Norden – seconda parte –

Ad incrementare l’interazione tra teologia e letteratura contribuì la frequentazione, da parte del giovane filologo, della Scuola di storia delle religioni di Gottinga, dove i vari esponenti “si applicavano in particolare a definire i rapporti tra l’ellenismo e il sincretismo orientale con l’obiettivo dichiarato di risolvere il problema dei problemi: le origini del cristianesimo (e dello gnosticismo, concepito essenzialmente come una Weltreligion precristiana), del suo fulcro (il Salvatore), e dei suoi motivi più caratteristici”.

In questa ardua impresa essi non tralasciarono i filosofi della religione del calibro di Herder e Schleiermacher, nè i filologi tardorinascimentali del calibro di Wettstein, né le lingue e le civiltà orientali che racchiudevano in sé una grande mole di spunti e stimoli.

Fedele all’ottica interdisciplinare e pluridisciplinare ereditata dai suoi maestri, Norden con un lavoro pubblicato nel 1924 contribuì a “far luce sul motivo del Redentore”, dandone, sulla falsariga della quarta egloga virgiliana, una interpretazione sia allegorica che tipologica. L’influsso della scuola di storia delle religioni fu determinante per il giovane Norden, il quale, accostandosi al testo di Atti, fa un esame del discorso di Paolo sull’areopago, analizzandone la struttura, lo stile e il significato, studiando al contempo “gli stilemi delle preghiere e di altri generi del discorso religioso antico e cristiano, tra cui spicca la forma dell’inno”.

Se da una parte in questo saggio, prosegue la curatrice, si denota il senso religioso dell’autore, dall’altro, proprio perché fortemente ancorato alla suddetta scuola e al suo peculiare approccio ai testi, Norden non viene intrappolato nel “dogmatismo o nell’apologetica di anguste vedute, o nel bigottismo”, anzi segue gli sviluppi di alcune forme espressive – presenti in tutte le popolazioni del bacino mediterraneo – e ricrea, sulle tracce di un ipotetico schema di predicazione missionaria tardo-ellenistica, quel quadro di un mondo smarrito ed alla ricerca del divino, che un altro grande critico E.R. DODDS, avrebbe, cinquant’anni più tardi, definito con la suggestiva immagine di «epoca d’angoscia».

 I prodromi della nascita di un lavoro binario, dove le istanze di conversione vanno di pari passo col sincretistico amalgamarsi di riti e di forme di culto, si hanno col presente saggio del Norden, dove in nuce si respira ciò che 50 anni più tardi Dodds dirà nel suo saggio intitolato Epoca di angoscia. Nel crogiuolo delle culture, che servirono al cristianesimo da trampolino di lancio, non è da dimenticare l’ellenismo che, insieme al mondo orientale e romano, aveva permesso la nascita del cristianesimo, un tipo di religiosità nuova rispetto alle ancestrali.

Sotto questo profilo il cristianesimo poggia su due colonne, l’Oriente da una parte e la Grecia dall’altra: “Chi dunque, in un simile tipo di indagine, situa il suo angolo prospettico solo sulla Grecia necessariamente riceve un’immagine falsata”. Per essere più chiari si trattò più di una orientalizzazione del mondo ellenico che di una ellenizzazione del mondo orientale, perché dalla battaglia tra la nuova e l’antica religione, l’oriente si impose alla fine come il vincitore. Esso fu acquisito già in questi iniziali rapporti di mescolanza dell’ellenismo, dove l’elemento orientale era quello determinante.

Da questo fatto si originò, all’interno della cultura classica, una nuova sensibilità religiosa fortemente sincretistica: “Furono ad esempio recepiti con nuovo interesse spunti provenienti dalle varie civiltà orientali, nella convinzione che esse possedessero un intrinseco valore, garantito dalla loro antichità e dal loro esotismo”. Anche la stessa presenza del cristianesimo fu avvertita dalla cultura greco-romana come un elemento “dirompente”, in quanto rappresentò una delle “forze distruttive dell’Impero romano e della civiltà antica nel suo complesso”.  Nel solco di questa nuova sensibilità religiosa si pone l’opera del Norden, il quale “oltrepassò dunque i confini delle letterature classiche in senso stretto, in quanto muoveva dalla esegesi di un passo centrale e controverso degli Atti degli Apostoli, cioè il noto discorso della predicazione ateniese di San Paolo”. Ma sarebbe altresì riduttivo pensare che tale opera fosse solamente una sorta di esegesi al passo evangelico di At 17,22, perchè l’autore con metodo analitico indaga il fatto “religioso” rivolgendo una profonda attenzione al mondo classico, greco e latino, a quello orientale, fino ad arrivare al misticismo di Dionigi l’areopagita, senza escludere il contesto letterario della lingua latina, più precisamente quello che include i carmina prelettari fino alla enciclopedia di Marziano Capella.