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domenica, Giugno 7, 2026

nuovo Museo delle Palafitte di Fiavé

Il 14 aprile apre i battenti il nuovo Museo delle Palafitte di Fiavé, alle spalle del Garda, non lontano dal biotopo del lago di Carera dove si scorgono ancora i pali originali delle primordiali abitazioni sull’acqua. Un “atto dovuto” per un monumento di straordinaria importanza, entrato con gli altri siti palafitticoli del Trentino nella Lista del Patrimonio dell’Umanità stilata dall’Unesco.

Studiosi e studenti, appassionati di archeologia, qualche curioso e i visitatori del biotopo alle porte di Fiavé, pittoresco borgo alle spalle del Lago di Garda. Fin qui non erano in molti a conoscere lo straordinario tesoro “segreto” nascosto tra le canne e la vegetazione di quel che resta del lago Carera, oasi naturale non lontana dalle Terme di Comano. Ora questo capitolo di storia del Trentino, che è poi la storia di tutti noi non sarà più un affare di pochi, ma patrimonio davvero di tutti. Il prossimo 14 aprile si inaugura infatti, nel cuore dell’abitato di Fiavé, il Museo delle Palafitte. Un “atto dovuto” alla straordinarietà di questo monumento –entrato doverosamente con gli altri siti palafitticoli del Trentino nella Lista del Patrimonio dell’Umanità stilata dall’Unesco- ma anche alla conoscenza comune e alla cultura di tutti.
Qui sono finalmente raccolti, organizzati, interpretati e raccontati con linguaggio accessibile a tutti i segreti di un tempo lontanissimo, che i pali originali tuttora affioranti dalle acque dell’ex lago Carera, pur nella loro eccezionalità- riescono a raccontare solo a chi ha conoscenze profonde o una fervida fantasia…

Un museo di case
Là dove fino a cinquant’anni fa era il Lago Carera, poi scomparso per intorbamento, la bellissima Torbiera di Fiavé è un gioiello di storia e natura al tempo stesso. Splendido museo sotto il cielo, custodisce i resti di più villaggi palafitticoli databili dal 2300 al 1200 a.C. I reperti rinvenuti e gli studi fin qui effettuati hanno permesso di delineare il profilo della tribù insediatasi sul lago: economicamente autosufficiente, piuttosto benestante, culturalmente vivace. Il sito palafitticolo, imponente, presenta un numero altissimo di resti di pali di pino, larice e abete ricavati dai boschi che fiancheggiavano il lago. Nonostante la corrosione degli agenti atmosferici, in alcuni si riconoscono ancora insellature e incavi ricavati con l’ascia. Su queste erano incastrati altri travi, a formare il pavimento delle abitazioni sovrastanti. In realtà l’area, ancora da scandagliare a fondo, nasconde molte più testimonianze dell’era preistorica e si sono trovate tracce di ulteriori insediamenti, precedenti e posteriori a quello palafitticolo, sull’isoletta del lago Carera. Questo complesso abitativo su terraferma aveva però un prolungamento sull’acqua. Spessi accumuli di rifiuti, formati da resti di cibi e suppellettili varie, rinvenuti ai piedi dell’abitato e tra i pali hanno permesso di ricostruire abitudini e usanze di queste antiche genti. Certo è che vivevano di agricoltura, allevamento, raccolta di frutti selvatici e, seppure in misura minima, di caccia. Attrezzi di lavoro e suppellettili di uso quotidiano erano ottenuti per lo più dal legno e, grazie alla torba, ne sono giunti interessanti esempi fino a noi. Tra le altre attività documentate, la lavorazione di bronzo e terracotta, la concia delle pelli, la filatura e la tessitura.

Una casa per il museo
Oggi tutto questo -reperti, ricostruzioni e risultati di lunghi studi- ha una casa. E’ Casa Carli, nel centro di Fiavé, sapientemente ristrutturata appositamente per accogliere il nuovo Museo delle Palafitte. Il museo, curato dalla Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento, racconta le vicende dei diversi abitati palafitticoli succedutisi lungo le sponde del lago Carera, tra tardo Neolitico ed età del Bronzo. Rende conto degli scavi, che hanno portato alla luce resti di capanne costruite sulla sponda lacustre (3800-3600 a.C.), ma anche secondo il classico modello della palafitta in elevato sull’acqua (1800-1500 a.C. circa). Testimonia dell’evoluzione di questa tipologia nelle capanne su pali ancorati a una complessa struttura a reticolo adagiata lungo la sponda e sul fondo del lago (1500-1300 a.C.) e del trasferimento, negli ultimi secoli del II millennio a.C., dell’abitato sul vicino Dos Gustinaci con abitazioni dalle fondazioni in pietra.
Il museo espone una selezione di reperti straordinari come vasi in ceramica e monili in bronzo ma anche in ambra baltica e oro, rarissimi all’epoca. Unica in Europa, poi, la collezione di circa 300 esemplari oggetti in legno: stoviglie, utensili da cucina e strumenti da lavoro come secchi, mazze, falcetti, trapani, oltre a un arco e alcune frecce. Le particolari condizioni ambientali dei depositi lacustri hanno restituito persino derrate alimentari come spighe di grano, corniole, nocciole, mele, pere. Un intero piano del museo è dedicato alla ricostruzione della vita quotidiana al tempo delle palafitte, grazie a un grande plastico di quello che è stato battezzato il villaggio “Fiavé 6” e grazie a diverse ambientazioni che raccontano il lavoro di contadini e pastori, la vita attorno al focolare domestico, la cucina, la moda, i segreti dei metallurghi e cacciatori. Una sezione del museo è dedicata infine all’unicità del biotopo Fiavé-Carera, riserva naturale provinciale e sito di importanza comunitaria. Questa area protetta è infatti una delle torbiere più estese del Trentino, ricca di vegetazione, luogo di riproduzione di molte specie di rettili e anfibi e punto di sosta per uccelli migratori.

Museo delle Palafitte di Fiavé
Fiavé (Trento), via 3 Novembre
Provincia autonoma di Trento
Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici
tel. 0461 492161 , e-mail: sopr.librariarchivisticiarcheologici@provincia.tn.it

Per informazioni: APT Terme di Comano-Dolomiti di Brenta, tel. 0465.702626, fax 0465.702281, www.visitAcomano.it e info@visitAcomano.it

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Davide Falco

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