Secondo viaggio missonario di Paolo

Secondo viaggio missonario di Paolo

di Cinzia Randazzo

In questo contributo passiamo a presentare le principali vicende attinenti al secondo viaggio missionario di Paolo.

Sempre con quella approssimazione più volte ricordata, il secondo viaggio di Paolo si colloca a cavallo degli anni 49-50 d.C., ciò ritenendo la fase del concilio di Gerusalemme una appendice al primo. Paolo, separatosi da Barnaba tornato a Cipro, prese con sè Sila e partì da Antiochia. Lo troviamo nella Siria, nella Cilicia, nella Licaonia, nella Frigia, nella regione galatica ed infine a Troade. Da Troade si spinse poi nel continente europeo a Filippi, a Tessalonica, ad Atene e a Corinto dove conobbe un giudeo, Aquila e la moglie Priscilla, venuti a Corinto da Roma, quasi sicuramente intorno agli anni 50-51 d.C., in conseguenza di un editto dell’imperatore Claudio che imponeva ai giudei di lasciare la capitale.

A Corinto Paolo si incontrò anche con il proconsole Lucio Giunio Gallone, fratello del filosofo Seneca, governatore della regione, presso il cui tribunale era stato accusato dagli ebrei. Il governatore non accolse le accuse, anzi, nella circostanza, ebbe a dimostrare stima ed amicizia per Paolo. Dopo l’incontro con il proconsole, Paolo restò ancora per un po’ di tempo a Corinto. Da qui si trasferì poi ad Efeso. Da questa città, infine, facendo porto e tappa a Cesarea marittima ed una visita a Gerusalemme, rientrò in Antiochia.

Durante questo viaggio, passando per Listra, Paolo ebbe modo di incontrare nuovamente il giovane Timoteo, divenuto membro attivo della comunità locale che si era ivi formata: “A lui rendevano testimonianza i fratelli in Listra ed Iconio” (Atti 16,2). A Listra i missionari divennero tre, poichè, a Paolo e Sila, si aggiunse Timoteo.

A Filippi Paolo fu tratto in carcere e processato in conseguenza di una sollevazione popolare, astutamente suscitata da gruppi interessati a difendere interessi di lucro che nulla avevano a che fare con la fede cristiana predicata. Paolo, nella circostanza, venne sottoposto alla fustigazione. Gli arconti, magistrati che lo avevano giudicato e fatto fustigare, quando però vennero a sapere che si trattava di un cittadino romano, presi dalla paura di essere perseguiti da Roma, lo liberarono con tanto di scuse.

Sempre durante lo stesso viaggio, in Atene, all’areopago, Paolo ebbe occasione di parlare agli ateniesi. Consapevole del livello e dei contenuti culturali con i quali doveva confrontarsi, facendo leva sulle sue possibilità duttili di approccio, saltando a piè pari la concettualità politeista, divenuta ormai più formale che sostanziale, incuneandosi nel filone filosofico e neoteologico orientato verso il monoteismo, si appellò al “Dio ignoto”, al quale, come lui stesso aveva visto, era stato eretto un altare ( Atti 17,22-31 )

Da quanto ci è dato sapere, sembra che nella circostanza Paolo non abbia tratto molto. Al margine però di tanto scetticismo, manifestato dalla maggioranza degli uditori, è da dire che una piccola frangia, chiuso il confronto, lo seguì chiedendo di conoscere ancora meglio e di più sulla dottrina predicata. Conoscendo Paolo è da pensare che certamente ne rimase soddisfatto.