Regia di Clint Eastwood
Con Leonardo di Caprio, Naomi Watts, Armie Hammer, Judi Dench, Josh Hamilton, Geoff Pierson, Ken Howard, Dermot Mulroney, Josh Lucas
Drammatico, USA
30 maggio 2012, di Elisa Zini – Film autobiografico quello di Clint Eastwood che porta sul grande schermo la vita di un uomo che ha caratterizzato, per quasi 50 anni, gli Stati Uniti d’America.
Durante la sua vita, J. Edgar Hoover è diventato uno degli uomini più potenti di tutti gli Stati Uniti. A capo del Federal Bureau of Investigation (FBI) fino alla data della sua morte nel 1972, J. Edgar ha lottato una vita intera per combattere contro ogni forma sovversiva in grado di minare la libera società americana. Lotta spietata contro il comunismo, contro ogni forma di illegalità, con ogni mezzo a disposizione. Hoover, rimasto in carica mentre ben 8 Presidenti si sono susseguiti alla Casa Bianca, ha combattuto infrangendo regole, usando metodi spietati, giustificando azioni a protezione dei cittadini americani, diventano uno degli uomini più temuti degli Stati Uniti. Una grande capacità e una grande autorità conquistata con il tempo, con una profonda e degente dedizione al lavoro.
Con “J. Edgar” Eastwood decide di raccontare una storia biografica, quella lasciata dallo stesso Hoover in una autobiografia dettata a un giornalista, capace di ripercorrere le principali fasi dell’ascesa di un grande personaggio: dalla sua entrata nel FBI poco più che ventenne, alle scelte coraggiose e innovative che portarono alla costituzione di un sistema federale di raccolta dati, alla direzione del Federal Bureau nel 1924, alla caccia ai grandi gangster compresi i rapitori del figlio di Lindberg. Continui flash back tra il J. Edgar ventenne e quello ottantenne. Un film cupo, claustrofobico, livido. La sceneggiatura di Dustin Lance Black mette in luce solo una parte degli aspetti criticabili e molto discussi della vita di Hoover: affronta i suoi rapporti con le donne e sfiora la presunta omosessualità sorvolando su altri temi importanti. Temi che avrebbero dato un’idea di quella politica che vendeva a caro prezzo la realizzazione della propria democrazia. Quella politica che in nome della democrazia permetteva un uso scorretto e senza controllo di tutte le informazioni riguardanti i cittadini e gli avversari politici americani.




