossibile: non c’è un bianco e un nero, non c’è salvezza o condanna. Siamo barche controcorrente, che remano ma rimangono ferme, in una realtà che si rivela essere un monocromo dalle infinite e impercettibili variazioni di colore.

Prenotel 0234532140 lunedì ore 10 > 18 e martedì > venerdì ore 10 > 20;
Ritiro biglietti Uffici via Principe Eugenio 22. Lunedì > venerdì ore 11 > 13;
Botteghino del teatro, via Mac Mahon, un’ora prima degli spettacoli
BIGLIETTI: Intero €10,00; Riduzioni: 5.00€
Orari spettacoli ore 20.00
Trasporti pubblici Metro 5 fermata Cenisio, tram 12-14; bus 78 – Accesso disabili con aiuto

Teatro Out Off, via Mac Mahon, 16 Milano
info@teatrooutoff.it www.teatrooutoff.it
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