La modestia

Fotografia: La Selva

Il 2012 al Piccolo si apre con il primo dei tre attesissimi appuntamenti con Luca Ronconi: dal 10 gennaio al 5 febbraio va in scena al Grassi di via Rovello La modestia di Rafael Spregelburd, al quale seguiranno in febbraio Nora alla prova e, in prima nazionale, Santa Giovanna dei macelli  da Brecht, produzioner di punta della Stagione 2011-2012 del Piccolo .

La modestia, coprodotto da Piccolo Teatro, Fondazione Festival dei Due Mondi di Spoleto, Associazione Mittelfest  di Cividale su progetto di Santacristina Centro Teatrale, arriva a Milano dopo il felice esordio a Spoleto e a Cividale.

Spregelburd, drammaturgo, regista, attore, traduttore nato nel 1970, è una delle figure più rilevanti e influenti della scena argentina contemporanea, appartenente alla generazione della post-dittatura. Ispirandosi alla pittura grottesca e visionaria della celebre tavola di Hieronymus Bosch, Spregelburd ha raccolto sotto il titolo di Eptalogia sette opere brevi che rappresentano la dissoluzione della morale moderna, così come il quadro di Bosch fotografava la dissoluzione della morale medievale alle soglie di un ancora non definito Umanesimo.

I titoli di questi testi designano i sette peccati contemporanei, con una corrispondenza interna, spesso ludica e ghignante, ai peccati tradizionali: L’inappetenza (Lussuria); La stravaganza (Invidia); La modestia (Superbia); La stupidità (Avarizia); Il panico (Accidia); La paranoia (Gola); La cocciutaggine (Ira).

Più che di una sostituzione o trasformazione, sembra trattarsi di una sommatoria, nell’ottica della fusione di spazio e tempo contenuta nella lettura dell’universo propria della teoria della complessità, cui Spregelburd fa amplissimo riferimento: ereditiamo i sette del passato e ne generiamo sette nuovi.

L’interesse di Ronconi si concentra su La modestia. “La commedia”, spiega il regista “è enigmatica o ironica, a seconda dell’occhio con cui lo spettatore sceglie di vederla. Spregelburd prevede quattro attori, due coppie, per otto personaggi. La vicenda, una storia di equivoci e di espedienti, si svolge in un unico spazio, che indica due luoghi – e di conseguenza due tempi – diversissimi e lontani: Buenos Aires ai nostri giorni, forse un paese dei Balcani in un tempo passato”.

“Colpisce”, aggiunge Ronconi, “la sensazione di spaesamento che pervade i personaggi: nessuno si sente mai a casa propria, né in senso logistico, né in senso identitario. Il teatro di Spregelburd fa pensare a un certo cinema che abbiamo conosciuto e apprezzato grazie a registi e sceneggiatori come Alessandro Gonzales Iñarritu e Guillermo Arriaga, autori di film come Babel o 21 grammi. Una cifra tipicamente sudamericana ma che ci è divenuta familiare e che viviamo come profondamente contemporanea”.

Il cast della Modestia vede la partecipazione di quattro interpreti d’eccezione del teatro italiano: Paolo Pierobon, Maria Paiato, Fausto Russo Alesi e Francesca Ciocchetti, guidati dalla regia di Ronconi attraverso il molteplice cambio di ruolo e personaggio, e nell’alternanza tra le due diverse situazioni sceniche evocate nel testo di Spregelburd. Occasione straordinaria per gli attori che debbono affrontare personaggi e mondi differenti, non solo interpretandoli, ma vivendo “uno spiazzamento” che li rimette continuamente in discussione, di fatto entrando nel racconto di Spregelburg come ulteriore segno della nostra crisi.

Spregelburd così spiega La modestia: “Come in ogni processo creativo, in quest’opera c’è la volontà di tradurre un contenuto in una forma, e tradurre significa sempre traslare qualcosa che si esprime in un linguaggio in un altro differente. La traduzione implica una serie di compromessi tecnici. In  La modestia vi sono poche certezze. Io e gli attori abbiamo trattato i protagonisti di questa storia con una pietà inconsueta. E, malgrado ciò, nonostante tutti abbraccino il Bene come fine, niente potrebbe andargli peggio. Siamo anche di fronte a una “commedia degli equivoci”, nel senso più grossolano del termine e, allo stesso tempo, di fronte a un’opera sulla dialettica, sui confini e l’incertezza del Male”.

“Mi piace anche pensare”, aggiunge Spregelburd, “che parli della sospensione della nostalgia. Della sete di cambiamento, che nasce dalla sospensione della nostalgia. E della modestia, naturalmente. La modestia come peccato. Il piacere superbo e colpevole, che nasce dal gesto disperato di cercare di essere un po’ meno di ciò che si è, con l’obiettivo segreto, a volte, di pagare in comode rate questo dubbio infinito”.